Ultimo aggiornamento: 18 Giugno 2021

Le foto dell'MB339 Pony 3 e Pony 5 scattate il giorno successivo in uno shelter della base americana

da md80.it [ fonte ] e austrianwings.info [ fonte ]

di Roberto Bianchin
da repubblica.it – 30 agosto 1988 [ fonte ]

RIVOLTO – Lavoravamo con loro e per loro. Può ben capire cosa proviamo. E non solo noi che portiamo le stellette, ma la gente dei paesi qui attorno. Sono corsi in massa ad aiutarci, a dirci una parola di conforto appena hanno saputo.

Il tenente colonnello Corrado Salvi, comandante della base aerea di Rivolto, la casa delle Frecce tricolori, dove sono impiegati circa duecento militari dell’ Aeronautica, ha gli occhi azzurri lucidi e gonfi. Non ha dormito tutta la notte. Ed ha pianto.

A mezzogiorno e mezzo un Executive sbarca la vedova del capitano Alessio, uno dei tre piloti deceduti. Viene da Gioia del Colle. E’ bionda, minuta, con gli occhiali scuri. Tocca al comandante cercare di farle coraggio. Ma è inutile. Era stato lui a dare la notizia anche alla moglie del tenente colonnello Mario Naldini, il capoformazione delle Frecce tricolori. La donna era in vacanza a Lignano. Mentre parla, le labbra del comandante tremano un po’ , lui si maltratta il basco che tiene fra le mani e la barba bionda. Mi sento tanto imbarazzato confessa.

A Rivolto, un paesino di poche centinaia di anime sulla strada Pontebbana, tra Udine e Pordenone, oggi le Frecce piangono. Nella base, intitolata al capitano pilota Mario Visintini, col campo d’ aviazione disteso proprio lungo la strada, la tragedia di Ramstein ha fatto calare un silenzio fitto che fa paura. Gli ufficiali piloti stanno tutti con gli occhi bassi, nessuno ha voglia di parlare. Nessuno ha il coraggio di dire chi è che ha sbagliato. Erano i migliori, non so proprio come sia potuto accadere dice a voce bassa Giovanni, un giovane aviere. L’ animatore della pattuglia, un grande pilota dice di Mario Naldini, il capoformazione, il colonnello Danilo Franzoi.

Sul pennone la bandiera italiana è ancora alta, quella azzurra della pattuglia acrobatica è invece a mezz’ asta. In fondo, in mezzo al verde dell’ erba rasa dei campi, gli hangar chiusi e gli aerei fermi a terra, come sagome di animali feriti contro il cielo grigio. Certo, la disciplina cui sono abituati fa sì che le reazioni siano composte, ma dentro, fra questa gente, ho sentito un grande dolore dice il ministro dei Trasporti Giorgio Santuz che insieme ad una delegazione di parlamentari friulani (Michelangelo Agrusti, Adriano Biasutti, Francesco De Carli) ha portato le condoglianze e la solidarietà al comandante della base.

Nel pomeriggio è arrivata anche una delegazione del Pci guidata dai deputati Isaia Gasparotti e Renzo Pascolat, mentre un aereo si è alzato in volo dalla base per andare in Germania a prelevare le tre salme. Insieme a loro, in serata, sono rientrati in Italia anche gli altri piloti della pattuglia ed un sergente, Andrea Della Rossa, che era a terra a Ramstein e che è rimasto ferito. I corpi del capoformazione, il tenente colonnello Mario Naldini, 41 anni di Firenze, 4350 ore di volo, del solista, il tenente colonnello Ivo Nutarelli, 38 anni di Palermo, 4250 ore di volo, e del gregario sinistro, il capitano Giorgio Alessio, 31 anni di Alessandria, 2050 ore di volo, verranno composti oggi nella camera ardente allestita nella vicina base aeronautica di Campoformido. I funerali si svolgeranno alle 11 di mercoledì mattina al Tempio ossario di Udine.

