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di Carlo Baron
da ricerca.gelocal.it/messaggeroveneto, 6 ottobre 2007 [ fonte ]

Occupandosi della scomparsa di Luciano Pavarotti, la cronaca di questi ultimi giorni ha più volte evidenziato come il passaggio di saluto, che le Frecce tricolori effettuano al termine d’ogni loro esibizione, sia accompagnato dal ‘Vincerò… vincerò” interpretato dal grande tenore.

Avendo preso attivamente parte alla realizzazione di questo prestigioso connubio, desidero svelare il modo e la vera data dalla sua nascita allo scopo di correggere alcune informazioni non precise riportate su di esso. Premetto che sono perfettamente consapevole che nel mondo ci sono problemi e rivelazioni ben più importanti, ma mi auguro egualmente che anche questa semplice curiosità possa trovare un po’ di spazio in questa simpatica rubrica.

Era il settembre del 1995 e il giorno 3, in occasione del 7º Raduno dei piloti che avevano fatto parte delle pattuglie acrobatiche militari italiane, avrebbe avuto luogo a Rivolto un’importante manifestazione aerea la cui impegnativa organizzazione era stata devoluta in gran parte al personale della PAN e del 2º Storno.

L’eccitazione per l’avvicinarsi dell’evento e il desiderio di accogliere nel migliore dei modi le formazioni acrobatiche più prestigiose del mondo avevano fatto sì che l’impegnarci ben oltre il normale orario lavorativo non ci pesasse più di tanto, anzi. Era, infatti, un’ottima occasione per stare ancor di più a contatto con i giovani colleghi che, nei rari momenti di pausa, si divertivano a sentire il racconto d’esperienze, avventure ed emozioni vissute da noi anziani all’ombra delle Frecce.

Fu proprio in uno di qui momenti che, ricordando “Columbus 92“, la missione che ci aveva portato in Canada e negli Stati Uniti per celebrare i 500 anni dalla ‘scoperta dell’America”, mi capitò tra le mani la videocassetta che lo Stato maggiore Aeronautica aveva prodotto per l’occasione.

Era un filmato molto bene fatto in cui, sulle immagini delle più belle città italiane sorvolate sulle note di ‘Caruso”, la canzone di Lucio Dalla interpretata da Luciano Pavarotti, comparivano, in sovrimpressione, data e luoghi in cui le Frecce tricolori si sarebbero dovute esibire durante quel tour.

L’emozione provata nel risentire quella voce fece rinascere in me il vecchio sogno che avevo cullato fin dal rientro in Italia da quell’indimenticabile avventura ovvero quello di poter assistere un giorno al passaggio di saluto della Pan sottolineato dalla musica.

Ero certo che un appropriato sottofondo musicale, che accompagnasse il distendersi di quella bandiera fatta di fumo tricolore su migliaia di mani che si agitavano verso il cielo o che furtivamente asciugavano occhi inumiditi dalla commozione, avrebbe avuto un elevato impatto emotivo sugli spettatori.

Immaginavo una melodia inizialmente dolce che progressivamente aumentasse la sua forza e il Nessun dorma della Turandot, un'”aria” talora molto meno inflazionata rispetto a oggi, mi era subito sembrata la colonna sonora ideale allo scopo. I sogni, però, sono talvolta destinati a rimanere tali e pertanto a “dormire”, per parecchio tempo e per varie regioni, fu, mio malgrado, questa idea.

Il grande evento che di lì a pochi giorni avrebbe avuto luogo, però, poteva essere la circostanza ideale per riproporre la messa in atto di quell’iniziativa che avrebbe sicuramente sorpreso i tanti nostri amici. Ne parlai con l’allora comandante, tenente colonnello Miniscalco che, forse anche per rispetto alla lunga amicizia che da tempo ci legava, approvò la realizzazione di quanto da me richiesto.

Con lo speaker/Pr capitano Rinaldi e il maresciallo Mascioli al registratore, calcolammo i tempi necessari a ottimizzare la sincronia tra il volo e la musica in modo che il famoso “Vincerò… vincerò” capitasse, all’unisono con il crescente rombo dei motori, nella fase di volo in cui la formazione è più vicina al pubblico, orientativamente, cioè, a metà della pista.

La prima e unica prova fu un vero disastro. La registrazione partì in ritardo e di conseguenza l’incrocio tra musica e velivoli avvenne ben oltre il punto prefissato. Eravamo scoraggiati, ma, sorretti dall’incoscienza di chi ama rischiare pur di veder realizzato un sogno, decidemmo di ritentare l’esperimento il giorno stesso della manifestazione.

Fu così che nel pomeriggio del 3 settembre 1995, al termine di un volo fortemente voluto nonostante le proibitive condizioni meteorologiche, le Frecce tricolori, accompagnate dalla voce di Luciano Pavarotti, distesero il tricolore più lungo del mondo su 300.000 persone in delirio, intirizzite dal freddo e dalla pioggia, ma riscaldate nel cuore dalla potenza emotiva di un “Vincerò! Vincerò!” che, come ebbe a riportare in cronaca l’amico giornalista Giuseppe Cordioli, sembrava voler sottolineare la vittoria delle Frecce anche contro il maltempo.

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Foto di Gianluca Conversi da pitispotterclub.it

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