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Frecce Tricolori in Libia, è polemica - La Russa: «Impegno da rispettare»

I Radicali: «Su che voci di bilancio vengono spalmate le spese?». L'Idv: «Vergognoso regalo a Gheddafi»

da ilcorriere.it — 24 agosto 2009 [ fonte ]

ROMA – Il viaggio in Libia di Silvio Berlusconi continua a suscitare polemiche. E nonostante le parole del ministro degli Esteri Franco Frattini, che domenica ha spiegato come si tratti di una visita «più che necessaria», la questione solleva ugualmente molteplici perplessità, dopo la liberazione del terrorista di Lockerbie e l’accoglienza trionfale riservatagli da Tripoli. Ora anche un altro aspetto della visita del premier in Libia, in programma a fine agosto, sembra destinato a diventare un caso: quello cioè dell’esibizione delle Frecce Tricolori a Tripoli, in occasione del 40esimo anniversario della presa del potere da parte del colonnello Gheddafi, in programma il primo settembre. Il premier italiano non sarà presente alle celebrazioni (ripartirebbe la sera prima) ma il governo italiano manderà una pattuglia delle Frecce (che qualche giorno fa si è esibita anche a Mosca). Insorgono in particolare i radicali e l’Italia dei Valori che parla di «vergognoso regalo al dittatore Gheddafi».
L’INTERROGAZIONE DEI RADICALI – «Quanto costa la trasferta delle Frecce Tricolori?» chiedono i senatori radicali nel gruppo del Pd Marco Perduca e Donatella Poretti in un’interrogazione al ministro della Difesa. E La Russa risponde: «L’esibizione di Tripoli costa quanto una a Trieste, anzi forse anche meno». Nell’interrogazione, Perduca e Poretti chiedono di sapere «quale sia il bilancio annuale della pattuglia acrobatica; se questo, in virtù della crisi, abbia subito dei ridimensionamenti come tutte le altre voci del comparto Difesa; in particolare il dettaglio del calendario delle esibizioni dell’ultima settimane del mese d’agosto; quanto questa verrà a costare e su quali voci del bilancio dello Stato i costi delle manifestazioni agostane verranno spalmati; quali misure di sicurezza vengono schierate in occasione di esibizioni multinazionali e chi garantisce tale sicurezza». «La visita del presidente Berlusconi al grande amico dittatore Muammar Gheddafi dovrebbe aiutare a capire, tra le altre cose – afferma poi Marco Perduca -, come procede l’entrata in vigore del trattato Italia-Libia, un accordo che, contrariamente a quanto sbandierato anche dai ministri Maroni e La Russa, avrebbe dovuto bloccare le fughe dei disperati d’Africa, ma che proprio in questi giorni ha appalesato la sua totale inefficacia confermando quanto denunciato dai Radicali alla Camera e al Senato in sede di Ratifica del Trattato».
LA RISPOSTA- «L’esibizione delle Frecce Tricolori a Tripoli è un impegno che il Governo ha assunto sulla base di una richiesta venuta dalla Libia» e «non si è mai discusso di annullarla». Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, risponde anche sui costi: «I Radicali basta che consultino una carta geografica per scoprire che la Libiaè molto vicina, l’esibizione aTripoli costa come un’esibizione a Trieste, anzi forse anche meno». E aggiunge: «Abbiamo accolto la richiesta della Libia perché per noi è importante che dopo tante vicissitudini, dopo che per lungo tempo il governo libico ha messo in atto una politica anti italiana vi siano adesso rapporti bilaterali nell’abito dei quali la richiesta di un’esibizione delle Frecce Tricolori è un chiaro riconoscimento all’eccellenza italiana». E annuncia anche di voler chiedere una più congrua compensazione economica per gli italiani espulsi
Corriere della Sera dalla Libia: «Alla prima riunione del Consiglio dei ministri voglio richiedere che si decida un risarcimento più adeguato per gli italiani espulsi a suo tempo dalla Libia. Un risarcimento per loro è già stato deciso ma è troppo simbolico, deve essere più adeguato».
«IL PREMIER NON VADA IN LIBIA» – Qualche giorno fa anche il deputato radicale Matteo Mecacci ha chiesto al governo italiano di non partecipare alle celebrazioni per la firma del trattato di amicizia con la Libia. «Le celebrazioni organizzate dal regime libico per accogliere Al-Megrahi dopo il suo rilascio da parte delle autorità scozzesi sono uno spettacolo che il ministro degli Esteri inglese, David Miliband, ha giustamente definito “avvilente”», ha detto Mecacci. «Da parte italiana – ha precisato – si pongono adesso alcune questioni sulle quali
occorre un pronunciamento chiaro che indichi quale sia la politica estera del nostro governo. Intende davvero il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, partecipare alle celebrazioni della Firma del Trattato di Amicizia con Gheddafi il prossimo 30 agosto, dopo lo spettacolo di ieri? E intende, il nostro governo far sfilare nel cielo libico le Frecce Tricolori, anche mentre il dittatore libico fa celebrare come un eroe il colpevole dell’attentato di Lockerbie che è costato la vita a centinaia di cittadini innocenti?».
LA PROTESTA DELL’IDV – Anche l’Italia dei valori protesta contro l’ipotesi di un invio in Libia della pattuglia acrobatica. «Assurdo inviare le Frecce Tricolori a Tripoli, è un vergognoso regalo al dittatore che pochi giorni fa ha accolto come un eroe il terrorista responsabile della strage di Lockerbie – ha commentato il capogruppo dei dipietristi alla Camera, Massimo Donadi -. Abbiamo chiesto a Berlusconi di annullare la visita in Libia, Frattini ha risposto che è indispensabile. La partecipazione della pattuglia acrobatica nazionale, però, è davvero troppo. L’Italia non può contribuire a celebrare il regime di Gheddafi».
GRAN BRETAGNA – Intanto, dopo le polemiche sul rilascio dell’autore dell’attentato di Lockerbie Abdelbaset al-Megrahi, Buckingham Palace ha annunciato che il principe Andrea non andrà in Libia. Il terzogenito della regina Elisabetta II aveva programmato di recarsi a Tripoli ai primi di settembre, ma non era stato preso alcun accordo definitivo. Con un asciutto comunicato il palazzo reale britannico ha fatto sapere che «non ci sono piani per una vista del Duca di York in Libia». La Bbc aveva anticipato qualche giorno fa che il viaggio era in forte dubbio. La visita aveva lo scopo di promuovere i rapporti commerciali tra Londra e Tripoli.

