Ultimo aggiornamento: 15 Febbraio 2020

Sorvolo della pattuglia aerea durante una cerimonia militare a Viterbo

Le acrobazie solo come preparazione al combattimento

Lo afferma il generale Pisano: »Stiamo affrontando il dopo-Ramstein, c'è una fase di avvicendamento dei piloti, di revisione dei programmi di addestramento, in sintonia con le altre forte aeree»

di Adriano Baglivo
da Corriere della sera, 11 settembre 1988, p. 7

DAL NOSTRO INVIATO
VITERBO — Povere Frecce Tricolori. Si presentano a mille piedi di altezza, cioè a 330 metri. E sono lontane, più dl un chilometro, dalla testa delle famiglie degli allievi, che giurano fedeltà allo Stato. I ragazzi, un migliaio di reclute, gridano «lo giuro» e le sette superstiti aquile di Ramstein si presentano con uno striscione di fumo bianco, verde, rosso, che appare incerto, quasi tremante, forse vittima del gioco delle correnti. Due passaggi, andata e ritorno.

Chissà cosa sarà passato nelle teste, nell’animo dei sette piloti, i reduci, i sopravvissuti di Ramstein.

Su Viterbo, nel cielo terso di fine estate, le Frecce sollecitano commozione. Al mio fianco il generale Nannini dice: «Ci riprenderemo, ora viviamo il momento del dolore, del cordoglio».

Generale, senta, le Frecce mi sembrano patetiche. Dove è finito il grande tuono dei motori, quasi una gioia di vivere senza confini?
«No, no, è eccessivo, non scriva l’aggettivo “patetico”. Noi siamo esattamente nel momento del confronto con noi stessi». Cosa vuol dire? «Che ci interroghiamo nelle nostre coscienze. Sappiamo cosa siamo. Ora, con il Parlamento, con il governo, cercheremo di sapere cosa sarà la pattuglia acrobatica».

Sfilano tre battaglioni davanti alla bandiera decorata. Parla il sottosegretario alla Difesa Mauro Bubbico che ricorda l’impegno dello Stato. Ma il militare più atteso al varco dei giornalisti è il capo di Stato Maggiore Franco Pisano.

Cosa succede dopo Ramstein?
«Stiamo attraversando un periodo di costernazione e dolore. C’è bisogno di un momento di sosta, dl riflessione, di calma, di serenità, indispensabile per guardare al problemi».

Cosa è cambiato?
«Stiamo affrontando il dopo-Ramstein. Mi spiego: è iniziata una fase di avvicendamento dei piloti, di revisione dei programmi di addestramento, in sintonia con gli americani, gli spagnoli e le altre forze militari aeree».

E sulle misure di sicurezza dei vostri voli?
«Le stiamo mettendo a punto. Soprattutto, abbiamo iniziato una nuova fase di addestramento e non solo dei piloti operativi, ma di quelli “acrobatici”, perché l’acrobazia fa parte del combattimento».

La vera notizia della giornata è proprio questa: i nostri piloti continueranno ad esercitarsi nelle acrobazie anche se queste non faranno parte, in futuro, delle esibizioni, degli «air-show».

Torneranno a volare le Frecce Tricolori con la formazione di nove aerei più il solista?
«Noi ci stiamo preparando a una “continuità”. Dobbiamo rivedere le figure acrobatiche, la composizione della formazione, i fattori di sicurezza».

Certo che oggi i sette «reduci» di Ramstein non hanno dato il senso della formazione acrobatica, quasi facendo violenza su se stessi.

«E proprio cosi: pensare di far volare le pattuglie tricolori in formazione ridotta è stravolgere i fatti, le figure».

Cosa farete per la sicurezza degli spettatori?
«Noi avevamo la certezza assoluta delle nostre esibizioni, frutto di analisi, studi, confronti, revisioni, condotti in allenamento. In ogni base ci sono parametri di sicurezza in relazione all’orografia, agli spazi occupati dal pubblico».

Cosa spera di realizzare nei prossimi mesi?
«Dobbiamo tornare a ciò che eravamo».

Franco Pisano chiude qui il colloquio. C’è gente che preme alle sue spalle. Vuole salutarlo, vuole parlargli. Sul piazzale, un gruppo di quindici reclute fa esercizio di karate. Sono gli uomini della vigilanza delle basi. L’onorevole Bubbico ripete: «Questa è soltanto una manifestazione di cordoglio». Per la seconda volta passano in cielo i piloti della pattuglia acrobatica: Miniscalco, Accorsi, Buzzetti, Gropplero, Vivone, Di Trupplemburg, Raineri (capo formazione), Rosa, Moretti (su qualche aereo vi erano due piloti). Il prossimo appuntamento delle Frecce è in Spagna, il 19 settembre, a Saragozza.

