da “Circolo della PAN” – Notiziario riservato ai Soci del Circolo della Pattuglia Acrobatica Nazionale
anno 21 – n° 37 – 1/02/2019 – p. 9 e segg.

1976 - le Frecce Tricolori sul G 91 PAN

Riprese della Troupe Azzurra dell’Aeronautica Militare
Operatori:
Giuseppe MONELLO, Lorenzo BALLANTI
Aiuto Operatore:
Leandro ALTAROCCA
Commento parlato:
Roberto SCALONI
Organizzazione generale:
Giancarlo FORTUNA
Musiche del Maestro:
Roberto PREGADIO
Regia:
Girolamo LA ROSA
Nel ritenere che il commento parlato scevro da sensazionalismi ed espressioni enfatiche, esprima con autentica e naturale semplicità l’idea dello “spirito” che accomuna il volo dei Piloti delle FRECCE TRICOLORI viene qui sotto integralmente riportato, segnalando altresì che la calda voce narrante fuori campo è di Renzo PALMER, pseudonimo di Lorenzo BIGATTI (attore, doppiatore e conduttore televisivo italiano).

“….. Il G 91 è ormai un personaggio famoso, per chi non lo conoscesse ancora,  comunque diciamo che il G 91 PAN è l’aereo della Pattuglia Acrobatica Nazionale e che alla sua sigla si aggiunge quella della Pattuglia per distinguerlo dai propri consimili in servizio presso altri Reparti dell’Aeronautica Militare e dai quali differisce in qualche particolare ad hoc per la funzione a cui è destinato.
Principali connotati: ala a freccia, apertura alare 8 metri e 56, lunghezza 10 metri e 29, velocità massima oltre 1.000 chilometri all’ora.
Giudizio di merito: docile ai comandi, agile, fidato sul lavoro, aggressivo quando occorre, un buon carattere insomma e quindi molti amici; fra i più intimi ed inseparabili gli Specialisti, per coloro che non lo sapessero gli Specialisti sono un po’ come i Tecnici delle macchine da corsa, qualcuno le ha progettate, altri le hanno costruite, altri ancora li pilotano, ma alla fine sono affidati a loro che sanno come trattarle, sono capaci di smontarle e rimontarle come una scatola di costruzioni, in poche parole il G 91 non ha segreti per lo Specialista e lui da parte sua ha, come si dice, l’occhio clinico per il G 91
… Ed ecco il momento della verità, in pista i magnifici 9 anzi 10, nove componenti la formazione più il “solista” stanno per decollare..… discusse ed acclamate le Frecce Tricolori, alias Pattuglia Acrobatica Nazionale, alias 313° Gruppo Addestramento Acrobatico si presentano da sole e ci pare che come presentazione non si potrebbe far di meglio … aggiungiamo solo che la Pattuglia Acrobatica è sì uno spettacolo e come tale va ammirato, ma è qualcosa di più, la Pattuglia è soprattutto un’espressione dell’Aeronautica Militare di cui se è vero che rappresenta la sintesi costituisce in ogni caso l’immagine più aderente al suo spirito… il volo, il volo dunque è il senso delle Frecce Tricolori come di tutti i Reparti dell’Aeronautica, da quella “caccia” poi l’acrobazia, anche se non così elaborata, fa proprio parte del mestiere….. ma lasciamo stare i discorsi importanti e torniamo alla Pattuglia … la ritroviamo nella “sala riunioni” dove ogni mattina incomincia la giornata tipo dei Piloti della Pattuglia Acrobatica Nazionale… a scanso di equivoci o di affascinanti quanto sorpassati luoghi comuni precisiamo subito che quando parliamo dei Piloti della Pattuglia intendiamo riferirci a dieci professionisti qualificati che provengono da vari Reparti dell’Aeronautica Militare e che hanno al loro attivo diverse centinaia di ore di volo con quel che ne deriva, tutto qua ..… detto questo osserviamoli in azione, le immagini nel nostro caso parlano più chiaro di qualsiasi  argomentazione anche se non dicono tutto perché, e non sembra un paradosso dietro a quel che mostrano, c’è una realtà molto più complessa ed articolata che ridotta all’essenziale significa: uomo ed organizzazione, a questo potremmo aggiungere addestramento, esperienza, lavoro e parecchie altre cose, ma ci fermiamo qui altrimenti il discorso ci porterebbe troppo lontano dalla Pattuglia Acrobatica … intanto si esibisce nella sua più classica formazione il “rombo” o se si preferisce il “diamante” e dal “rombo” ecco la prima trasformazione nel “cardioide” cioè la figura di un cuore tracciata dal fumo degli aerei nel cielo… è il saluto di inizio della Pattuglia Acrobatica Nazionale come dire: con affetto dalle Frecce Tricolori… a vederla la Pattuglia ci si dimentica quasi dell’ambiente, dei mezzi, delle condizioni in cui opera… è difficile pensare ad esempio che il Pilota durante le evoluzioni ha appena qualche attimo per controllare gli strumenti di bordo e tuttavia il fattore rapidità per lui così importante sembra annullarsi ai nostri occhi… su tutto domina l’armonia naturale nella composizione delle figure, nella dolcezza delle manovre, nel tempismo assoluto… ed a proposito di tempismo ecco il “solista”, in altre parole il libero della formazione, libero fino ad un certo punto s’intende, a lui spetta il compito di focalizzare l’attenzione quando la Pattuglia è fuori campo e fa di tutto per riuscirci…