Libia, annullata prova Frecce Tricolori

Tripoli: stop per motivi di sicurezza - La Russa: «Nessun risvolto politico»

da lastampa.it – 31 agosto 2009 [ fonte ]

TRIPOLI – Le autorità libiche hanno cancellato «per motivi di sicurezza» l’esibizione di oggi delle Frecce Tricolori e di altre pattuglie acrobatiche a Tripoli, che doveva essere una sorta di prova generale delle manovre acrobatiche previste per domani in occasione del 40° anniversario della Rivoluzione Verde. «Eravamo già sugli aerei quando la torre di controllo ci ha detto prima di spegnere i motori, e poi che l’intera manifestazione aerea era annullata, senza dare ulteriori spiegazioni», ha detto il tenente colonnello Massimo Tammaro, comandante delle Frecce Tricolori.
Solo in un secondo momento i piloti sono stati informati del fatto che alla base della decisione da parte libica vi erano motivi di sicurezza per la presenza dei capi di Stato e di governo africani riuniti in un vertice a poca distanza dal luogo dell’esibizione. Per il momento resta confermato il sorvolo della parata militare in programma domani.
A escludere «risvolti politici» nella decisione libica è stato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, raggiunto al telefono dai giornalisti: «Dietro l’annullamento della prova generale delle Frecce tricolori per la festa a Tripoli non ci sono stati motivi diversi da quelli organizzativi e di sicurezza». La Russa ha sottolineato che «le autorità libiche hanno annullato tutte le prove di esibizioni aeree, e non solo quella italiana», per evitare il sorvolo della sede del vertice dell’Unione africana. Una decisione presa per motivi di sicurezza, forse anche in considerazione del forte vento che spirava sulla capitale libica. Al momento risulta confermata l’esibizione di domani. Le Frecce tricolori si erano già esibite nei cieli libici domenica pomeriggio durante le celebrazioni per il primo anniversario del trattato d’amicizia italo-libico.

