Ultimo aggiornamento: 19 Gennaio 2026

Gen. B.A. Vittorio Zardo, ex – Comandante delle Frecce Tricolori nel 1973 – 74, è deceduto lo scorso 18 settembre.

Era arrivato alle Frecce Tricolori il 21 settembre 1966, debuttando nella PAN il 30 aprile dell’anno successivo in occasione del 40° raduno degli Alpini ed il gemellaggio con l’Aeronautica tenutosi all’aeroporto di San Giuseppe a Treviso. In quel frangente, Renato Rocchi ricorda che “… appena entrato nel raccordo di rullaggio, alzato il tettuccio su ordine del “leader”, Zardo recuperava la penna che portava sempre con sé, per scaramanzia, e la assicurò sul casco – lato sinistro – per essere visto, guardato e considerato. Lo “speaker” pensò al resto, presentando il Cap. Pilota Vittorio Zardo alle autorità e al pubblico quale era: un passionario, ex Tenente degli Alpini – Specialità Artiglieria di Montagna”.

Prima di entrare in Aeronautica infatti, il vicentino Zardo (nato a Bolzano Vicentino nel 1939), non ancora maggiorenne, era entrato nel corpo degli Alpini divenendone ufficiale per poi passare in Accademia Aeronautica, corso Sparviero II°. Dal 51a Aerobrigata di Istrana, era stato poi trasferito alle Frecce Tricolori all’epoca guidato da Vittorio Cumin. Insieme a lui erano arrivati il Ten. Valentino Jansa, il S. Ten Alessandro Pettarin e il Serg. Magg. Massimo Montanari. Lo si può vedere ritratto per la prima volta insieme ai suoi colleghi, in una foto del 19 ottobre 1966, scattata in occasione della visita a Rivolto del Presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat.

In quello stesso anno si sposa con Giovanna Brazzale da cui avrà due figli: Elisa e Albert.

Dopo l’addestramento, Zardo entrava in formazione nel 1967 come gregario sinistro (Pony 7), “pilota con l’anima, il cuore, ma anche la testa dura dell’alpino”. Nella tuta da volo ci sarà sempre la penna d’alpino che mette sul casco quando va in volo.

Nel 1970, Vittorio dava gli ultimi esami e si laureava a Padova in ingegneria edile a cui seguono i festeggiamenti nell’osteria da Nino in località Bertiolo. Il goliardico omaggio dei colleghi con la dedica partorita dalla scherzosa penna di Giancarlo Bonollo: “Pattuglia – sabion e piere / gà fato / Vittorino ingegnere”.

Dopo un periodo di pausa con il ritorno ad un gruppo caccia, Zardo rientra in Pattuglia nell’ottobre 1972.

Il 1° ottobre di quell’anno succede al Ten. Col . Giancarlo Sburlati al comando delle Frecce Tricolori, prendendo anche le funzioni di capoformazione in volo dopo il congedo dalla Pattuglia del Ten. Col. Danilo Franzoi che si traferisce a Bruxelles presso il Comando Supremo delle Forze Alleate in Europa.

Sotto di lui, il G-91 si adegua tecnologicamente con l’installazione del VHF, apparato radio che si rivelerà indispensabile quando nel 1974 le Frecce Tricolori si recheranno per la prima volta in Finlandia.

Si tenta l’inserimento di una nuova figura nel programma, la “bomba cinese“, ma dopo un primo tentativo l’idea ritorna nel cassetto.

Il 2 giugno 1973, un colpo di sfortuna: al rientro dal sorvolo romano in occasione della celebrazione per l’anniversario della Repubblica, i velivoli di Angelo Gays e di Antonio Gallus si toccano. L’aereo di Gays precipita a poca distanza dal recinto della base di Pratica di Mare.

Non è l’unico incidente che il Comandante Vittorio Zardo si trova ad affrontare durante la sua carica.

Il pomeriggio del 14 marzo 1974, infatti, durante l’addestramento in formazione i velivoli del S.Ten. Ivano Poffe (Pony 7) e del S.Ten. Sandro Santilli (Pony 8) si scontrano. Il fanalino Cap. Giordano Senesi ha tempo di sganciarsi evitando una tragedia più grande. Fino alla fine dell’agosto successivo la Pattuglia sarà costretta ad esibirsi con 7 aerei.

La missione in Finlandia dava nuovo entusiasmo. Il 1° settembre, le Frecce Tricolori si esibiscono ad Helsinki davanti a 150 mila persone in formazione 8+1 con Zardo come capoformazione. Formazione mantenuta anche per l’esibizione a Pisa il 29 settembre, l’ultimo impegno per il Comandante Zardo che il 3 ottobre lasciò il comando della Pattuglia al Ten. Col. Danilo Franzoi.

Purtroppo non è facile reperire informazioni su Vittorio Zardo, conclusa l’esperienza nelle Frecce Tricolori.

Un grande contributo è dato da Zardo nell’apertura del Museo di Vigna di Valle, collaborando con l’allora sottocapo di Stato Maggiore, gen. SA Giuseppe Pesce,
e il magg. Aldo Rampelli. Venne organizzato il Centro di Raccolta Materiali Storici e costruito un nuovo padiglione. Il Museo venne poi inaugurato il 24 maggio 1977 alla presenza del Presidente della Repubblica, Giovanni Leone (vedi periodico “Aeronautica”, anno LVI, n° 4 aprile 2011, p. 10). Edito a Oscar Marchi è reperibile il catalogo dei velivoli edito nel 1980 dalla Patron Editore.

Dal settembre 1981 all’agosto 1983, il Col. Vittorio Zardo è comandante del 15° Stormo elicotteri.

Due pubblicazioni trovate su archive.org citano Vittorio Zardo tra il 1988 e il 1991 come addetto militare presso l’Ambasciata italiana a Ottawa in Canada.

Dal 1993 al 2002 è segretario / direttore generale dell’Aero Club d’Italia.

Quando non si riesce a conoscere una persona fisicamente, è difficile tracciarne un profilo al di là delle informazioni che ho provato sommariamente a riportare. Da quel poco che ho potuto leggere ho avuto l’impressione di Vittorio Zardo come di un uomo dotato di grande personalità, deciso nel suo agire e nel contempo schietto e sincero nei confronti degli altri.

Ha raggiunto quegli alti cieli e quelle vette che tanto amava nel suo essere Aviatore con l’animo da Alpino.

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