Ultimo aggiornamento: 16 Giugno 2026
La duchessa d'Aosta attesa oggi a Trieste
Giungerà nel pomeriggio da Redipuglia
Suggestiva partecipazione dell'Aeronautica alla cerimonia di domenica a Miramare
da Il Piccolo, 5 novembre 1971, p. 4
Domenica prossima, alle ore 11, alla presenza della duchessa Anna di Savoia Aosta e della figliola principessa Margherita, con l’intervento di autorità nazionali e locali, fra le quali il capo di stato maggiore dell’Aeronautica generale Lucentini e il senatore a vita Cesare Merzagora, sì svolgerà il solenne scoprimento del monumento che Trieste ha dedicato al suo cittadino onorario, eroe dell’Amba Alagi, Amedeo di Savoia duca d’Aosta.
L’arrivo a Trieste della duchessa è annunciato per il pomeriggio di oggi, dopo un omaggio a Redipuglia. Anna di Savoia Aosta – quindi – incontrerà i membri del comitato promotore, tra cui il presidente ing. Gianni Bartoli, il sindaco Marcello Spaccini, il gen. Arturo Guadagni, il cav. uff. Ernesto Parisi e l’avv. Giuseppe Vinciguerra. Purtroppo non sarà presente il prof. Paolo Venier, deceduto la scorsa settimana, che tanta parte ha avuto per la realizzazione dell’iniziativa. Per domani mattina invece è previsto l’arrivo della principessa Margherita.
Alla cerimonia al Castello di Miramare, che avrà un austero carattere militare, parteciperà l’arcivescovo mons. Antonio Santin, che ha reso privatamente omaggio alla tomba dell’eroe nel Sacrario di Nyeri durante il suo recente viaggio in Africa e che benedirà la statua, opera dello scultore Marcello Mascherini.
Una compagnia rappresentativa delle tre Armi presenterà gli onori militari. Certa è la partecipazione dell’Aeronautica, la cui Arma sarà rappresentata dal generale Urbani e dal generale triestino Salvatore Teja; altrettanto certa è la partecipazione della pattuglia acrobatica, che nell’istante dello scoprimento sfreccerà, facendo fiorire nel cielo i colori della bandiera.
È prevista, inoltre, la presenza a Trieste di labari, medaglieri e stendardi delle Associazioni d’Arma e combattentistiche.
Gli invitati alla cerimonia accederanno dal cancello superiore tra le due gallerie, mentre tutta la popolazione potrà adire al Castello dall’entrata principale e pure dall’ingresso che dà sul porticciolo di Grignano.
È in corso di distribuzione l’opuscolo su Trieste e sul Duca d’Aosta, che riporta episodi e foto sul soggiorno triestino e sulla prigionia del Duca in terra d’Africa. Autore il giornalista triestino Renzo Migliorini, l’opuscolo verrà messo in vendita nelle librerie cittadine.
La Duchessa d’Aosta segue il discorso dell’Ing. Bartoli; in piedi il giovane Duca Amedeo e la figlia dell’eroe dell’Amba Alagi
Miramare riaccoglie il duca
In un'atmosfera solenne inaugurato il monumento a Amedeo d’Aosta
La figura « del puro e limpido eroe dell' Ambe Alagi » portata ad esempio per i giovani nel fervido discorso dell'ing. Bartoli - Il commosso omaggio di Anna d'Aosta e delle figlie
da Il Piccolo, 5 novembre 1971, p. 4
La cerimonia dello scoprimento del monumento da Trieste dedicato al suo cittadino onorario, l’eroe dell’Amba Alagi, Amedeo di Savoia Duca d’Aosta, si è svolta ieri mattina al parco di Miramare in un clima di austera solennità, presente la duchessa Anna assieme alla principessa Margherita – che a Trieste ha trascorso la prima infanzia – e alla nipote Isabella, nonché il giovane Duca Amedeo.