«Siamo italiani, no al fumo verde» - Prove cancellate per le Frecce

La risposta alle richieste dei libici per l'esibizione a Tripoli

di Lorenzo Fuccaro
da corriere.it — 01 settembre 2009 [ fonte ]

TRIPOLI — «Shut down the engine, you have a delay». Per ben due volte il comandante delle Frecce Tricolori, Massimo Tammaro, che stava rullando sulla pista dell’aeroporto militare di Maitiga ha ricevuto dalla torre di controllo l’ordine di spegnere i motori degli Aermacchi. Con la terza comunicazione è giunto anche l’ordine di rientrare perché l’esercitazione era cancellata. Quella di ieri, sul cielo di Tripoli, doveva essere la prova generale della manifestazione acrobatica che la nostra pattuglia — che tutto il mondo ci invidia per la sua abilità — avrebbe dovuto fare per i festeggiamenti odierni in occasione dei 40 anni della rivoluzione verde che portò al potere il colonnello Muhammar Gheddafi. E il colore verde potrebbe essere all’origine della cancellazione. Da tempo, infatti, le autorità libiche chiedono che le Frecce scarichino scie di fumo verde durante le acrobazie previste per i festeggiamenti in onore dei 40 anni di potere del Raìs. Ma la risposta è sempre stata la stessa: un cortese ma fermo no. Anche ieri, durante il consueto briefing che precede un’esercitazione, Tammaro si è sentito fare la medesima richiesta. E anche ieri ha risposto: «Noi siamo italiani e abbiamo una disposizione ferrea. I fumi che possiamo scaricare sono bianchi o tricolori, come la nostra bellissima bandiera».
Insomma, tutto lascia intendere che potrebbe essere questo diniego all’origine della decisione libica di sospendere i voli acrobatici. Anche se ufficialmente nessuno vi fa riferimento, nemmeno gli italiani. Lo stesso Tammaro, in una improvvisata conferenza stampa nella nave albergo che ospita gli uomini della pattuglia, spiega che la ragione è «tecnica» dopo essersi consultato con lo stato maggiore dell’aeronautica militare italiana, l’ambasciatore Francesco Tupiano e il ministro della Difesa Ignazio La Russa. «In una zona della città, di fronte al mare, — dice l’ufficiale — è ancora in corso il vertice dei capi di Stato africani e quindi per motivi di sicurezza ci è stato comunicato che tutti i voli erano stati sospesi». Tutti i nostri, militari e politici, ne prendono atto. Ragioni di opportunità invitano ad accettare per buono quanto hanno sostenuto i libici perché è del tutto plausibile la loro tesi visto che sul lungomare, sotto una tensostruttura, la stessa che domenica ha ospitato la cena tra Gheddafi e Silvio Berlusconi, si svolge il vertice dei leader dell’Unione africana.
Dal punto di vista diplomatico si vogliono evitare incidenti perché si sa quanto siano imprevedibili i dirigenti libici e quanto talvolta paiono capricciose se non addirittura eccessive le loro richieste. Ecco perché si fa finta di credere a questa versione e ci si dimentica che ieri mattina, proprio sulla stessa porzione di cielo prospiciente la zona del summit panafricano hanno volteggiato per una buona mezzora tre aerei leggeri di fabbricazione francese. I rapporti di buon vicinato e la possibilità di fare buoni affari consigliano quindi di essere prudenti. Ecco perché, a meno di impreviste novità, il programma messo a punto per lo show delle nostre Frecce resta inalterato e si compone di sette «figure», alcune come il giro della morte «a triangolone» ripetuto due volte. I nove Aermacchi concluderanno con un passaggio spettacolare che mette i brividi per la sua bellezza. In formazione «Alona con carrello estratto» scaricheranno una fumata tricolore sulle note del «Vincerò» cantate da Luciano Pavarotti.

