articolo e traduzione di Giovanni Lazzarini – foto di Simone Mirino (tranne la principale)
da www.europeanairshows.co.uk [ fonte ]

Comandante, quando parliamo di Frecce Tricolori parliamo di un’eccellenza italiana unica nel suo genere: la nazionale del cielo, gli ambasciatori del Tricolore nei cieli di tutto il mondo. Per Lei, che cosa significano le Frecce Tricolori?

Da un punto di vista personale, le Frecce Tricolori sono un sogno nato poco per volta che poi è diventato realtà: da ragazzo desideravo diventare un militare, solo in seguito ho scoperto che era possibile essere un militare e un pilota e le Frecce Tricolori hanno rappresentato una meravigliosa sfida nella mia carriera di pilota operativo. Sono a Rivolto dal 2012 e in questi dieci anni le Frecce Tricolori mi hanno regalato esperienze irripetibili: quanti i posti visitati, le persone incontrate, le emozioni che abbiamo saputo regalare ma soprattutto che gli altri hanno regalato a me.

Se ripenso al ragazzo che ero e all’uomo che sono oggi, so che devo ringraziare gli anni passati alla PAN per tutto quello che mi hanno permesso di imparare.

Ci può dare una sua definizione di volo acrobatico?

L’acrobazia aerea è la forma di volo che più di ogni altra esprime il connubio tra pilota e aeroplano e si fonda su una costante cura del dettaglio e ricerca della perfezione.

Attenzione però a non pensare che si tratti di una sfida personale tra il pilota e il suo velivolo: il nostro è un volo acrobatico collettivo.

Una definizione in uso negli anni ‘30, che abbiamo voluto riportare all’ingresso del nostro Comando per la sua importanza, definiva la formazione come un insieme di velivoli in cui l’individualità sparisce. Ognuno mette le proprie abilità al servizio della formazione, per rendere possibile quella meravigliosa danza aerea di dieci velivoli.

Nel 2020, con “Abbraccio Tricolore”, avete sorvolato tutta l’Italia colpita duramente dalla pandemia del COVID-19 dando speranza al popolo italiano. Di recente siete stati i protagonisti del video di presentazione delle Olimpiadi “Milano-Cortina 2026” trasmesso in mondovisione durante la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi invernali in Cina. Cosa si prova a portare in alto, così in alto, i colori della propria bandiera?

Come militari che hanno prestato un giuramento di fedeltà alla Repubblica e come membri delle Frecce Tricolori, che hanno il compito di rappresentare le capacità di tutta l’Aeronautica Militare, delle Forze Armate e dell’intero Sistema Paese, è un onore portare in alto il Tricolore, oltre che un’enorme emozione.

Emozione che ho avvertito particolarmente forte in occasione dell’ormai storico sorvolo dell’Abbraccio Tricolore, che ci ha consentito di mostrare vicinanza e di dare un segnale di speranza e unione agli italiani colpiti dalla pandemia. Sorvolare le città deserte e stendere un lunghissimo tricolore che ha idealmente unito tutta la penisola è stata un’emozione unica che nessuno di noi scorderà tanto facilmente.

Spesso la passione per il volo e per l’acrobazia aerea nasce fin da piccoli, quando alzando lo sguardo al cielo si rimane incantati nel vedere gli aerei volare. Soprattutto in Friuli, la terra che ospita la PAN, si cresce con gli aeroplani che volano sopra la testa. Lei che è Friulano, che emozione prova nel volare con le Frecce Tricolori nei cieli di casa?

In realtà, nonostante io sia nato in Friuli, sono cresciuto in Veneto, al quale sento di appartenere. Il mio legame con il Friuli però è forte: ho alcuni parenti qui, capisco abbastanza bene il dialetto, ma soprattutto mia moglie, la mia compagna di vita da quasi vent’anni, è friulana ed è qui che sono nati i nostri figli. Il Friuli Venezia Giulia ormai è la casa mia e della mia famiglia, oltre che la culla dove è nata l’acrobazia aerea oltre un secolo fa, e volare nei cieli di casa, sapendo di portare avanti una lunga tradizione, è un’emozione sempre forte, alla quale non credo mi abituerò mai.

Il periodo invernale è da sempre il fulcro dell’attività addestrativa della PAN. Ogni anno, tra una stagione e l’altra, vi è un nuovo ingresso e alcuni piloti cambiano la loro posizione all’interno della formazione. Trattandosi di un volo a vista basato quasi esclusivamente su riferimenti visivi, in alcuni casi è quasi come ricominciare da zero. Come si affronta tutto questo?

I nostri piloti, compresi i nuovi ingressi della stagione, sono piloti operativi provenienti dalla linea aerotattica dell’Aeronautica Militare Italiana, che vantano una grande esperienza maturata in oltre 10 anni di servizio. Ciononostante ogni anno, nel periodo invernale, l’addestramento riparte da capo, a ritmo costante ma graduale. Cominciamo con formazioni ridotte, eseguendo le manovre più semplici, aumentando via via il numero di velivoli e la difficoltà del programma. I piloti più esperti aiutano i giovani, tramandando un bagaglio di conoscenze consolidatosi in oltre 60 anni di storia. I debriefing dopo
ogni sessione ci aiutano a correggere gli errori.