Ero a casa a Codroipo, un paese qui vicino, a guardare la tv racconta il tenente colonnello Salvi e Fondriest aveva appena tagliato il traguardo dei campionati mondiali di ciclismo, quando mi hanno telefonato i miei superiori da Milano. Non ci volevo credere. Sono corso qui alla base ed ho subito cercato di mettermi in contatto con la Germania. Ma non è stato facile. Non abbiamo saputo molto. Poi sono riuscito a parlare con alcuni dei piloti. Erano tutti sconvolti.

Le hanno detto cosa è successo? E’ difficile azzardare delle ipotesi, e al momento, con quello che sappiamo e che abbiamo visto, non si può esprimere una valutazione tecnica. Credo che potrà farlo la commissione di inchiesta internazionale che è già al lavoro.

Ma le misure di sicurezza erano e sono sufficienti? Direi senz’ altro di sì. Non ce ne sono mai state tante come adesso. Non esistono problemi di sicurezza, i mezzi hanno sempre risposto e gli uomini anche. Il nostro addestramento è lungo e faticoso, ed è un ottimo antidoto contro ogni rischio. Inoltre le figure vengono ripetute ogni giorno, sino alla nausea.

Ma quando gli aerei si sfiorano a quella velocità pazzesca, quanto sono distanti l’ uno dall’ altro? La distanza minima è di due metri e mezzo, tre.

Il calcolo della distanza come viene fatto? Ad occhio.

Il tenente colonnello Salvi è ufficiale pilota ed è abituato a volare. Quarantotto anni, veneto di Conegliano, figlio di militari, comanda la base aerea di Rivolto da tre anni. Dalle finestre della palazzina numero 11, un edificio stretto e basso dipinto di verde, guarda con gli occhi tristi i quattro aerei, ben allineati uno accanto all’ altro nel piazzale davanti alla sala-mensa, che hanno fatto la storia delle Frecce Tricolori: il vecchio Trident col muso grigio, il rosso cavallino rampante, il blu G 91 e l’ attuale azzurro Aermacchi MB 339 A. Ventisette anni di storia, di successi, ma anche di una mezza dozzina di incidenti gravi, e di altri piloti che sono morti.

La pattuglia adesso è decimata, e anche se la gente del Friuli vuole bene alle Frecce (la pattuglia deve restare, ci hanno detto tutti racconta il comandante) già si levano le voci di chi invece la rimette in discussione, come quando volevano chiuderla perchè costava troppo. Avevano già sollevato il problema per molto meno dice il comandante. Ma nessuno alza il tiro delle accuse. Certo non si può far finta di nulla, parlare solo di fatalità e voltare pagina dice il vicepresidente della Commissione Difesa della Camera onorevole Isaia Gasparotto, comunista e non si tratta di sopprimere le Frecce Tricolori ma di accrescere i livelli di sicurezza sia per i piloti che per la popolazione.

I piloti vivono nei paesi della Bassa Friulana, hanno mediamente 30 anni, guadagnano sui 2 milioni e mezzo al mese, entrano nella pattuglia (un ruolo molto ambito) dopo selezioni durissime e dopo aver raggiunto un determinato standard dice il comandante della base. Conta soprattutto il carattere, la calma, la capacità di sacrificio aggiunge. Almeno otto mesi di addestramento da soli, poi un anno e mezzo insieme al gruppo. Ma la gloria nei cieli è breve: dopo quattro-sei anni, in media, i piloti vengono sostituiti e dirottati in altri settori. Il lavoro è troppo stressante. Anche Ivo Nutarelli, il solista tragicamente morto a Ramstein sussurrano gli amici aveva deciso di smettere. Avrebbe lasciato alla fine di quest’ anno.

Nutarelli suo l’ errore nella figura fatale? come Naldini, era passato attraverso tutti i ruoli della pattuglia: capo formazione, solista, gregario, fanalino. E quelle figure mozzafiato dai nomi strani le sapeva fare, dicono, con gli occhi chiusi: dal fatale cardioide che gli è costato la vita, e che è chiamato così perchè la figura ricorda la forma del cuore, all’ arizona, alla bomba, ai tonneau, ai looping, ai ventagli. Figure che non sono pericolose per la sicurezza di chi vola ricorda un vecchio aviere che faceva parte della pattuglia e il cui unico rischio è che non riescano così perfette come si vorrebbe.