Frecce, braccio di ferro Libia-Italia - Poi l'esibizione

Tripoli insisteva per la sola scia verde, il colore della rivoluzione di 40 anni fa - Gli interventi di La Russa e Berlusconi. Alla fine acrobazie bianco-rosse-verdi

da repubblica.it — 01 settembre 2009 [ fonte ]

TRIPOLI – Alla fine le Frecce Tricolori hanno esibito nel cielo di Tripoli la classica fumata bianca, rossa e verde. sul colore del fumo si è risolto con il rispetto della tradizione italiana. il tricolore al posto del verde, colore della rivoluzione di Gheddafi di cui oggi cade il 40esimo anniversario .
La polemica era nata ieri: “Non ci alzeremo in volo se le Frecce tricolori non potranno stendere il fumo bianco rosso e verde”, aveva detto il comandante della pattuglia acrobatica italiana, il tenente colonnello Massimo Tammaro. D’altronde il premier Silvio Berlusconi era stato più che chiaro: “O la scia tricolore, o non si vola”.
Era stato il ministro della Difesa Ignazio La Russa ad annunciare all’ambasciatore della Libia in Italia Abdulhafed Gaddur, che le Frecce tricolori si sarebbero esibite a Tripoli solo esponendo il fumo bianco, rosso e verde della bandiera italiana. “Abbiamo fatto così in tutti i Paesi del mondo dove le Frecce tricolori si sono esibite”, aveva detto La Russa.
Il decollo, che in un primo momento era previsto intorno alle 16.20, è stato ritardato alle 18 ma l’esibizione è stata emozionante come sempre. Davanti a migliaia di spettatori sul lungomare di Tripoli, la pattuglia acrobatica è sfrecciata per dodici minuti, tingendo il cielo della città dei colori italiani.

Tricolore in volo su Tripoli - Chiusa la querelle sulle Frecce

La pattuglia acrobatica nazionale ha steso sopra la capitale libica i colori della nostra bandiera

da corriere.it — 02 settembre 2009 [ fonte ]

