Ultimo aggiornamento: 13 Maggio 2026

Gen. B.A. Vittorio Zardo, ex – Comandante delle Frecce Tricolori nel 1973 – 74, è deceduto lo scorso 18 settembre.

Era arrivato alle Frecce Tricolori il 21 settembre 1966, debuttando nella PAN il 30 aprile dell’anno successivo in occasione del 40° raduno degli Alpini ed il gemellaggio con l’Aeronautica tenutosi all’aeroporto di San Giuseppe a Treviso. In quel frangente, Renato Rocchi ricorda che “… appena entrato nel raccordo di rullaggio, alzato il tettuccio su ordine del “leader”, Zardo recuperava la penna che portava sempre con sé, per scaramanzia, e la assicurò sul casco – lato sinistro – per essere visto, guardato e considerato. Lo “speaker” pensò al resto, presentando il Cap. Pilota Vittorio Zardo alle autorità e al pubblico quale era: un passionario, ex Tenente degli Alpini – Specialità Artiglieria di Montagna”.

Prima di entrare in Aeronautica infatti, il vicentino Zardo (nato a Bolzano Vicentino nel 1939), non ancora maggiorenne, era entrato nel corpo degli Alpini divenendone ufficiale per poi passare in Accademia Aeronautica, corso Sparviero II°. Dal 51a Aerobrigata di Istrana, era stato poi trasferito alle Frecce Tricolori all’epoca guidato da Vittorio Cumin. Insieme a lui erano arrivati il Ten. Valentino Jansa, il S. Ten Alessandro Pettarin e il Serg. Magg. Massimo Montanari. Lo si può vedere ritratto per la prima volta insieme ai suoi colleghi, in una foto del 19 ottobre 1966, scattata in occasione della visita a Rivolto del Presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat.

In quello stesso anno si sposa con Giovanna Brazzale da cui avrà due figli: Elisa e Albert.

Dopo l’addestramento, Zardo entrava in formazione nel 1967 come gregario sinistro (Pony 7), “pilota con l’anima, il cuore, ma anche la testa dura dell’alpino” (così lo definisce Rocchi). Nella tuta da volo ci sarà sempre la penna d’alpino che mette sul casco quando va in volo.

Nel 1970, Vittorio dava gli ultimi esami e si laureava a Padova in ingegneria edile a cui seguono i festeggiamenti nell’osteria da Nino in località Bertiolo. Il goliardico omaggio dei colleghi con la dedica partorita dalla scherzosa penna di Giancarlo Bonollo: “Pattuglia – sabion e piere / gà fato / Vittorino ingegnere”.

Dopo un periodo di pausa con il ritorno ad un gruppo caccia, Zardo rientra in Pattuglia nell’ottobre 1972.

Il 1° ottobre di quell’anno succede al Ten. Col . Giancarlo Sburlati al comando delle Frecce Tricolori, prendendo anche le funzioni di capoformazione in volo dopo il congedo dalla Pattuglia del Ten. Col. Danilo Franzoi che si traferisce a Bruxelles presso il Comando Supremo delle Forze Alleate in Europa.

Sotto di lui, il G-91 si adegua tecnologicamente con l’installazione del VHF, apparato radio che si rivelerà indispensabile quando nel 1974 le Frecce Tricolori si recheranno per la prima volta in Finlandia.

Si tenta l’inserimento di una nuova figura nel programma, la “bomba cinese“, ma dopo un primo tentativo l’idea ritorna nel cassetto.

Il 2 giugno 1973, un colpo di sfortuna: al rientro dal sorvolo romano in occasione della celebrazione per l’anniversario della Repubblica, i velivoli di Angelo Gays e di Antonio Gallus si toccano. L’aereo di Gays precipita a poca distanza dal recinto della base di Pratica di Mare.

Non è l’unico incidente che il Comandante Vittorio Zardo si trova ad affrontare durante la sua carica.

Il pomeriggio del 14 marzo 1974, infatti, durante l’addestramento in formazione i velivoli del S.Ten. Ivano Poffe (Pony 7) e del S.Ten. Sandro Santilli (Pony 8) si scontrano. Il fanalino Cap. Giordano Senesi ha tempo di sganciarsi evitando una tragedia più grande. Fino alla fine dell’agosto successivo la Pattuglia sarà costretta ad esibirsi con 7 aerei.