La manifestazione, durante la quale rendeva gli onori militari un reparto di formazione delle tre Armi in cui il Duca militò: Marina, Aviazione, Esercito, ha visto il concorso di una gran folla di cittadini; al monumento facevano ala (davanti alla tribuna delle autorità, fra le quali il capo di stato maggiore dell’Aeronautica, generale Lucertini, in rappresentanza del ministro della difesa Tanassi) i labari, i medaglieri e gli stendardi delle associazioni combattentistiche e d’arma, con i presidenti nazionali.
La figura del «puro e limpido eroe dell’Amba Alagi, esempio mirabile delle virtù civili, militari e religiose del nostro popolo, il cui sacrificio e il cui martirio sfiorano la santità» è stata esaltata dall’ing. Gianni Bartoli, nella sua veste di presidente del comitato promotore dell’onoranza; «il nostro, ha soggiunto Bartoli, vuol essere un pellegrinaggio, che non concede spazio alla retorica vuota di ispirazione e di contenuti, ma è frutto di sentimenti schietti, di ammirazione e di gratitudine, perché nell’augusta persona del principe soldato, semplice ed amabile, noi esaltiamo l’uomo, nostro fratello, ed onoriamo in lui, oggi immortalato nel bronzo di Mascherini, tutti i nostri Caduti, la legione di quei soldati sacrificatisi in quella lontana eppur cosi vicina Africa, per l’onore delle armi, sia pure sfortunate, e di quel Tricolore che rappresenta nei morti e nei vivi la Patria».
«Le guerre, sempre terribili e dolorose, che causano tanto pianto e tanti lutti, non sono per noi – ha soggiunto Gianni Bartoli – motivo d’esaltazione; ma motivo d’esaltazione sono quei valori di sacrificio e di rinuncia che esse comportano. Guerre fortunate o sfortunate, noi oggi rendiamo omaggio al valore dí quanti, nelle ore tristi o liete, seppero credere nella resurrezione della Patria. Essi morirono perché noi fossimo liberi e ben lo sappiamo noi giulisci, che al loro sangue dobbiamo il nostro riscatto. E ci inchiniamo al sacrificio, esortando tutti a un doveroso tributo di ammirazione e di gratitudine, anche laddove il destino ci ha portato a fronteggiare nell’obbedienza situazioni di impreveduta ed estrema emergenza».
«Voi lo sapete: noi non abbiamo mai rinunciato, né sapremmo rinunciare – ha proseguito il presidente del comitato pro-motore – all’idea della Patria né al senso della nazione; ne ha dato un sublime esempio questa splendida figura, che Mascherini ha raffigurato macerata nel bronzo. Noi sentiamo la Patria nella sua unità spirituale e politica senza cedere alle ideologie della dissacrazione e della dissoluzione, Ma questa battaglia esige – ha continuato Bartoli, il cui discorso è stato spesso interrotto da calorosi applausi – un impegnativo intervento nella vita pubblica e privata, qualunque sia la nostra posizione e le nostre responsabilità sociali. Nessuno può restare indifferente e inerte di fronte alle insidie di ideologie oscure, tanto lontane dal nostro animo e dal nostro vivere civile».
«Celebrando oggi con Amedeo d’Aosta i grandi morti dell’Italia nel corso della sua storia, noi ricordiamo – ha concluso l’ing. Bartoli – al mondo odierno, che pcco sa, anche quell’Istria che vediamo al di là del golfo e qui moralmente presente; apriamo al grande mondo, che soppesa ogni suo gesto col falso metro della convenienza e del compromesso, la ricchezza dí una terra fulgida e ardente d’italianità; Trieste, che insieme al culto dei morti custodisce nella rea generosa matrice i diritti dei vivi. continuerà a battersi perché ogni ingiustizia sia riparata e sanata, e ciò nell’interesse della vera pace e comprensione tra i popoli che la società stessa in evoluzione raccomanda ed esige soprattutto dalle nuove generaeoni».