TRIPOLI – Una scia bianca rossa e verde nel cielo della capitale libica, all’inizio (anche se non previsto) e alla fine dell’esibizione: si chiude così la querelle sulla performance delle Frecce Tricolori a Tripoli in occasione del 40esimo anniversario della rivoluzione Verde che portò al potere Muammar Gheddafi. La pattuglia acrobatica italiana ha aperto e chiuso con una fumata tricolore lo show aereo cui hanno preso parte velivoli militari e civili italiani, francesi, portoghesi e serbi. Le Frecce hanno eseguito solo un ‘looting’ e una manovra ‘schneider’ (virate in formazione), esibendosi solo per pochi minuti e non nel programma previsto inizialmente di dieci-dodici minuti. «La decisione di eseguire un programma ridotto è stata presa oggi nel corso del briefing dei piloti di tutte le pattuglie acrobatiche, considerato anche che la parata militare è molto lunga», ha detto il portavoce della pattuglia, il capitano Andrea Saia. Dopo una giornata convulsa «tutto si è risolto nel migliore dei modi» ha detto il ministro della Difesa Ignazio La Russa, soddisfatto per come si è concluso il braccio di ferro sulle Frecce Tricolori a Tripoli. Il ministro ha sottolineato che «il vero successo è che l’esibizione è avvenuta con il pieno consenso della Libia, nel rispetto degli ottimi rapporti di amicizia che ci sono tra i due paesi».
IL CASO – La Libia aveva chiesto inizialmente che le Frecce scaricassero strisciate di fumo verde durante le acrobazie in onore del Raìs. Richieste che avevano sollevato un vero e proprio caso soprattutto dopo il no netto del comandante della pattuglia acrobatica, maggiore Massimo Tammaro. «Le Frecce si alzeranno in volo a condizione di poter concludere la performance con i colori della bandiera italiana» era stato in sostanza l’avvertimento di Tammaro. A sbloccare l’impasse sono state le parole dell’ambasciatore libico in Italia, Abdulhafed Gaddur: «Le Frecce voleranno con il Tricolore» ha annunciato poco prima dell’esibizione della pattuglia italiana. In Italia, ha osservato anche l’ambasciatore, «c’è gente che vive di polemiche». E alle polemiche ha fatto riferimento anche il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, al termine della performance italiana: «Quanti in Italia avevano alimentato sterili polemiche vengono ancora una volta smentiti – ha detto Gasparri -. Evidentemente -ha aggiunto – a qualcuno dà fastidio che l’Italia sappia sviluppare sulla scena internazionale con tutti gli interlocutori una linea che privilegia i buoni rapporti, ma anche la difesa del proprio ruolo e dei propri principi. Anche questa volta – ha concluso – i bugiardi dovrebbero chiedere scusa».
I DUE GOVERNI – Nel braccio di ferro tra la Libia e l’Italia sulle Frecce, la posizione di Tammaro si è rivelata assolutamente in linea con quella del governo italiano: lo stesso Silvio Berlusconi è intervenuto sulla questione prima dello show a Tripoli per dire che gli aerei avrebbero dovuto chiudere la propria esibizione con la tradizionale fumata tricolore e che altrimenti non se ne sarebbe fatto nulla. Prima di lui era stato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, a far sapere di avere confermato all’ambasciatore della Libia in Italia la disponibilità alla performance dei nostri aerei. «Ho altresì confermato – aveva aggiunto – che le modalità dell’esibizione della pattuglia italiana sono le stesse sempre, rispettate in tutti i Paesi del mondo dove le Frecce Tricolori si sono esibite».
«L’OMAGGIO DEGLI ITALIANI» – I festeggiamenti fanno di Tripoli una città è blindata. A ogni angolo di strada e sulle facciate degli edifici sul lungomare ci sono luminarie, bandiere e maxi-affissioni che celebrano ’Al Fatah’, «la conquista» del primo settembre di quarant’anni fa. Il colonnello ha voluto fare le cose in grande. A partire dalle 16, secondo il programma ufficiale, hanno preso parte alla parata schieramenti di fanteria e della marina, nuclei di sommozzatori, mezzi corazzati terrestri e cingolati. Presenti i leader dell’Unione Africana, tra cui il presidente sudanese Omar al-Bashir e altri capi di Stato come il venezuelano Hugo Chavez. In questo contesto, l’esibizione delle Frecce – insieme agli aerei militari di altri paesi come Francia, Portogallo e Serbia – assume, nell’ottica libica, un forte significato simbolico. Lo stesso Gheddafi lo ha sottolineato, domenica, nell’incontro con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per il Giorno dell’amicizia italo-libica (come riporta l’agenzia Jana): «I piloti italiani che in passato venivano a bombardare la città di Tripoli – ha osservato il colonnello – oggi vengono a congratularsi con il popolo libico per i 40 anni della Rivoluzione».
LA «DIPLOMAZIA COMMERCIALE» – Berlusconi, che ha lasciato la Libia nella tarda serata di domenica e non ha preso parte alle celebrazioni di martedì, era tornato sull’importanza della visita a Tripoli in un’intervista a Giornale, replicando alle polemiche dell’opposizione: «Sono critiche come sempre fuori luogo – ha affermato il premier – E arrivano da chi è stato amico dell’Unione Sovietica e della Cina comunista ed è ancora amico di Fidel Castro». Berlusconi ha parlato poi di «risultati straordinari» della «nostra diplomazia commerciale» e cita l’autostrada (di 1.700 chilometri, ndr) che collegherà Egitto e Tunisia, affidata a imprese italiane «mentre l’Ansaldo Breda fornirà la parte tecnica dei treni ad alta velocità che serviranno tutte le più importanti città libiche».
EUROPA ASSENTE – Alla cerimonia di Tripoli non sono presenti nemmeno gli altri leader europei, che hanno preferito tenersi alla larga dopo la scarcerazione per motivi umanitari, la scorsa settimana, da parte delle autorità scozzesi di Al Megrahi, l’ex agente dei serivizi libici condannato all’ergastolo per l’attentato di Lockerbie del 1988, costato la vita a 270 persone. L’accoglienza riservata da centinaia di libici a Megrahi, malato terminale di cancro alla prostata (l’uomo è stato ricoverato ieri sera, e stando a fonti libiche sarebbe in fin di vita), dopo il rientro in patria ha scatenato cori di disapprovazione nella comunità internazionale. Il governo inglese aveva espresso la sua indignazione e Gordon Brown aveva avvertito Tripoli che l’eventuale presenza, poi smentita, di Al Megrahi alle celebrazioni in onore di Gheddafi avrebbe provocato un incidente diplomatico. Ora la Libia tenta di ricucire. E’ di oggi la notizia, riportata dall’Independent, che Tripoli potrebbe risarcire le famiglie delle vittime dei terroristi nordirlandesi dell’Ira, a titolo di compensazione per il ruolo avuto nel passato nel sostegno e nella fornitura di armi per gli attentati. Un accordo nel merito, però, non sarebbe ancora stato raggiunto.
COREOGRAFIE IN PIAZZA – Tornando alle celebrazioni di Tripoli, segue la parata, alle 19.30, la cena dell’Iftar (che al tramonto interrompe il digiuno del Ramadan) in una mega-piattaforma galleggiante. In serata, poi, dalle 21.30 è in programma un maestoso spettacolo nella centralissima Piazza Verde sulla storia libica degli ultimi 5mila anni (dai fenici ai romani, fino alla civiltà araba): circa 300 tecnici stanno lavorando da due settimane all’allestimento dell’imponente coreografia con cammelli, cavalli, elefanti, palloni aerostatici e 400 artisti, fra attori e ballerini. Pubblico previsto: 250mila persone.