Il pericolo per i piloti invece non dovrebbe proprio esistere. Eppure è bastato un niente, un attimo, una piccola sbandata nell’ ingresso a rombo di 9 più 1: quando il solista s’ infila come una scheggia tra le scie disegnate dai due gruppi di piloti che s’ incastrano frontalmente formando un cuore. Un cuore che si è tinto di sangue.

Craxi in campo contro le Frecce

di Mino Fucillo
da repubblica.it – 02 settembre 1988 [ fonte ]

ROMA – Devono volare o no le Frecce Tricolori sulla testa della gente? Davanti alla Tv, sugli autobus, nei bar, nelle case e al lavoro si sono formati due partiti. Il primo, quello della bandiera, ha come presidente onorario e leader indiscusso Valerio Zanone, ministro della Difesa. Sostiene appunto che la bandiera va mostrata, che quegli aerei devono sorvolare manifestazioni e folle, altrimenti sarebbe la resa, la pavida rottura della continuità. Il secondo partito, quello della vita, ha
da ieri pomeriggio anch’ esso un capo: Bettino Craxi. Il segretario socialista ha opposto all’orgoglio delle stellette il buon senso della gente comune, la prudenza dei padri di famiglia, la riflessione di chi sa cambiare idea e il rispetto per i morti di Ramstein. Insomma Craxi ha capito che il partito della vita è maggioranza nel paese e se ne è fatto interprete e paladino, perciò il Psi chiede al governo di adottare una decisione di sospensione delle esibizioni in manifestazioni pubbliche delle Frecce Tricolori.

Tra i due partiti, in mezzo, il governo, cioè Ciriaco De Mita. A Palazzo Chigi si affannano a spiegare che non è questione di cuore o di emozioni, che non sono in gioco i valori ma che invece si tratta di un problema tecnico: maggiori misure di sicurezza senza compromettere l’ addestramento di piloti. Ma, se la posizione del governo resterà quella di Zanone, Palazzo Chigi si attirerà l’ antipatia di tutti quelli che preferiscono le ragioni dell’ uomo su quelle della macchina, militare o tecnologica che sia. Se invece le Frecce non voleranno più sulla testa della gente, De Mita dovrà sconfessare un ministro e subire i mugugni di tutti coloro che sostengono essere il rischio il sale della vita. Un piccolo grande guaio per l’ inquilino di Palazzo Chigi perché i due partiti sono trasversali e tagliano maggioranze di governo e gruppi parlamentari.

Dopo la fermezza di Zanone, subito contraddetta da esponenti democristiani e quindi dal veto socialista, è possibile che il destino delle pubbliche esibizioni della pattuglia acrobatica finisca per somigliare a quello del decreto sui limiti di velocità in autostrada. Ogni ministro vorrà dire la sua in maniera più o meno ufficiale, fino a giungere probabilmente ad una sorta di silenzio stampa imposto dalla presidenza del Consiglio, come capita di dover fare ai presidenti di squadre di calcio troppo nervose.

Dobbiamo pensarci con calma, valutare tutti gli aspetti: questo dicono a Palazzo Chigi dove non hanno nessuna voglia di dar ragione a Craxi. Ma il troppo tempestivo e radicale tireremo diritto di Zanone ha un po’ spiazzato la mediatoria ponderatezza di De Mita. Craxi ha individuato il varco e vi si è infilato dentro con destrezza. Tutti gli attori della vicenda respingono con sdegno l’accusa di volerla buttare in politica e con buona certezza lo fanno in buona fede.

