Ultimo aggiornamento: 16 Aprile 2020

Le Frecce tornano a volare ma senza acrobazie a rischio

di Roberto Bianchin
da La Repubblica, 28 settembre 1990

RIVOLTO Tornano a volare nei cieli di casa le Frecce tricolori. Per festeggiare il trentennale della pattuglia acrobatica, l’aeronautica ha organizzato per domenica, nella base aerea di Rivolto (in provincia di Udine), dove hanno sede le Frecce, un grande air-show al quale parteciperanno sei formazioni di acrobati dell’aria: italiani, francesi, inglesi, svizzeri, spagnoli.

Ma la festa è contestata da comunisti, verdi e sinistra indipendente, che hanno chiesto al ministro della Difesa Virginio Rognoni di annullarla. I verdi hanno annunciato anche una manifestazione di protesta. Troppo vivo è ancora il ricordo della strage di Ramstein, due anni fa, quando l’aereo del solista delle frecce si abbattè sul pubblico e morirono tre piloti e 59 spettatori, mentre 368 persone rimasero ferite. E troppo viva è ancora l’impressione destata dalla tragedia, quella di Salgareda, vicino a Treviso, dove un aereo sovietico, poche settimane fa, precipitò su una casa durante uno show. Ci furono 2 morti (uno era il pilota) e 8 feriti.

Le manifestazioni acrobatiche sono un pericolo mortale che si può evitare solo vietandole hanno detto i Verdi perché la vita di civili inermi non può essere messa a repentaglio. Alla protesta contro l’air-show di domenica hanno aderito, insieme a parlamentari e ad esponenti politici locali, anche i sindacati, le Acli e una quindicina di sacerdoti e parroci di paesi del Friuli, tra cui Don Pierluigi Di Piazza, presidente del Comitato friulano per la pace.

“Chiediamo alle frecce tricolori un eroico segno di pace” scrivono i firmatari di un documento di protesta, diffuso alcuni giorni fa, dove invitano le autorità ad annullare l’air-show che tende a dissolvere la memoria storica delle numerose vittime che simili manifestazioni hanno provocato fra i piloti e gli spettatori. “Altre possibili morti” aggiungono “non sembrano preoccupare chi considera una necessità il perfezionamento tecnico ed acrobatico, e la loro rappresentazione spettacolare al di fuori di ogni criterio etico”.

Nonostante le critiche, alla base aerea di Rivolto confermano l’air-show contestato, e dicono che tutte le misure di sicurezza sono state prese. “È chiaro che l’impatto emotivo della tragedia di Salgareda è stato molto forte” ha dichiarato il colonnello Antonio Zanini, comandante della base “ma un’eventuale decisione di revoca potrebbe essere presa solo dallo stato maggiore dell’aeronautica”.

Domenica pomeriggio, dalle 14 alle 17, si alzeranno in volo gli svizzeri della Patrouille Suisse, gli spagnoli della Patrulla Aguila, i francesi della Patrouille de France, gli inglesi della The Red Arrows, gli italiani delle Alpi Eagles (un gruppo di civili, ex piloti delle Frecce) e infine, in chiusura, le Frecce Tricolori sui loro Aermacchi MB 339.

La pattuglia acrobatica nazionale ha cambiato volto dopo la tragedia di Ramstein, in Germania, quando era il 28 agosto dell’ 88 tre suoi aerei si scontrarono per una manovra sbagliata del solista, mentre stavano
eseguendo la figura del cardioide. Morirono il capo formazione Mario Naldini, il gregario sinistro Giorgio Alessio e lo stesso solista, Ivo Nutarelli. Seguirono molte polemiche. Poi un anno di silenzio, quindi una ripresa lenta, in sordina, senza solista, senza figure.

“Per fortuna lo standard medio del personale dell’aeronautica è tra i più alti del mondo, e questo ha permesso di rimettere in piedi la pattuglia senza troppe difficoltà” sottolinea il colonnello Gianfranco Da Forno, che per anni è stato il portavoce delle Frecce.

Adesso la pattuglia è stata ampiamente rinnovata: nuovo il solista, il capitano Maurizio Guzzetti, un varesino di 32 anni, duemila ore di volo all’ attivo. Nuovo il comandante, Luigi Lorenzetti, nuovo il capo formazione, Alberto Moretti, destinato a prendere il comando della pattuglia il mese prossimo. Sette, su tredici, i superstiti di Ramstein.

La pattuglia ha modificato anche le sue evoluzioni: niente più passaggi sopra il pubblico, niente più figure col solista che punta dritto il muso dell’ aereo verso gli spettatori, niente più bombe vicino alla gente, ma tutto così almeno assicurano a debita distanza.

In trent’ anni di attività, in fondo, in cui 78 piloti hanno dato vita a 1500 manifestazioni le Frecce hanno avuto due soli incidenti che hanno coinvolto il pubblico, quello di Ramstein e un altro in Gran Bretagna.