Freccia trevigiana in Libia «In cielo eseguo gli ordini »

La risposta alle richieste dei libici per l'esibizione a Tripoli

di Silvia Madiotto
da corriere.it — 02 settembre 2009 [ fonte ]

TREVISO — C’era anche un trevigiano in volo sui cieli della Libia: il capitano pilota Fabio Martin, 32 anni, è il gregario destro delle Frecce Tricolori che hanno dipinto l’aria di Tripoli coi colori della bandiera italiana.
Ieri pomeriggio la pattuglia acrobatica militare ha solcato l’aria africana con lo spettacolo che lascia col naso all’insù migliaia di persone. Raggiunto telefonicamente proprio prima del decollo, Martin ha commentato con poche parole la delicata querelle che ha visto lui e i suoi compagni di volo involontari protagonisti. «Eseguiamo gli ordini – ha detto – che ci vengono dati, vedrete in cielo quali saranno». Ed è stato un tripudio di rosso, bianco e verde.
Il caso scoppiato nei giorni scorsi con il leader libico Muammar Gheddafi si è concluso nel migliore dei modi, senza polemiche o strascichi politici: la richiesta di un’unica scia verde non è stata accontentata, gli aerei italiani non hanno rinunciato alla loro vocazione, e i rapporti internazionali non hanno riportato alcuna conseguenza. Martin ha volato a bordo del Pony 8: una posizione centrale per lui, nella composizione aerea, e la realizzazione di un sogno che lo accompagnava fin da bambino. Il capitano è nato il 6 luglio 1977 a Treviso, e poco lontano dalle mura cittadine abita ancora la sua famiglia; ha conseguito il diploma al
liceo scientifico Da Vinci e la laurea in scienze politiche a Padova. Nel 1996 è entrato nell’Accademia Aeronautica nel corso “Turbine IV”, seguendo una passione che lo accompagnava sin da quando aveva 8 anni e il padre lo portò con sé a Rivolto, nella provincia udinese, a vedere le Frecce Tricolori.
Un obiettivo perseguito con grande impegno e dedizione, quello di Martin, proveniente dal 51esimo Stormo di Istrana e che vanta milleseicento ore di volo. Dal 2006, quando aveva 29 anni, fa parte della pattuglia acrobatica: è l’unico veneto attualmente in forze alle Frecce Tricolori ed è fra i più giovani nel gruppo di piloti scelti. L’occasione per lo show di ieri è stata il quarantesimo anniversario della rivoluzione che portò al potere Gheddafi, detta anche la rivoluzione verde, come la scia che il Raìs voleva solcasse i cieli di Tripoli: il colore non solo della Libia, ma dell’Islam. La sua richiesta, poi corretta dalle dichiarazioni del­l’ambasciatore libico a Roma, aveva sollevato un caso sul quale era immediatamente intervenuto il comandante delle Frecce Tricolori Massimo Tammaro: la performance si sarebbe dovuta svolgere come di consueto, o in caso contrario nessun pilota si sarebbe alzato in volo. Sulla stessa posizione si erano espressi ieri il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, sostenendo l’imprescindibilità della tradizionale fumata tricolore durante l’esibizione aerea, e il ministro della Difesa Ignazio La Russa, il quale aveva confermato che le modalità sono sempre le stesse, «rispettate in tutti i Paesi del mondo dove si sono esibite». La situazione era estremamente delicata: le prove generali erano state ritardate due volte, prima di essere definitivamente sospese lunedì sera. Per questo quello del ministro era sembrato quasi un ultimatum, che lasciava intuire un precoce rientro dei piloti se le condizioni dell’accordo non fossero state rispettate. Dopo gli interventi del Governo italiano e i chiarimenti con le rappresentanze libiche, finalmente il via libera di ieri: i militari dell’aeronautica si sono limitati ad applicare le direttive superiori, come ha confermato prima del decollo Martin. E così la pattuglia italiana ha aperto e chiuso la propria esibizione col tricolore. Nate nel 1961, le Frecce Tricolori sono uno dei vanti dell’Aeronautica Militare. Il prossimo appuntamento per vederle in cielo è per domenica 6 settembre, a Montichiari (Brescia) al quale seguirà l’esibizione di Ragusa il 13 settembre. Dal 15 al 19 novembre i piloti italiani saranno impegnati al Dubai Air Show, negli Emirati Arabi.