La missione in Finlandia dava nuovo entusiasmo. Il 1° settembre, le Frecce Tricolori si esibiscono ad Helsinki davanti a 150 mila persone in formazione 8+1 con Zardo come capoformazione. Formazione mantenuta anche per l’esibizione a Pisa il 29 settembre, l’ultimo impegno per il Comandante Zardo che il 3 ottobre lasciò il comando della Pattuglia al Ten. Col. Danilo Franzoi.

Purtroppo non è facile reperire informazioni su Vittorio Zardo, conclusa l’esperienza nelle Frecce Tricolori.

Un grande contributo è dato da Zardo nell’apertura del Museo di Vigna di Valle, collaborando con l’allora sottocapo di Stato Maggiore, gen. SA Giuseppe Pesce,
e il magg. Aldo Rampelli. Venne organizzato il Centro di Raccolta Materiali Storici e costruito un nuovo padiglione. Il Museo venne poi inaugurato il 24 maggio 1977 alla presenza del Presidente della Repubblica, Giovanni Leone (vedi periodico “Aeronautica”, anno LVI, n° 4 aprile 2011, p. 10). Edito a Oscar Marchi è reperibile il catalogo dei velivoli edito nel 1980 dalla Patron Editore.

Dal settembre 1981 all’agosto 1983, il Col. Vittorio Zardo è comandante del 15° Stormo elicotteri.

Due pubblicazioni trovate su archive.org citano Vittorio Zardo tra il 1988 e il 1991 come addetto militare presso l’Ambasciata italiana a Ottawa in Canada.

Dal 1993 al 2002 è segretario / direttore generale dell’Aero Club d’Italia.

Quando non si riesce a conoscere una persona fisicamente, è difficile tracciarne un profilo al di là delle informazioni che ho provato sommariamente a riportare. Da quel poco che ho potuto leggere ho avuto l’impressione di Vittorio Zardo come di un uomo dotato di grande personalità, deciso nel suo agire e nel contempo schietto e sincero nei confronti degli altri.

Ha raggiunto quegli alti cieli e quelle vette che tanto amava nel suo essere Aviatore con l’animo da Alpino.

dal notiziario del Circolo della PAN, n° 51, marzo 2026, pp. 12 – 14

Un altro pezzo di Storia Aeronautica ha spiccato il suo ultimo volo per raggiungere la “Grande Formazione” di tutti coloro che ci hanno degnamente rappresentato e contribuito a disegnare nei cieli del mondo il grande “Tricolore”.

Ci sono uomini che attraversano la storia lasciando dietro di sé una scia luminosa, fatta non solo di incarichi e risultati, ma di gesti, parole e ricordi che continuano a parlare. Il Gen. B.A. Vittorio Zardo è uno di questi uomini. La sua figura rimane impressa nella memoria delle Frecce Tricolori e dell’Aeronautica Militare come esempio di dedizione e profonda umanità.

Prima di diventare pilota della Pattuglia Acrobatica Nazionale, Zardo aveva indossato la divisa degli Alpini, nell’Artiglieria da Montagna. Quel legame non lo abbandonò mai. Un collega ricordava spesso un episodio emblematico:
«Durante un rullaggio, sollevò il tettuccio e fissò sul casco una piccola penna alpina. Era il suo modo di portare con sé le radici, la montagna, la sua prima famiglia militare.»
Un gesto semplice, ma capace di raccontare un mondo intero.

Un pilota che volò con lui disse: «Zardo non comandava dall’alto: camminava accanto a noi. Era un leader che ascoltava e per questo veniva seguito.»

Tra le esperienze internazionali che segnarono la sua carriera, la Finlandia occupò un posto speciale e rappresentò un momento di grande prestigio. Le Frecce Tricolori effettuarono la trasferta in Finlandia tra fine agosto e inizio settembre, partecipando all’Helinseh Air Show a Helsinky, un evento significativo che richiese un lungo viaggio da Rivolto con scalo a Wiesbaden (Germania), sosta a Bråvalla (Svezia), arrivo a Helsinki con i velivoli Fiat G 91 PAN con la calorosa accoglienza ufficiale da parte dell’Aeronautica finlandese.

Zardo, organizzò il programma per questa storica tournée. Fu il “salto più lungo in miglia” mai affrontato dalla PAN fino a quel momento, segnando una tappa importante nella storia internazionale della pattuglia. Grande affluenza di pubblico: l’arrivo della PAN era considerato un evento raro e prestigioso.
Migliaia di spettatori, tra appassionati, famiglie e autorità, con presenza di delegazioni militari finlandesi e di rappresentanti diplomatici italiani.