Sono seguite brevi parole del presidente dell’Associazione nazionale Arma Aeronautica, generale Urbani, il quale ha espresso l’orgoglio e la soddisfazione di tutti gli aviatori d’Italia, che ebbero il Duca d’Aosta come generale d’armata, per questo omaggio a lui tributato da Trieste, una città – ha detto – che sintetizza la nostra generazione e santifica i 600 mila morti tra i quali figura la tomba del Duca invitto; e ha auspicato che dall’eroe dell’Amba Alagi soprattutto i giovani sappiano trarre l’esempio di come si debba amare la Patria ed esaltare i valori morali. Un breve saluto è stato recato dal generale Vecchi, che ebbe il compito alta morte del Duca di darne l’annuncio dalla radio italiana e che ha recato il saluto degli africanisti.
A questo punto l’ing. Bartoli, dopo aver ringraziato a nome del comitato promotore quanti hanno cooperato alla realizzazione del monumento, ha consegnato ufficialmente la opera al sindaco Spacciali, il quale, nell’accingersi a parlare è stato fatto segno, da un settore del pubblico, di accoglienze ostili espresse anche rumorosamente; di fronte a tali dissensi, ha ripreso la parola Bartoli per invocare che la solennità, del momento non venisse turbata da echi di parte. E Spaccini: «Non me ne vado a casa – così si è rivolto ai suoi contestatori – perché mi onoro di essere il rappresentante autentico di questa città». E ha proseguito: «A nome della città di Trieste prendo in consegna questo monumento elevato a ricordo di Amedeo d’Aosta, triestino onorario per voto dell’Amministrazione comunale, la cui continuità nel tempo io mi onoro di rappresentare. Mi sia consentito rivolgere un invito a quanti sosteranno in futuro dinnanzi alla figura bronzea in cui Marcello Mascherini ha trasfigurato la virtù di lui uomo valoroso, di voler attingere dalla contemplazione di questo tormentato metallo e dall’idea morale che simboleggia, occasione per una meditazione opportuna. Il travaglio degli eventi umani tutto travolge e fa naufragare in oblio senza confini. La storia, col suo sicuro giudizio, recupera alla memoria solo il nome di chi in vita, ha testimoniato nudi valori. Non credo sia frutto di occasionale convinzione – ha concluso Spaccini, valutato infine da applausi – il credere che il nome di Amedeo d’Aosta sarà uno di questi».
E mentre la figlia del Duca d’Aosta, Margherita, scopriva il monumento, appena esaurite le note del «silenzio» fuori ordinanza suonato dalla banda nazionale dell’Aeronautica, nel cielo saettava, in quel preciso istante, la pattuglia acrobatica tracciando nel cielo di Miramare le scie tricolori. È seguita la benedizione dell’Arcivescovo mons, Santin e la deposizione di una corona d’alloro recante i nomi di Anna d’Aosta e delle figlie Margherita e Maria Cristina.
Alla solenne cerimonia hanno presenziato, fra le autorità, il commissario di governo nella Regione, prefetto Abbrescia, lo assessore Tripani per la Giunta regionale, l’assessore Passagnoli per la Provincia, il primo presidente della Corte d’appello, Renzi, il procuratore generale della Repubblica, Palermo, il comandante del presidio militare, gen. Manzi, e numerose altre personalità civili e militari. Presenti inoltre il senatore a vita Cesare Merzagora; l’ex capo di stato maggiore dell’Aeronautica, gen. Rernondino, in rappresentanza del IV stormo da caccia di Grosseto; il comandante del I stormo da caccia, gen. Locatelli, che fu superiore del Duca d’Aosta; il gen. Danieli, che fu l’ultimo aiutante di campo del Duca; lo scrittore Caccia-Dominioni e innumere-voli personalità militari, politiche e della cultura.
L’avvenimento ha ravvivato anche un particolare legame dei d’Aosta a Trieste: quello con «Foto Ceretti», che anche in quest’occasione, come in tutti i momenti più significativi del lungo soggiorno dei Duchi nella giostra città, ha avuto il compito di raccogliere nelle immagini questo ideale «ritorno» a Miramare.