L'Italia, il dittatore di Libia e le Frecce Tricolori

da adige.it — 01 settembre 2009 [ fonte ]

Intervengo a proposito del recente impegno della nostra pattuglia acrobatica in Libia per festeggiare il 40° anniversario della rivoluzione che portò al potere il colonnello Gheddafi. Per noi non c’è proprio nulla da festeggiare, visto che il dittatore che 40 anni fa aveva cacciato migliaia di Italiani è ancora saldamente al potere, oltretutto al prezzo di metterci contro le maggiori diplomazie occidentali che come gli elefanti hanno la memoria lunga e domani certamente ci presenteranno il conto. Vorrei però segnalare un aspetto certamente secondario della vicenda, ma che tuttavia mi ha lasciato alquanto perplesso. I Libici avrebbero voluto una pattuglia acrobatica «monocolore», che cioè lasciasse una scia solo verde, il colore della loro bandiera e dell’Islam. A quel punto si sono alzate molte voci, che condivido pienamente, contrarie all’esibizione della nostra pattuglia, comprese quelle degli stessi piloti interessati. Prendendo per buona la versione diffusa dai mezzi di comunicazione, sembra che essi abbiano dichiarato che «…non avrebbero accettato di volare a quelle condizioni perché, appartenendo essi alle Frecce Tricolori, avrebbero sempre usato il bianco, il rosso ed il verde». Spero tanto che si sia trattato di un’invenzione, o almeno di un’esagerazione giornalistica, perché altrimenti ci sarebbe da preoccuparci seriamente. I migliori piloti, coccolati dall’Aeronautica ed ammirati dalla gente, il cui addestramento costa ai lavoratori ed ai pensionati un mucchio di euro e di sacrifici, si permettono di fare i «fighetti» per il colore che si lasciano alle spalle, contribuendo così magari ad un incidente diplomatico? Ma siamo diventati tutti matti? Essi fanno parte a tutti gli effetti ed in maniera organica delle Forze Armate, e perciò non si dovrebbero permettere di entrare pubblicamente nel merito delle decisioni che li riguardano, neppure per «eccesso di patriottismo».
Alberto Baldessari – Folgarìa
Da 40 anni in Libia vige la dittatura di un istrione narcisista, che ha imposto un duro regime islamico, cancellando ogni libertà ed ogni rispetto del diritto, a cominciare da quello degli italiani nati in Libia, derubati dei loro beni, perseguitati ed espulsi dall’oggi al domani. Per celebrare le gesta di questo bulletto da circo, finanziatore negli anni del terrorismo, alimentatore di scontri etnici e religiosi (l’ultima sparata ieri l’altro, quando ha accusato Israele di essere la causa delle guerre d’Africa), il governo italiano ha assicurato la sua presenza al più alto livello (la partecipazione del premier in persona) inviando come premio supremo le Frecce tricolori, simbolo tra i più amati dell’Italia nel mondo. Non pago dell’immeritata gratitudine del governo italiano nei suoi confronti, il dittatore Gheddafi ha anche preteso che le Frecce tricolori sfilassero al suo comando glorificando il verde emblema della «rivoluzione». Comprensibile quindi le perplessità del tenente colonnello Massimo Tammaro, comandante della pattuglia acrobatica italiana, che ha difeso la dignità dell’Italia ribadendo che le Frecce Tricolori non sono un’attrazione da circo a cui far fare tutte le pagliacciate che al primo che capita passano per la mente. Forse è grazie anche alla ferma convinzione del tenente colonnello Tammaro, che ha difeso i colori della bandiera e la sacralità dell’istituzione italica, se il governo nella persona del Ministro della Difesa Ignazio La Russa ha opposto finalmente un po’ di resistenza alle pretese del dittatore libico. Così ieri le Frecce Tricolori hanno potuto sfrecciare col loro consueto tricolore. Anche se resta immutata la domanda iniziale: cosa ci faceva l’Italia a Tripoli alle celebrazioni per la dittatura di Gheddafi, che tutto il mondo deplora per la violenza del suo regime e le continue ripetute violazioni dei diritti umani?

