Ultimo aggiornamento: 26 Aprile 2024

Nota: in un messaggio ricevuto dal figlio del sottotenente medico D’Amico fa notare l’errore dei giornalisti nel segnare il suo nome come Salvatore. Il nome corretto è Calogero D’Amico.
Ringrazio il sig. Giuseppe per la segnalazione.

La sciagura aerea a Rivolto che è costata la vita a diciassette militari

Si è schiantato a terra nella fase di decollo per il blocco di un motore - Due soli superstiti - Nell'incidente morti i tecnici della pattuglia acrobatica «Frecce tricolori»

di Enzo Passanisi
da Corriere della sera, 26 aprile 1970, p. 11

Rivolto: (Udine): un aereo C-119 dell’Aeronautica militare è precipitato all’aeroporto, in fase di decollo, incendiandosi ed esplodendo. Nello sciagura sono morti diciassette militari. Sembra che l’incidente sia stato causata da un’avaria a uno dei due motori. Sull’aereo, oltre ai sette uomini dell’equipaggio, era lo squadra dei tecnici della pattuglia acrobatica « Frecce Tricolori ».

DAL NOSTRO INVIATO SPECIALE
Udine 25 aprile, notte.

Un « vagone volante » dell’aeronautica militare, levatosi in volo dalla pista di Rivolto, nel pressi di Udine, è precipitato subito dopo decollo per l’avaria l’avaria di un motore, si é incendiato, é esploso. Diciassette le vittime, due soli i superstiti. Nel rogo sono morti i sette membri dell’equipaggio del grosso aereo da trasporto e dieci specialisti che si stavano recando all’aeroporto di Grazzanise, al seguito della pattuglia acrobatica nazionale delle « Frecce tricolori ».

La sciagura é avvenuta alle 10.20, pochi Istanti dopo che la torre dl controllo dell’aeroporto di Rivolto aveva dato segnale dl via libera al vagone volante, uno dei vecchi, tozzi bimotori da trasporto della quarantaselesima aerobrigata di Pisa: il Fairchild C. 119, riconoscibili per la doppia onda: gli stessi aerei usati dalla brigata paracadutisti, gli stessi dell’eccidio di Kindu.

Sorte segnata

Il pesante apparecchio ha rullato lungo la pista, ha staccato le ruote dal terreno, si è alzato di poche decine di metri. Poi, la « piantata » improvvisa di uno dei motori. In basso, all’aeroporto e sui campi, molti hanno avuto l’immediata percezione del dramma. S’è sentito il rombo pieno dell’aereo spezzarsi, quindi il rauco ansimare dell’altro motore, tirato su di giri dal pilota In un disperato tentativo di salvezza. Ma la sorte del C. 119 era armai segnata.

Il bimotore è scivolato d’ala sulla sinistra, dalla parte in cui gli era venuto meno Il sostegno dell’elica, ha urtato contro un filare d’alberi, è piombato dl schianto sul terreno. Un colpo sordo, un boato, il repentino levarsi delle fiamme.

Le squadre di soccorso dell’aeroporto di Rivolto erano già in allarme. Le autopompe sono arrivate nel giro dl pochi minuti, seguite da quelle del vigili del fuoco di Udine. Una coltre spessa dl fumo nero, il fuoco che avvampava In spirali portate in alto da vento, poi la distesa dei rottami. Soltanto una delle due code del vagone volante, tranciata di netto, era rimasta intatta. Il resto era un ammasso informe sparso per un raggio dl un centinaio dl metri.

Sembrava impossibile che la tremenda esplosione avesse risparmiato qualcuno. E la salvezza dei due superstiti, infatti, ha dei miracoloso. Lo scoppio dei serbatoi di cherosene aveva spezzato la carlinga in due, quasi al centro. Il punto in cui si trovavano il tenente Salvatore D’Amico ventinovenne, da Sant’Agata di Mllitello, e il sergente Eugenio Gallina, uno degli specialisti al seguito della pattuglia acrobatica. I due uomini sono stati proiettati fuori dalla violenza e sono rotolati sull’erba. Li hanno soccorsi alcuni contadini, uno di essi, Luciano Rosa, ha salvato la vita dell’ufficiale che ardeva come una torcia avvolgendolo con un cappotto.