Ebbe una ampia copertura sulla stampa finlandese e l’esibizione fu descritta come “una delle più spettacolari mai viste a Helsinki” (citazioni riportate in rassegne storiche) e comportò il rafforzamento dei rapporti diplomatici tra Italia e Finlandia.
L’evento è ricordato ancora oggi dagli appassionati nordici di aviazione.

Zardo aveva la capacità di creare ponti, di riconoscere negli altri la stessa passione che animava lui.

1974 – la 1a Olimpionica per gli Specialisti delle Frecce Tricolori “una conquista sofferta” … Paolo Comini ricorda:
«Durante le missioni in Italia e all’estero, al seguito della P.A.N., nelle cerimonie o cene ufficiali eravamo sempre in divisa (noi Sottufficiali), mentre il personale delle altre rappresentanze indossavano l’”olimpionica”, ciò comportava per noi un senso di disagio.
Nel periodo di Comando del T. Col. Zardo abbiamo proposto di realizzare l’agognata “olimpionica”; fummo entusiasti… dalle idee siamo passati al recupero dei fondi necessari. In quel periodo il Gruppo aveva quattro Equipaggi di Volo le cui “indennità” vennero recuperate dagli intestatari e versate in un “fondo comune”, così pure i proventi del “trattore” (indennità guida trattore – 4/5 per Gruppo) incrementarono il gruzzolo.
Raggiunta una certa cifra il T. Col. ZARDO ordinò la stoffa al lanificio Marzotto di Schio (VI) direttamente in fabbrica, ciò ci permise di acquistare a buon prezzo stoffe di qualità.
Del taglio si incaricò un collega, il quale non pratico lasciò sprovvisto qualcuno – ZARDO stesso.
Un sarto infine confezionò le “olimpioniche” ansiosamente desiderate».
….. sembra proprio una “ storia di altri tempi ” !

Il suo nome è legato anche al Museo Storico dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle, luogo che considerava un tempio della memoria aeronautica. Un curatore del museo ricordò:
«Quando arrivava Zardo, non era una visita: era un ritorno a casa. Conosceva ogni velivolo, ogni storia, ogni dettaglio. E li raccontava come se fossero vivi.»

Per lui, la storia non era passato: era un’eredità da proteggere. La sua carriera lo portò anche lontano dall’Italia, come Addetto Militare presso l’Ambasciata d’Italia a Ottawa. Un diplomatico dell’epoca lo descrisse così:
«Zardo aveva la rara capacità di rappresentare il Paese senza mai alzare la voce. Era rispettato perché era autentico, competente e profondamente umano.»

Anche dall’altra parte dell’oceano, portò con sé lo stile delle Frecce Tricolori e con la sua solita passione ha fornito aiuto e risorse per il successo della missione “Columbus ‘92” che ha portato le Frecce Tricolori in Nord America per celebrare i 500 anni dalla scoperta dell’America, con un tour di 50 giorni tra giugno e luglio 1992.

La sua scomparsa lascia un vuoto sincero, ma il suo esempio continua a vivere nei racconti, nei gesti, nelle tradizioni che ancora oggi animano la Pattuglia Acrobatica Nazionale.

«Zardo non è solo un nome nella storia delle Frecce. È un modo di essere. Un modo di volare.» ricorda un pilota del 313° Gruppo.

Il suo lascito non appartiene al passato: è parte del presente, e continuerà a esserlo finché ci sarà qualcuno che, guardando il cielo, riconoscerà in quelle scie tricolori lo spirito degli uomini che le hanno rese leggenda. Un’autorevole e risoluta personalità a cui si accomunava un incrollabile attaccamento ai principi etici fondamentali che ne hanno sempre determinato il comportamento.

Che riposi in pace

Ulteriore curiosità … prima di ogni volo con i piloti allineati davanti ai propri velivoli Zardo dava l’ordine di salire a bordo al grido di “AVANTI SAVOIA!”… questo celebre grido di guerra era utilizzato dal Regio Esercito italiano, specialmente durante il Risorgimento e la 1a Guerra Mondiale, per incitare le truppe all’assalto.

Legato alla dinastia sabauda, divenne famoso durante la “presa di Roma” e le battaglie della Prima Guerra Mondiale, usato per caricare i soldati e incitare le truppe a progredire e combattere con coraggio e spirito di corpo. In sintesi, “Avanti Savoia!” era un potente incitamento morale e simbolo di determinazione militare.

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