Non è una gara per accaparrarsi consensi, ma di certo è una prova di abilità: chi è davvero in sintonia con quello che pensa la gente? Zanone non ha dubbi, dopo aver letto le parole di Craxi ha sillabato: Non ho nulla da aggiungere agli argomenti della lettera pubblicata su Repubblica che espone le mie valutazioni sull’ argomento. Eccole, in sintesi: riesame delle misure di sicurezza ma aerei in volo sulle manifestazioni pubbliche perché chi rischia non va abbandonato nel momento della sfortuna. Qualche dubbio a Palazzo Chigi ce l’hanno, come si fa a conciliare l’ affermazione dei responsabili militari che assicuravano: A Ramstein la massima sicurezza con decine di cadaveri su quel campo? E come farà ad esempio il segretario del Pli, Altissimo, che aveva accusato verdi e demoproletari di poco meno che sciacallaggio politico ora che il suo alleato Bettino Craxi dice le stesse cose dei presunti sciacalli? Finirà in Parlamento, come usa in Italia per ogni questione: il prossimo 7 settembre se ne occuperà la Commissione Difesa. Facile prevedere documenti e discorsi che cercheranno di salvare capra e cavoli. In realtà ci sarà ben poco da decidere, è stato lo stesso Stato maggiore dell’Aereonautica a chiarire che la contesa sarà sui prìncipi e solo su quelli.

L’attività acrobatica della Pattuglia è infatti di fatto sospesa richiederà tempi riorganizzativi la cui durata potrà essere più compiutamente definita in momenti successivi. Per l’ immediato dice lo Stato maggiore le Frecce potranno prendere parte a celebrazioni e cerimonie, esclusivamente di carattere militare, limitandosi peraltro ad effettuare i tradzionali passaggi con la fumata tricolore. Solo una fumata dunque, perché dopo Ramstein ogni acrobazia sarebbe una provocazione, ma di quella fumata Zanone ha voluto fare una bandiera, dimostrando che le avversità spezzano ma non piegano gli uomini in divisa e i loro capi politici. Craxi ha capito che questo ragionamento era vecchio e in parte stonato, aveva però già vinto prima di cominciare: le Frecce non faranno acrobazie sulla gente. La vera gara tra i politici consisteva in chi l’ avrebbe capito e, soprattutto, detto per primo.

Domani volano le 'Frecce Tricolori'

da repubblica.it – 09 settembre 1988 [ fonte ]

ROMA Tornano le Frecce Tricolori. A 22 giorni di distanza dalla tragedia di Ramstein, in Germania (hanno perso la vita decine di persone), la pattuglia acrobatica italiana tornerà a esibirsi domani a Viterbo nel corso di una manifestazione aerea. Alla prima uscita dopo Ramstein farà seguito un secondo appuntamento. Il 19 settembre prossimo le Frecce Tricolori si sposteranno in Spagna. Proprio ieri il capo di stato maggiore dell’ Aeronautica, il generale Franco Pisano, aveva presieduto una riunione all’ aeroporto di Rivolto, vicino Udine, sulla attuale situazione della pattuglia acrobatica. L’ alto ufficiale ha detto di aver riscontrato l’ integrità e la saldezza morale del gruppo. E’ già stato avviato un piano per selezionare gli uomini più abili da inserire gradualmente nella nostra squadriglia delle frecce tricolori.

da “La meravigliosa avventura” di Renato Rocchi – Aviani Ed. – pp. 369

10 settembre – Viterbo – Scuola Allievi V.A.M.
• cerimonia Giuramento Allievi 200° Corso V.A.M.
• passaggio delle “Frecce Tricolori” a “cuneo” di “7 MB 339-A PAN” con le fumate tricolori.
La disposizione dei piloti nella formazione

Raineri
Guzzetti – Accorsi
Rosa – Gropplero – Vivona
Tricomi

presenti il Sottosegretario di Stato alla Difesa, on. Mauro Bubbico e il Capo di Stato Maggiore dell’A.M., Gen. Franco Pisano.

Tra applausi e proteste tornano le Frecce Tricolori

di Daniele Mastrogiacomo
a repubblica.it – 11 settembre 1988 [ fonte ]

VITERBO – Eccole, le Frecce. Ferite, mutilate, sconvolte da un dramma che pesa come un macigno. Appaiono all’ improvviso, lassù, silenziose. Un rapido passaggio, quasi inosservato.