dopo il “cardioide” la formazione si ricongiunge di nuovo a “rombo” con un perfetto incastro come se le due parti fossero spontaneamente attratte fra loro… e mantenendo inalterata la figura la formazione si avvita su se stessa, nel linguaggio ufficiale questo si chiama “tonneau” … ed ecco ancora il “solista”, il volo rovescio è una delle singolari variazioni sul tema; la Pattuglia è pronta per un altro exploit, questa volta esegue l’ “Apollo 313” un bel omaggio alle omonime imprese spaziali da parte del 313° Gruppo Addestramento Acrobatico, una specie di gemellaggio insomma… un nuovo intermezzo del “solista” che si esibisce in un lento “tonneau a sinistra” con il carrello estratto giusto in tempo perché la Pattuglia si prepari al passaggio successivo … eccola infatti mentre si trasforma da “calice” a “diamante” per poi puntare in cielo … ed ecco il “looping”, gli aerei praticamente si capovolgono in una curva verso il basso, con un brivido di emozione questa manovra venne battezzata al suo apparire con il nome di “cerchio della morte” e bisogna dire che all’epoca il nome non era tanto fuori luogo dato che il genere di macchine volanti a disposizione non si poteva giurare che una volta diretta verso il basso ce l’avrebbero fatta a tornare sù, oggi i termini sono cambiati di molto … conclusione: il rischio non fa più parte dello spettacolo, la sicurezza totale al 100% è la regola di base, al coraggio dei primi spericolati si è sostituito il perfetto addestramento dei professionisti di oggi, comunque una certa dose di sangue freddo, sia chiaro, è sempre meglio avercela … la Pattuglia intanto dopo un’altra parentesi del “solista” è tornata di scena con una formazione che ricorda la figura di un “cigno” … e siamo di nuovo al “solista” … 1, 2, 3, 4 “tonneau in quattro tempi” e via per far posto ancora alla formazione… eccola in una delle figura più acrobatiche il “doppio tonneau”, gli aerei scivolano fuori, si capovolgono in un giro completo e tornano a posto ….. è ancora di turno il “solista” in una vite veloce a tre giri … viene da chiedersi come facciano 9 aerei ad essere così ben sincronizzati da trasformarsi dall’una all’altra figura con tanta naturalezza e ricongiungersi ogni volta con tale apparente semplicità o per stare così vicini allineati, tanto vicini che in certi momenti le loro ali non distano più di tre metri … addestramento si dirà, d’accordo ma come … la risposta è più semplice di quanto si possa immaginare … a occhio non c’è nessun marchingegno che aiuti il Pilota … è lui che deve tener d’occhio il compagno accanto o quello di fronte o tutti e due ed allinearsi con loro secondo precisi punti di riferimento, semplice no … a questo punto il programma della Pattuglia segna il momento più spettacolare ed a giusto merito il più atteso … la “bomba” … ci siamo … fumi via … apertura “bomba” via … e non è finita, anche se ognuno se n’è andato per la sua direzione in pochi secondi sono di nuovo tutti sulla pista in un disegno geometrico di linee ed incroci a bassa quota….. infine il ricongiungimento a “rombo”, è chiaro qui il punto di riferimento intorno a cui serrano tutti gli aerei, mentre il primo rimane nel mezzo come centro della figura … resta fuori come sempre il “solista” ..