A maggio, con l’avvio della stagione, siamo pronti a debuttare con la formazione al completo e ad eseguire l’intero programma acrobatico.

Parliamo del vostro compagno d’avventure: l’MB.339PAN, giunto ormai al suo quarantesimo anno in Pattuglia. Cosa rende questa macchina particolarmente adatta al volo delle Frecce Tricolori?

Le nostre acrobazie sono condotte pressoché interamente a vista, motivo per cui un velivolo tecnologicamente poco sofisticato è più che adatto all’uso.
In questo senso l’MB339 è il velivolo ideale, essendo un addestratore operativo tuttora usato dall’Aeronautica Militare per formare i propri piloti nelle fasi iniziali della carriera. È una macchina di vecchia generazione, con comandi interamente meccanici. È privo dei sistemi avionici che caratterizzano i moderni velivoli militari e che ci impedirebbero di realizzare quelle condizioni di volo inusuali necessarie alle nostre acrobazie. Inoltre, è un velivolo biposto, caratteristica che ci consente di ottimizzare l’addestramento dei nuovi piloti sfruttando l’esperienza dei più esperti.

In futuro, quando vi sarà la necessità di sostituire il 339, come pensa che avverrà il passaggio macchina? Il passaggio dal G.91 al 339 richiese ai piloti alcuni mesi di addestramento presso la scuola di volo di Lecce e solo successivamente, a piccoli passi, fu possibile passare al volo in formazione. Crede che con le nuove tecnologie, l’esperienza maturata ed una macchina più moderna la transizione sarà più semplice?

La transizione ad una nuova macchina non è mai un passaggio scontato, a prescindere dal grado di evoluzione tecnologica e dall’esperienza dei piloti collaudatori. In futuro, quando entrerà in linea una nuova macchina, sarà necessaria una fase di studio preliminare e poi di sperimentazione prima di poterla utilizzare per il nostro programma acrobatico, che verosimilmente richiederà di essere in parte adattato alle caratteristiche della nuova macchina.
Come in ogni nostra attività, il cammino sarà graduale.

Lei, oggi, durante le esibizioni non è più in volo ma a terra e ricopre un ruolo paragonabile a quello del direttore d’orchestra. Come vive l’esibizione delle Frecce Tricolori da questa prospettiva?

È una nuova sfida, dopo dieci anni si potrebbe pensare di sapere tutto ma in realtà non smetto di imparare qualcosa di nuovo ogni giorno.
Ora il mio compito è quello di dirigere il volo da terra e assicurarne la sicurezza, le tempistiche e la spettacolarità. Ma c’è molto altro oltre al volo: i dieci piloti sono solo gli attori che vanno in scena, mentre dietro alle quinte si svolge ogni giorno un imponente lavoro. Manutenzione, operazioni, materiali ed equipaggiamento, organizzazione amministrativa, pubbliche relazioni… come Comandante ho la responsabilità del lavoro di circa un centinaio di militari, senza i quali niente di quello che vedete in aria sarebbe possibile.

Una curiosità. Durante le celebrazioni del 60° Anniversario delle Frecce Tricolori, nella giornata di domenica, le condizioni meteorologiche non erano favorevoli. C’è un bellissimo scatto di Lei e l’allora Comandante Farina in cui vi si vede scrutare il cielo (vedi foto). Cosa vi siete detti in quei momenti?

Il tempo era decisamente incerto, aveva piovuto fino a pochi minuti prima e c’erano ancora diverse nubi in cielo. Il Comandante Farina ed io ci siamo consultati cercando di stimare quale fosse il programma acrobatico “volabile”, mettendo a fattor comune le ultime e preziose indicazioni fornite dal Servizio Meteo, poi lui mi hai detto “vai su e decidi tu”. Credo che questo sintetizzi bene il rapporto di fiducia reciproca che si consolida tra i piloti delle Frecce Tricolori, fiducia basata sulla consapevolezza del duro e costante lavoro svolto da ognuno di noi e dalla solidità dei valori e delle competenze che ci tramandiamo. Una volta decollati, ho deciso di svolgere il programma completo. Il cielo di lì a poco si è aperto e i nostri fumi tricolori si sono uniti alle meravigliose luci rosse del sole che tramontava su Rivolto. Il ricordo di quella giornata mi emoziona ancora.

Infine, un’ultima domanda: cosa direbbe ai ragazzi con la passione per il volo che vorrebbero intraprendere la carriera di pilota?

Sembra scontato ma non c’è niente di più vero: occorre impegnarsi al massimo delle proprie capacità in ogni cosa, anche quelle che potrebbero apparire meno importanti. Quello del militare e del pilota è un mestiere bellissimo, ma dietro all’immagine che tutti vedono si nascondono anni di duro lavoro, disciplina, sacrificio personale e dei propri cari. Non bisogna mai scoraggiarsi ma tenere a mente l’obiettivo. Vi assicuro che alla fine ne sarà valsa la pena.

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