Sfrecciano sulla folla che saluta e applaude. Senza enfasi: il ricordo, l’ incubo di Ramstein è duro a morire. E’ la prima volta, da quel tragico 28 agosto. E il carico di morti e di angoscia spinge i sette Mb 339 a volare alti e lontani. Le misure di sicurezza sono imponenti. Severe. E’ necessario, aggiunge sconsolato un alto ufficiale addetto al cerimoniale, abbiamo ottenuto il permesso di far volare nuovamente i nostri ragazzi, ma a condizioni precise. La sicurezza e la salvaguardia degli spettatori innanzitutto. C’è un’ atmosfera triste e melanconica, qui alla scuola addestramento reclute dell’ Aeronautica militare di Viterbo. Giurano gli allievi dell’ ottavo scaglione. La calda mattinata trascorre tra marce, manifestazioni, inni di fanfara e dolci note della banda. Il saluto d’onore alla bandiera, la sfilata dei futuri V.A.M. (Vigilanza Aeronautica Militare) davanti al palco delle autorità, i vessilli delle associazioni dei reduci. Pochi curiosi, tante, tantissime madri che salutano, commosse, i figli in divisa blu. E’ venuto anche il capo di Stato Maggiore dell’ Aeronautica, il generale Franco Pisano. Lo accompagna il sottosegretario alla Difesa, onorevole Mauro Bubbico.

La pattuglia compie due passaggi. Il primo, poco prima delle 11; il secondo un’ ora dopo.

Sfrecciano veloci, a mille piedi d’ altezza, lontani dal pubblico, lasciandosi in coda la tradizionale scia tricolore. E per due volte, dalla folla, parte un applauso sincero e sentito. Accadrà ancora: il prossimo appuntamento è in Spagna, a Saragozza, il 18 settembre. E’ lo stesso generale Franco Pisano a confermarlo: Il governo ha deciso di accettare il pressante invito degli amici spagnoli. E noi siamo orgogliosi di poter festeggiare, ancora una volta, il loro cinquantesimo anniversario. Ci saranno tutti gli altri. La nostra squadriglia si limiterà a compiere due sorvoli. Niente giochi acrobatici, fino a quando le tre inchieste non avranno concluso i loro lavori. Parole chiare, sincere, sentite.

Il generale Pisano parla senza emozioni, ma il suo viso è ancora segnato dalle terribili immagini di Ramstein. Lascia il palco alle 12 e 30. Ma prima del lunch offerto nel giardino del circolo ufficiali, accetta di incontrare i giornalisti presenti. Tante domande e quello che si annunciava come un saluto di prammatica si trasforma in un primo bilancio, politico e militare, della tragedia. E’ presto per trarre delle conclusioni, premette il Capo di Stato maggiore dell’ Aeronautica, le commissioni sono ancora al lavoro. Si possono fare delle ipotesi, ma servirebbero solo ad alimentare polemiche. Il 27 settembre, probabilmente, ci sarà la mia audizione presso la commissione Difesa del Senato che sta indagando sull’ incidente. Il 28, il giorno del trigesimo, stiamo pensando ad una grande commemorazione. Non tanto a Rivolto, quanto a Milano. Sì, una solenne messa dentro il Duomo per imprimere un carattere nazionale a questa dolorosa ricorrenza. Generale, domandiamo, cosa è cambiato dopo Ramstein? Pisano riflette. Poi risponde calibrando bene le parole: E’ cambiato molto. Siamo ancora sconvolti. Stiamo attraversando un periodo di grande costernazione. Abbiamo bisogno di un attimo di pausa, di riflessione. C’è bisogno di guardarsi intorno per affrontare i problemi con la giusta serenità. Stiamo pensando al dopo. Ci sarà una revisione dei programmi di addestramento e questo in sintonia con altri paesi. Programmi comuni? La pattuglia acrobatica resterà italiana, precisa Pisano. La collaborazione con colleghi di altri paesi ha lo scopo di migliorare le misure di sicurezza. Usa, Gran Bretagna, Francia, Spagna, Portogallo e Belgio hanno offerto tutta la loro esperienza. Prima di Raimstein avevamo dei contatti, ma solo scambi di informazione. Adesso i rapporti sono stretti e intensi. Perché anche questi paesi, sulla base di quella tragica esperienza, stanno prendendo dei provvedimenti. Le Frecce, comunque, continueranno a vivere. Forse ridotte nel numero, rispettando misure di sicurezza rigorose. Ma vivranno ancora. Il generale Pisano, su questo, non ha dubbi. Aspetta i risultati delle commissioni d’ inchiesta e le decisioni del governo e del Parlamento. Il mio cuore, aggiunge, è con loro. E per loro dobbiamo ricominciare a volare. Fuori, in città e davanti ai cancelli, protestano le organizzazioni pacifiste e antimilitariste. Lassù, nel cielo azzurro, la brezza spazza le scie tricolori.

