Ultimo aggiornamento: 7 Maggio 2019

di Luigi Borgo
da “Sportivissimo – La rivista dello sport vicentino”, anno 9, n° 77, anno 2014

Incontro con il capitano Vigilio Gheser, maestro di sci e componente del mitico gruppo delle "Frecce Tricolori"

Conosco il capitano Gheser da quando era un atleta dello Ski Team Altopiani e si allenava per andare forte con gli sci e noi lo chiamavamo “Vigi”; poi l’ho visto allenarsi per diventare maestro di sci, come suo padre e come sono ben 4 dei suoi 6 fratelli. I Gheser di Lavarone amano la montagna e hanno lo sci nel sangue. Vigilio è diventato maestro di sci giovanissimo, appena compiuti i 18 anni, però aveva anche un’altra grande passione. Lo affascinava il mondo del volo, degli aerei. La sua nuova sfida
fu allora di diventare un pilota dall’aeronautica militare e per realizzare il suo sogno ricordo che ha cominciato ad allenarsi per superare il selettivo test d’ingresso che prevedeva prove scritte e orali di cultura e tutta una serie di test sulle capacità fisico-atletiche dell’aspirante pilota.

È vero che per alcuni test attitudinali essere un bravo sciatore ti ha aiutato?
Senza dubbio lo sci ha sviluppato in me un forte senso di equilibrio, la capacità di risolvere “conflitti” decisionali in condizioni di scarso comfort e di prendere scelte in tempistiche brevi, sviluppando l’istinto di agire ad “alte velocità”. Nell’iter di selezione e negli esami affrontati per entrare in Aeronautica e per diventare pilota militare ci sono prove per testare equilibrio, gestione dello stress ed emotività; credo che effettivamente mi abbia aiutato essere uno sciatore; lo sci è uno sport estremamente formativo sia a li-vello caratteriale che fisico.

Cosa altro ti ha dato?
Mi ha insegnato a stringere i denti, a sognare sempre qualcosa di più grande a cui aspirare, ad essere preciso, veloce e allo stesso tempo pratico. Nello sci come in volo velocità, precisione e fermezza sono doti fondamentali.

La tua formazione sportiva ti ha aiutato a diventare un pilota delle Frecce?
Il mio sogno era di diventare un pilota militare e, successivamente un pilota delle Frecce Tricolori. Lo sport ti aiuta a credere nei tuoi sogni qualsiasi siano, e ti insegna che solo attraverso un serio e continuo allenamento c’è la possibilità di raggiungerli. Nello sport nessuno ha vinto senza impegno, e questo lo si capisce fin da piccoli; è stata un’ottima scuola di vita.

Raccontaci la tua carriera, dopo il test di selezione….
Sono entrato in Accademia Aeronautica a Pozzuoli, dove ho seguito il Corso Piloti di Complemento, che prevedeva lo studio per circa 5 mesi di varie materie a carattere aeronautico, ma soprattutto l’indottrinamento militare che poi mi ha accompagnato per tutto l’iter previsto.
Poi subito alle scuole di volo, 3 mesi a Latina, 2 anni e mezzo a Lecce, dove ho volato sul primo jet (MB339), 7 mesi a Foggia per imparare il lavoro specifico su quel tipo di velivolo da caccia e poi sono stato trasferito a Treviso per 4 anni da pilota all’interno di uno dei Gruppi di Volo. Quindi sono tornato ad Amendola, in provincia di Foggia per 3 anni come istruttore su velivolo AMX e infine nel 2011 ho avuto la fortuna di provare le selezioni piloti per le Frecce Tricolori e … eccomi qui.

Hai partecipato a qualche missione di pace…
Ho avuto la fortuna di operare nel territorio afghano a protezione delle forze alleate e in fa-vore della popolazione locale, portando a casa un’esperienza indimenticabile, soprattutto a livello umano, toccando con mano tutto il supporto che l’Italia e le altre Nazioni della NATO danno ad una Nazione bisognosa come l’Afghanistan.