Le «frecce» su Viterbo

La pattuglia acrobatica dell'Aeronautica militare è tornata ad esibirsi per la prima volta dopo la strage di Ramstein

Si è trattato di un modesto sorvolo ad una quota doppia di quella normale - I sette caccia erano decollati da Grosseto e i piloti erano tutti reduci dalla tragedia - La protesta dei pacifisti

di Mario Pandolfo
da Corriere della Sera / Cronaca di Roma, 11 settembre 1988, p. 36

DAL NOSTRO INVIATO
VITERBO – «Era nostro dovere farli volare. E lo abbiamo fatto-. A parlare è il capo di stato maggiore dell’Aeronautica generale Franco Pisano in un salottino del circolo ufficiali dell’aeroporto militare dl Viterbo sul cui cielo, nemmeno un’ora prima, le Frecce Tricolori avevano lasciato le loro scie colorate. L’occasione per la prima uscita ufficiale delle «Frecce» dopo la tragedia di Ramstein è stata offerta dal giuramento dei 936 allievi del 190° corso Vam, gli avieri destinati a vigilare sulla sicurezza degli aeroporti e delle installazioni dell’aeronautica.

Gli aerei, in formazione «tattica», cioè a triangolo largo, hanno sorvolato lo schieramento dei reparti nel momento esatto del giuramento, alle 10.40, venendo dal mare con le loro scie tricolori. Hanno volteggiato
sul cieli dell’Umbria e della Toscana fino a quando, alle 11.35, non é stato fi momento di ripassare sull’aeroporto dl Viterbo mentre, a cerimonia conclusa, venivano resi gli onori militari alla bandiera del corpo. Questa volta i sette caccia sono sfrecciati da destra verso sinistra dirigendosi, con una larga virata, verso il mare e verso l’aeroporto militare dl Grosseto dal quale erano decollati. Al comandi dei caccia gli stessi piloti che sono tornati incolumi da Ramstein: il tenente colonnello Raineri, capo formazione, con in carlinga il pari grado Moretti (il solo che non è reduce dalla Germania), il capitano Guzzetti, il capitano Accorsi, il capitano Rosa, il maggiore Gropplero di Troppenburg insieme al capitano Miniscalco, il tenente Vivona e il capitano Tricomi.

La folla che gremiva le tribune – parenti e amici degli allievi e cittadini di Viterbo – ha lungamente applaudito i «passaggi» che sono avvenuti a una quota doppia di quella normale (1.000 piedi invece di 500) e a distanza di sicurezza dalle stesse tribune ed anche dal reparti schierati sulla vasta piazza d’armi. Fuori, sulla strada Tuscanese, alcuni militanti del «Centro di ricerca per la pace» di Viterbo distribuivano volantini di protesta contro «la presenza degli aerei della morte a Viterbo, città delle servitù militari». Non a caso, secondo loro, era stata scelta questa città per la prima esibizione, in realtà assai modesta, delle «Frecce» dopo Ramstein: «Viterbo è provincia gremita di caserme, poligoni in cui si effettuano mostre dell’industria bellica e depositi di armi Nbc ed è grave che si permetta la prosecuzione dl spettacoli pericolosi il cui fine reale è la propaganda armiera e militarista».

Quasi a smentirli, il sotto-segretario alla Difesa Mauro Bubbico, parlando agli allievi schierati, aveva ricordato che il nostro Paese cammina «sul sentiero di Isaia che é il sentiero di pace. Noi siamo grandi operatori di pace e il solo Paese dell’Europa che dal 1945 ad oggi è in pace con tutti: non abbiamo creato vedove, né orfani, né mutilati da oltre quarant’anni» anche se – ma non lo ha detto – siamo fra i Paesi che producono ed esportano armi un po’ dappertutto.

Il capo di stato maggiore Pisano aveva detto poco prima, interrotto dagli applausi della folla, che «non ci abbandonerà mai il ricordo delle vittime di Ramstein, civili e militari, insieme a quello dei 2.500 caduti nella guerra, del 750 scomparsi dopo il conflitto insieme ai martiri di Kindu ed a coloro che hanno dato la vita nel corso di operazioni per la protezione civile».

Parlando della caserma Vam di Viterbo, il generale ha assicurato che essa rimarrà nella città; una quarta, dopo le altre di Taranto e di Macerata, verrà aperta ad Alghero.

Terminata la cerimonia, mentre i reparti tornavano nel loro alloggiamenti, un uccello solitario ha sorvolato lentamente l’aeroporto. Ad alcuni è sembrato una colomba (o un colombaccio) ad altri una poiana, sorella minore dell’aquila.

Lasciata Viterbo, Il sotto-segretario Bubbico si é recato a Montefiascone per visitare nella Rocca dei Papi la mostra del pittore risorgimentale Pietro Aldi (quello dell’«Incontro di Teano»). Due giorni prima era stata la volta del ministro Meccanico.

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