da “La meravigliosa avventura” di Renato Rocchi – Aviani Ed. – pp. 369

12 settembre – Porto Santo Stefano – lungomare
• cerimonia scoprimento lapide Protezione Civile
• passaggio delle “Frecce Tricolori” a “cuneo” di “7 MB 339-A PAN” con le fumate tricolori”.

19 settembre – air base Saragozza – Spagna
• “Air Show ’88”
• organizzazione: Forza Aerea Española
• in una manifestazione aerea senza precedenti in terra di Spagna, alle “Frecce Tricolori” era concesso di partecipare con un passaggio a “cuneo” di “5 MB 339-A PAN” con le fumate tricolori.
La disposizione dei piloti nella formazione:

Raineri
Guzzetti – Accorsi
Rosa – Miniscalco

Presenti all’“air-show”: S.M. il Re di Spagna – l’Infante di Spagna – il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare Spagnola – il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare Italiana e il Sottocapo di Stato Maggiore della Royal Air Force.

E un anno dopo Ramstein tornano le Frecce Tricolori

di Giorgio Cecchetti
a repubblica.it – 23 agosto 1989 [ fonte ]

UDINE Le Frecce Tricolori torneranno a volare in pubblico domenica in Belgio, a Charleroi, proprio a un anno dalla tragedia di Ramstein. Il 28 agosto 1988 tre piloti della pattuglia acrobatica nazionale e cinquantasei spettatori morirono e altri 368 rimasero feriti per un errore umano, ha stabilito una commissione d’ indagine composta da militari italiani, tedeschi e statunitensi.

Dall’ areoporto udinese di Rivolto partiranno in nove, senza il solista che non è stato ancora rimpiazzato dopo la morte in Germania del colonnello Ivo Nutarelli. Domenica ha assicurato il portavoce della pattuglia, il colonnello Gianfranco Da Forno presenteremo grosso modo il nostro programma consueto con modifiche per evitare i passaggi e le puntate sul pubblico. Anche le distanze dagli spettatori saranno maggiori che in passato e superiori anche a quelle fissate dai regolamenti.

L’ anno scorso l’ opinione pubblica italiana, ma non solo quella, si divise in due fazioni: da una parte chi chiedeva lo scioglimento della pattuglia, caricando la mano sulla sua inutilità (tra l’ altro un mese dopo Ramstein un altro pilota delle Frecce, il colonnello Paolo Scoponi, perse la vita a Rivolto durante un tonneau mortale); dall’ altra chi, nonostante la strage, sosteneva l’ importanza della sua esistenza per l’ Aeronautica militare italiana. Alla fine prevalse il compromesso e così la pattuglia acrobatica continuò ad allenarsi, ma ridimensionando il suo programma ed eliminando alcune figure, le più pericolose. Innanzitutto il cardioide, la figura mozzafiato durante la quale l’ aereo del solista compare all’ improvviso da un lato, conficcandosi nel cuore disegnato dagli altri nove, che s’ incontrano sfiorandosi. E fu proprio nell’ eseguire quella figura che l’ aereo di Ivo Nutarelli si scontrò un anno fa con quello di Giorgio Alessio e Mario Naldini, finendo poi sugli spettatori.