Il commento di Andrea Saia, speaker delle Frecce Tricolori

da repubblica.it

Le Frecce Tricolori in Libia

da alfonso76.com [ fonte ]

Sono cresciuto a 47 km di distanza dall’aeroporto di Rivolto, sede del 313°Gruppo Addestramento Acrobatico. Già, le Frecce Tricolori. Sono cresciuto in una famiglia che rumoreggiava e odorava di aeronautica: dal rumore degli strumenti sulla balsa dei modelli di papà, al più semplice e penetrante odore degli smalti e degli acrilici di cui mi servivo io per le mie creazioni statiche, destinate a vedere svanire alettoni e decalcomanie sotto i colpi sapienti dello spolverino di mamma.
JP4, Volare, Rivista Aeronautica sono state letture della mia adolescenza. Un po’ per la caccia all’ultimo articolo storico del mio babbo, un po’ perchè la passione mi prendeva poco a poco.
Sono uno di quelli che al rumore di un aereo che va alza gli occhi e cerca di capirne il modello, con – confesso – una deviazione militarista: la soddisfazione di identificare una sagome di Tornado vale mille passaggi di un Airbus sopra il cranio. L’adozione di un prodotto aeronautica da parte di un’altra nazione la festeggiavamo come una vittoria ai mondiali, fosse un G-91 (a proposito, quante ne accarezzano il caratteristico Musetto al Museo Della Scienza di Milano), fino al Mangusta.
Inevitabilmente, le manifestazioni aeree hanno accompagnato la mia crescita; proprio la scorsa settimana, raccontavo a tavola di una manifestazione aerea ad Aviano, quando le evoluzioni si facevano verticalmente sopra la folla e quasi potevi guardare negli occhi il solista delle Frecce impegnato nel volo folle. Ricordo le espressioni di centinaia di persone, tedeschi, francesi, americani all’esibizione delle Frecce. Si discuteva sulla bravura delle Red Arrows o dei Blue Angels americani, ma delle Frecce non si parlava proprio: erano inequivocabilmente i migliori, per affermazione universale, in termini di ritmo dell’esecuzione, di spettacolarità, di musicalità quasi. E ricordo un VHS sulla trasferta della PAN negli Stati Uniti nel ’92, l’incontro dei piloti con gli emigrati italiani, i fumi tricolori sopra i grattacieli.
Ricordo anche Ramstein, e ricordo che per la prima volta piansi insieme a mio padre. Ricordo le polemiche che seguirono, e tanta rabbia. La stessa rabbia di ieri sera:
Corriere.it: “Ma Tripoli non sembra intenzionata a cedere nel braccio di ferro pretendendo che venga utilizzato il solo fumo verde, colore nazionale e dell’Islam”
Questo piccolo spazio personale, che tende a restare distante da politica e cronaca per scelta precisa, vuole rendere il suo minuscolo omaggio a Massimo Tammaro e ai piloti delle Frecce, che si sono rifiutate di volare se non stendendo al termine dell’esibizione il nostro tricolore.
In un periodo in cui accumuliamo figure di sterco fumante internazionali di dimensioni ciclopiche, c’è qualcuno che si presenta alla stampa e si espone:
“il comandante della pattuglia acrobatica, tenente colonnello Massimo Tammaro aveva raccontato che “per via informale” le autorità libiche avevano chiesto che le frecce tricolori si esibissero rilasciando una fumata verde al posto del tradizionale rosso, bianco e verde. “Ho risposto: sono italiano e siamo orgogliosi di poter mostrare la cosa più bella che è il tricolore – ha detto Tammaro parlando con i giornalisti – nel nostro programma si vola con fumi bianchi e tricolori” (da Repubblica.it).
I fumi sono stati tricolori, come era giusto. E da oggi abbiamo tutti un motivo in più per essere orgogliosi della nostra Pattuglia.

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