« Ho capito subito che qualcosa non andava — ha ricordato questa sera il tenente D’Amico all’ospedale di Udine, dove è stato ricoverato insieme con il sergente Gallina, entrambi con prognosi riservata — il nostro vagone volante non riusciva ad alzarsi, un motore ci aveva traditi. Il pilota deve avere tentato un atterraggio fuori pista ma l’aereo non ce l’ha fatta, si è piegato tutto sulla sinistra, ho sentito I colpi della carlinga che strisciava contro i rami degli alberi. Dopo Io scoppio mi sono trovato fuori, ho remato di trascinarmi via da quell’inferno, ma ho presto perduto i sensi ».

Opera di soccorso

Quando i getti degli schiumogeni hanno spento l’incendio sui resti del C. 119, è cominciata la pietose opera delle squadre di soccorso, il recupero delle vittime, quasi tutte orrendamente martoriate. Il vagone volante era precipitato a circa due chilometri dall’aeroporto, a breve distanza dalla strada statale Pontebbana, fra Campoformido e Rivolto. Pezzi dell’aereo, e anche resti umani, erano stati scagliati fin sulla carreggiata, un’ala s’era abbattuta sul fossato.

I corpi delle vittime sono stati composti nella camera mortuarla dell’ospedale di Udine, dove il sostituto procuratore della Repubblica, Ennio Diaz ha presieduto al difficile compito dell’identiflcazione. In serata. dopo che erano state avvertite tutte le famiglie, l’autorità giudiziario ha reso noto i nomi dei morti.

L’equipaggio del vagone volante era composto dal tenente pilota Enzo Miatello, dal sottotenente Angelo Ferretto, dal maresciallo Salvatore Giannona, dal sergente maggiore Ottaviano Giammatteo; dai sergenti Luigi Giuliano, Roberto Ananoni e Antonio Lacavalla. Gli specialisti caduti sono: capitano Salvatore De Crescenzo, da Salerno: maresciallo Luigi Cattarossi, da Reana del Roiale; maresciallo Giovanni Battista Toso, da Codrolpo; maresciallo Erminio Tarondo, da Cavalico dl Tavagnacco; sergente maggiore Giuseppe Valentino, da Udine: sergente maggiore Bruno Boz, da Bagnarola di Sesto al Reghena; sergente Eraldo Bertolini, da Pozzecco di Bertiolo; sergente Gerardo Cavaliere, da San Pietro di Montorio; sergente Pietro Grassi, da Palidano di Mantova; maresciallo Rosario Fichera, da Messina.

Il C. 119 era giunto ieri all’aeroporto di Pisa insieme con un altro aereo dello stesso tipo per una missione di servizio richiesta dalla pattuglia acrobatica che domani avrebbe dovuto esibirsi nel cielo di Capua. Le « Frecce tricolori » sono di casa da 10 anni a Udine, da quando iI compito di sostenere i colori italiani nelle competizioni internazionali è stato affidato, non più come avveniva l’anno per anno a ogni singola aerobrigata ma a un reparto fisso, il 131 gruppo di addestramento acrobatico, che ha sede, appunto, all’aeroporto dl Rivolto, a pochi chilometri dalla base di CampoformIdo.

I piloti della pattuglia nazionale sono dodici, al comando dei capitano Danilo Franzoi, e hanno In dotazione gli agili G.91 dalle ali e dalle fusoliere completamente dipinte col tricolore. SI esibiscono In una compatta formazione dl nove apparecchi, con numeri dl grande difficoltà ed altamente spettacolari, come la « bomba », le vertiginose discese in picchiata, i complicati disegni tracciati nel cielo, ala contro ala.

Dietro a questo gruppo di piloti, il meglio fra gli aviatori, ci sono gli specialisti, gli uomini che debbono badare agli aerei, tenere a punto I motori come orologi: a loro volta, Il meglio del ramo, gen-te legata all’aviazione da una passione che li fa resistere alle lusinghe della vita civile con stipendi quattro volte superiori. E gli uni e gli altri, piloti e specialisti, sono uniti da sentimenti che soltanto gli aviatori possono capire.