… torniamo alla formazione il programma di volo è ormai concluso, mancano soltanto i saluti … sempre nello stile della Pattuglia si capisce … un’esibizione che ha in se qualche cosa di unico ed irripetibile ogni volta che si verifica e che non è mai la stessa ma è sempre un fatto originale come l’esecuzione ripetuta di un medesimo concerto … il “solista” intanto esegue un passaggio alla minima velocità di sostentamento, cioè per capirci, se va più piano .. si regge e non si regge insomma, ma lui non ha di questi dubbi … in una elegantissima virata, le ali perpendicolari al terreno, il raggio di curvatura costante, la formazione disegna un preciso semicerchio e si ripresenta lasciandosi dietro i tradizionali fumi tricolori ….. ecco il passaggio finale alla minima velocità di sostentamento, piano ed a bassa quota, carrello estratto … quasi una sfilata per mostrarsi ancora una volta più da vicino, mentre l’occhio attento e se occorre critico del Comandante non li lascia un momento….. siamo all’atterraggio, il “solista” è il primo a scendere, si avvicina dolcemente, quasi tocca … no, ci ripensa e tira sù di nuovo, un finto atterraggio … un’altra divagazione tanto per concludere … la formazione invece si apre regolarmente a “ventaglio” per l’atterraggio ..… uno dopo l’altro gli aerei toccano la pista … fuori il para-freno … bene; si chiude così l’esibizione delle Frecce Tricolori, la conclusione più immediata dopo averle seguite dal decollo all’atterraggio si riassume in due sole parole apparentemente in contraddizione: eccezionali e naturale, sulla prima non c’è niente da aggiungere siamo tutti d’accordo, l’esibizione a cui abbiamo assistito merita certamente l’aggettivo “eccezionale”, riguardo alla seconda invece vale la pena di precisare che per loro, per gli uomini della Pattuglia tutto quello che hanno fatto è assolutamente naturale e ciò che a noi è sembrato eccezionale per loro è spontaneo … naturale o eccezionale dipende dai punti di vista, ma solo insieme esprimono il senso compiuto delle Frecce Tricolori
la giornata di lavoro per la Pattuglia finisce qui, quando gli aerei sono a terra … addestramento e impegno restano in un certo senso nei confini dell’aeroporto, ma per chi l’ha vissuta questa giornata come tante altre in prima persona non tutto finisce qui …
In ciò che abbiamo visto c’è qualcosa che non fa propriamente parte della Pattuglia, ma costituisce il carattere individuale di quanti contribuiscono a dar vita alla realtà delle Frecce Tricolori, c’è l’abnegazione,  l’entusiasmo, la passione per il volo e perché no anche la fantasia, cose che non si lasciano in Aeroporto ne finiscono con l’atterraggio e sono tutte queste doti umane che fanno del Pilota non solo l’esperto conduttore dell’aereo, ma ne fanno soprattutto il sensibile interprete delle possibilità che il mezzo gli offre rendendolo capace di creare magnifiche immagini e suggestioni profonde …..”

1 commento

  1. Emozionante e bellissimo questo video, non lo avevo mai visto, inoltre con la magnifica voce del grande e indimenticabile Renzo Palmer. Evidenzia perfettamente l’assoluta e forse unica al mondo, bravura di tutti i piloti delle Frecce. Grazie.

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