La Commissione trinazionale, dopo una lunga indagine tecnica, sostenne che il fattore umano era stato la causa principale della tragedia. Lo stesso pubblico ministero di Udine che aveva avviato l’ inchiesta penale scrisse in sostanza che si era trattato di un errore del solista. Ma Ivo Nutarelli è morto e quindi la magistratura non può più imputargli nemmeno la responsabilità colposa di quella sciagura. Il giudice istruttore Roberto Paviotti, che ha prosciolto le Sette Frecce Tricolori superstiti per non aver commesso il fatto, comunque, non è d’ accordo e nella sua sentenza ne spiega il motivo. Se l’ ipotesi sostiene il magistrato udinese più probabile dell’ errore umano non esclude si siano inserite altre circostanze casuali, desta perplessità l’ aver profilato una responsabilità colposa nella causazione dell’ evento a carico del solista per imperizia. Si tratta di un individuo definito dai colleghi pilota dalle capacità eccezionali, normalmente all’ altezza di compiere egli solo, come con gli altri stessi piloti, manovre acrobatiche aeree che pochissimi altri uomini al mondo sono in grado di effettuare. Ma l’ inchiesta penale, nonostante la sentenza di proscioglimento, non è ancora conclusa. Il giudice istruttore Paviotti, infatti, ha chiesto l’ acquisizione delle traduzioni di tutta la documentazione (denuncia e lavoro della commissione militare) sulla vicenda per svolgere ulteriori indagini in modo da stabilire se furono osservate, nell’ ambito della normativa allora vigente, le condizioni per la sicurezza del pubblico.

Svolgendo la figura del cardioide il solista Nutarelli giunse a 33 metri d’ altezza dal suolo e così per il magistrato occorre accertare se un sorvolo del genere sia stato autorizzato come specifica manovra dal direttore della manifestazione, in deroga al generale divieto dei sorvoli. Domenica in Belgio, quindi, le Frecce Tricolori torneranno a volare davanti al pubblico: comporranno le stesse figure di un tempo, ma senza il solista (un solista ha spiegato il colonnello Da Forno potrebbe essere addestrato per il prossimo anno) e soprattutto lontano dal pubblico per evitare i rischi maggiori. Nonostante questo, comunque, le polemiche sono già riesplose.

Vola di nuovo il solista delle Frecce

a repubblica.it – 27 maggio 1990 [ fonte ]

FROSINONE Per la prima volta dopo l’ incidente di Ramstein, le Frecce Tricolori sono tornate a volare ieri in Italia nella loro formazione completa di nove aerei più un solista. Le Frecce avevano tenuto la prima esibizione in pubblico già l’ anno scorso in Belgio, a conclusione del piccolo air show di Charleroi, vicino Bruxelles. Per tutto il 1989 hanno continuato a volare senza il solista, partecipando a molte esibizioni anche in Italia.

Sabato scorso i piloti della Pattuglia Acrobatica Nazionale hanno tenuto in Francia la prima esibizione pubblica con il decimo aereo. L’ occasione per l’ esordio della nuova pattuglia in Italia è stata una cerimonia tenuta sul piccolo aeroporto di Frosinone, che ospita la Scuola Volo Elicotteri dell’ Aeronautica Militare. La scuola prepara tutti i piloti di elicotteri delle forze armate, ma anche di polizia, carabinieri, guardia di finanza, corpo forestale, vigili del fuoco e capitanerie. Ieri è stato consegnato alla scuola il primo elicottero Agusta NH 5OO-E, che costituirà il nuovo modello su cui verranno addestrati i piloti italiani. Il nuovo modello sarà utilizzato per la formazione di base degli elicotteristi e per addestrare alle missioni di navigazione strumentale avanzata, ma anche per lo svolgimento dei compiti di supporto all’ attività della Protezione civile e di collegamento. Il velivolo sostituirà gli ormai inadeguati AB-47; i nuovi elicotteri verranno affiancati da tre simulatori di volo, che renderanno possibile svolgere a terra tutta la fase iniziale di preparazione degli allievi senza impegnare in volo i mezzi.

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