Questa mattina, i G.91 delle « Frecce tricolori » sono partiti alla volta dl Grazzanise per primi, facendo sbocciare nel cielo terso i petali di un grande fiore arabescato. LI aveva seguiti il primo C. 119 con materiale, pezzi dl ricambio e con un gruppo di specialisti. Subito dopo, si levava dalla pista il secondo vagone volante, pilotato dal tenente Enzo Miatello, con altri dieci specialisti, al comando del capitano De Crescenzo.

Pochi Istanti, la « piantata » impovvisa del motore — della quale I tanti esperti che erano a bordo si debbono essere resi subito conto —, la caduta, la tragedia. Al compagni dei morti e ai piloti della pattuglia acrobatica, la notizia della sciagura è stata data soltanto dopo l’atterraggio sulla pista di Grazzanise. Il tempo di fare rifondmento sono tornati subito Indietro: il crepuscolo sembrava abbrunare i tricolori delle « Frecce ».

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Lo salma coperta di una delle vittime. Sullo sfondo: i resti del velivolo.

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Rivolto (Udine): i vigili del fuoco dirigono un potente getto d’acqua sui resti dell’aereo in fiamme

Diciassette morti in Friuli nello schianto di un C 119

Forse il blocco di un motore all'origine di una spaventosa sciagura

Il «vagone volante» ha perso quota subito dopo il decollo da Rivolto, precipitando vicino alla «Pontebbana» e incendiandosi - Due soli superstiti - Le vittime: sette avieri di Pisa e dieci tecnici delle «Frecce tricolori»

di Giorgio Verbi
da Il Piccolo, 26 aprile 1970, pp. 1 – 2

Udine, 25

Una delle più aravi sciagure che la storia dell’aeronautica militare italiana abbia dovuto registrare negli ultimi decenni, è avvenuta stamane a una ventina di chilometri da Udine: un bimotore «C 119» si è schiantato al suolo e si è incendiato, pochi minuti dopo che si era levato dall’aeroporto dì Rivolto. Nel disastro hanno perso la vita diciassette persone: dieci componenti della squadra tecnica che segue dovunque le «Frecce Tricolori» (per l’assistenza e la manutenzione dei dieci caccia «Fiat G 91» che formano la celebre pattuglia acrobatica) e tutti e sette i membri dell’equipaggio del «vagone volante». Solo due i superstiti: il sergente Eugenio Gallina, che è stato trasportato all’ospedale di Udine in condizioni gravissime, e il ventinovenne sottotenente medico Salvatore D’Amico, ricoverato in una clinica di Codroipo: per quest’ultimo (che ha riportato ustioni di primo, secondo e terzo grado in varie parti del corpo) i sanitari nutrono buone speranze di salvezza.

Il «C 119» era giunto a Rivolto in mattinata, proveniente da Pisa, con sette uomini della 46.a Aerobrigata; assieme a un altro aereo dello stesso tipo, pure di base a Pisa, doveva trasportare a Grazzanise, presso Caserta, meccanici e tecnici delle «Frecce tricolori», in occasione dì una esibizione della pattuglia acrobatica nei ciali di Caserta e di Capua, prevista per domani. Verso le 9, da Rivolto sono partiti gli stessi piloti delle «Frecce», al comando del capitano Franzoi, sui loro fiammanti «G 91»; poco più tardi, è stata la volta del primo «C 119», con a bordo alcuni ufficiali e il materiale necessario alla pattuglia. Infine, – erano le 10.29 – si è levato il secondo «vagone volante», con a bordo, oltre all’equipaggio, undici specialisti della base di Rivolto e un ufficiale medico; quest’ultimo era proprio il D’Amico, uno dei due superstiti.