Come sei arrivato alle Frecce?
Rincorrendo un sogno passo dopo passo e non stancandomi mai di inseguirlo nemmeno nei momenti di difficoltà.

Cosa significa essere un pilota delle Frecce Tricolori?
Due sono gli aspetti, che a parere mio, caratterizzano un pilota del-le Frecce Tricolori: l’attività di volo militare, ma anche l’importante responsabilità di rappresentare la professionalità e i valori dell’intera Aeronautica Militare. Come pilota mi sento di dire che non è cambiato nulla rispetto al reparto in cui prestavo servizio prima; ogni giorno impieghi le tue risorse fino in fondo per fare il lavoro con la massima sicurez-za, ricercando di dare sempre il massimo proprio come fanno tutti gli equipaggi dell’Aeronautica Militare. Da “rappresentante” di Forza Armata sento un po’ il peso del-la responsabilità, ma alle spalle ho tutto il supporto del personale che giornalmente ci aiuta a svolgere i compiti istituzionali, rendendo gli impegni meno gravosi, un po’ come essere nella Nazionale di calcio…non sei mai solo!!!

Quanto vi allenate a terra e in volo?
La preparazione sta alla base di tutto, fatta di quotidiani addestramenti in volo, preceduti da importanti fasi anche a terra; proprio questo addestramento ricevuto ci permette di compiere manovre acrobatiche che personalmente ritengo eccezionali; è infatti grazie agli istruttori e a 50 anni di storia che giornalmen-te andiamo in volo e impariamo ad “emozionare”. Tutti i giorni quindi necessitiamo di sviluppare e mantenere le nostre abilità. Vista la particolare attività e l’esposizione a manovre che comportano accelerazioni, è inoltre necessario mantenere una forma fisica adeguata; personalmente mi alleno 3-4 volte a settimana per circa un’ora al giorno.

Come è la tua giornata da pilota?
Sveglia e colazione immanca-bile; alle 8.00 al lavoro: breve briefing preparativo alla giornata, a seguire briefing pre-volo e poi via in volo per mettere in pratica gli insegnamenti ricevuti. Dopo ogni atterraggio c’è un de briefing e la visione del filmato del volo, che ci permette di avere un feedback da cui partire per il volo successivo…poi solitamente mi reco in ufficio per un’ora durante la quale svolgo compiti di pianificazione. Pausa pranzo e dopo un caffè, un nuovo ciclo can briefing, volo, de-briefing e filmato ….a questo punto o termino il lavoro in ufficio oppure vado in palestra ad allenarmi, attività che però principalmente svolgo a casa!

Voi delle Frecce girate il mondo per le vostre esibizioni, quante sono all’anno? Qual è la più emozionante?
Effettuiamo circa 25 uscite a stagione (maggio-settembre); principalmente voliamo sopra l’Italia, ma siamo presenti in varie tappe in Europa. Per me la più emozionante è stata in Austria; volare in mezzo alle montagne, è stata un’emozione indimenticabile; spero di avere in futuro la fortuna di eseguire un sorvolo sopra le nostre montagne.

Riesci ancora a sciare?
Assolutamente sì, e ogni volta mi dà una gioia immensa!

È più bello sciare o volare?
Direi che un’attività completa l’altra. Nel lavoro difficilmente riesco a divertirmi nel senso “puro” del termine, vista la quantità di “pensieri”, parametri da controllare, sensazioni da gestire, ruoli da giocare e manovre da compiere …è però soddisfazione allo stato puro scendere e riconoscere nei filmati di aver svolto il lavoro come l’Aeronautica Militare si aspetta da te. Invece lo sci è emozione pura, sfiorare la neve, sentirti leggero e in controllo della situazione nonostante la velocità, ammirare le montagne e sentire nella gola e sulle guance il pizzicorino dell’aria gelida …
IMPAGABILE!!! ASSOLUTA-MENTE IMPAGABILE!!!

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