La manifestazione aviatoria di Rivolto, presenti anche cinque formazioni straniere

Duecentomila spettatori d'esibizione della pattuglia acrobatica

La festa per i trent'anni del gruppo - Un banale incidente ha costretto a terra uno dei 10 piloti - Ridotti al minimo i rischi, abolite le manovre sopra il pubblico, eliminata la «figura» più spettacolare del solista

di Gian Antonio Stella
da Corriere della sera, 1 ottobre 1990, p. 11

DAL NOSTRO INVIATO
RIVOLTO (Udine) — Nel giorno del grande ritorno, salutato da una folla straripante, la festa delle Frecce Tricolori è stata turbata solo da un cielo grigiastro e da una pallina di squasch. Quella finita in un occhio del capitano Stefano Rosa, 29 anni, secondo gregario di sinistra, messo fuori combattimento durante una partitina da un rimbalzo galeotto. Suspense fino all’ultimo momento, poi il medico ha tagliato corto: niente da fare, il recupero non era perfetto. E la pattuglia ha preso il volo azzoppata, con nove aerei invece di dieci. Dicono però che l’idea di sostituire il pilota titolare con uno della «panchina» non abbia neppure sfiorato il comando del 313 Gruppo addestramento acrobatico. Lo show era troppo delicato: meglio esagerare nella prudenza che lasciare trasparire la più piccola ombra di Improvvisazione.

E ieri le Frecce non potevano rischiare. Troppi anniversari, troppe ricorrenze, troppe polemiche, troppi fucili puntati addosso e pronti a sparare. Tre decenni esatti dalla nascita della pattuglia nazionale, due anni dalla tragedia di Ramstein, quando morirono tre uomini della formazione e una settantina di spettatori, solo venti giorni da quella di Salgareda, costata la vita a un pilota russo e a un giovane del servizio d’ordine.

I «verdi» avevano minacciato una manifestazione di protesta, della quale non si sarebbe poi vista traccia, i comunisti, gli stessi ambientalisti e alcuni parroci veneti e friulani avevano chiesto l’annullamento della esibizione acrobatica, alcuni deputati avevano presentato raffiche di interrogazioni parlamentari.

Insomma, era vietato sbagliare. Tanto più che il 6 raduno dei piloti delle pattuglie acrobatiche, organizzato per festeggiare il trentennale della Pan con la partecipazione delle squadriglie di Francia, Spagna, Gran Bretagna e Svizzera (oltre alle «Alpi Eagles», una formazione civile di ex-Frecce), doveva segnare anche un altro ritorno, denso di significato sia per gli amici sia per i nemici degli show aerei. Quello del «solista». Ruolo messo sotto accusa e provvisoriamente abolito dopo l’ecatombe di Ramstein, causata proprio da un errore di calcolo del solista di allora, Ivo Nutarelli, durante una «cardioide». Una figura di grande impatto spettacolare, ma rischiosa.

E i rischi, questa volta, sono stati ridotti davvero al minimo. Abolito il cardioide, cioè il disegno nel cielo di un grande cuore nel quale andava a conficcarsi il solista. Abolite le manovre sopra la testa degli spettatori, abolite le picchiate con il muso puntato verso la gente, aboliti i passaggi a volo radente. Ampie distanze di sicurezza tra il pubblico e le traiettorie dei caccia, chiusura della strada statale che costeggia la base militare, e «bonifica» di una grande area, con l’evacuazione momentanea dl qualche casa e addirittura di un albergo.

«Abbiamo voluto darci spontaneamente regole ancora più rigide dl quelle fissate a livello internazionale — spiegava Gianfranco Da Forno, per anni portavoce della Pattuglia acrobatica —. Anche a costo di rinunciare a qualcosina».

L’ultima dimostrazione sarebbe arrivata alla fine dello show delle Frecce, straordinario, che avrebbe dovuto concludersi con una «bomba»: l’ascesa rapida e il tuffo verticale dei caccia che si aprono a raggera come un fiore. La foschia, in quel momento, era troppo densa. E il numero è stato abolito.

Se la Pattuglia acrobatica sia riuscita a «fare la pace» con i suoi avversari è da vedere. Certo non aveva bisogno di farla con i suoi ammiratori. Una marea di decine dl migliaia di persone arrivate a Rivolto da tutta l’Italia in pullman, in macchina, in moto e in bicicletta. Duecentomila, secondo le prime stime. Code chilometriche all’uscita dei caselli autostradali, ingorghi su tutte le strade di accesso, immensi parcheggi stracolmi, bar e ristoranti e autogrill presi d’assalto.

Una grande festa popolare. Famigliole con la coperta da picnic e le grandi borse rigonfie di panini, vecchi con gli occhi lucidi, bambini a bocca aperta davanti alle prodezze dei caccia come tanti anni fa i loro bisnonni davanti a quelle degli assi delle prime «macchine volanti». Una moltitudine di gente che, incurante di ogni polemica, aveva una sola cosa da dire: bentornate Frecce.

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