Ed è stato dalla sua voce che si sono appresi i terribili momenti della «sciagura: «Il nostro distacco dal campo è stato regolarissimo — ha raccontato —, ci siamo alzati lentamente in direzione di Udine e avevamo già percorso un paio di chilometri: a un tratto ci siamo accorti che l’aereo virava troppo repentinamente, e stava perdendo quota. Non abbiamo avuto percezione di quanto stava per accadere, Ma, improvvisamente, abbiamo sentito sotto la carlinga una serie di colpi secchi: ho avuto in un attiino l’idea che il carrello avesse urtato contro qualcosa; poi, subito dopo, non ho capito più niente». L’esplosione lo aveva scaraventato miracolosamente lontano dal luogo dello schianto, soltanto con le tracce della grande fiammata sparse sul corpo.

A questo punto si innestano le supposizioni dei tecnici. Probabilmente, uno dei motori del grosso apparecchio da trasporto si è bloccato proprio nella fase più delicata della manovra di involo, che richiede la massima potenza. Deve essere stato quello di sinistra perché, nel perdere quota a causa della diminuita velocità, il «C 119», si è inclinato con l’ala sinistra verso terra. Pochi istanti più tardi, l’ala è andata a urtare con estrema violenza contro i primi tronchi di un filare di gelsi che separa, nell’aperta pianura coltivata, un campo appena arato da un altro in cui il frumento è già alto e verde. L’urto dell’ala ha scaraventato il velivolo sul campo arato, dove è avvenuta l’esplosione.

I serbatoi del velivolo erano colmi di carburante: il pieno era stato fatto prima della partenza, e il cherosene si è immediatamente infiammato, spargendosi all’intorno, mentre i corpi dei militari venivano scagliati lontano assieme a pezzi di lamiera. I resti dei corpi straziati e le parti contorte dell’apparecchio sono stati trovati nel raggio di un chilometro dal luogo dell’impatto. Una parte di una delle due code dell’apparecchio è finita vicino alla statale n. 13 «Pontebbana», mentre stava transitando in automobile un capitano dei carabinieri, che ha dato immediatamente l’allarme al vicino aeroporto di Rivolto. Dodici minuti più tardi erano già sul posto (circa a metà strada fra gli abitati di Rivolto e di Basagliapenta, diciotto chilometri da Udine) i mezzi antincendio dell’aeroporto, i quali hanno cominciato l’opera di spegnimento delle fiamme, altissime, che avvolgevano i pochi resti rimasti assieme del «C 119». Poco dopo, sono sopraggiunti anche i vigili del fuoco di Codroipo e di Udine, e quindi anche un elicottero antincendio della base NATO di Aviano, il quale ha cosparso di schiumogeno, dall’alto, la zona della sciagura.

Mentre i carabinieri bloccavano il traffico sulla statale (intenso data la giornata festiva), facendo dirottare le automobili su una strada secondaria fra Rivolto e Basagliapenta, cominciava la ricerca di superstiti. Giungevano intanto sul posto ufficiali della base aeronautica di Rivolto, autorità e il magistrato, che ha cominciato l’inchiesta per la parte di competenza civile. Superati i primi attimi di sgomento, è cominciata la pietosa opera di recupero delle salme, che sono state ricomposte su barelle fornite dal reparto dei «Lancieri di Novara», di stanza nella vicina Codroipo. Autoambulanze militari hanno poi trasportato le salme all’Ospedale militare di Udine, dove è stata allestita una camera ardente.

Questi i nomi delle vittime: militari dì stanza a Pisa: tenente pilota Enzo Miotello; sottotenente pilota Angelo Ferretto; maresciallo Salvatore Giammona; sergente maggiore Ottaviano Giammatei; sergente Luigi Giuliani; sergente Roberto Bonanoni; sergente Antonio La Cavalla. Militari di stanza a Rivolto: capitano Salvatore De Crescenzo; maresciallo Giambattista Toso; maresciallo Erminio Torsolo; maresciallo Luigi Cattarossi; maresciallo Rosario Fichera; sergente maggiore Giuseppe Valentino; sergente maggiore Bruno Bot; sergente Eraldo Bertolini; sergente Pietro Grassi; sergente Gerardo Cavaliere. Tutto l’equipaggio dell’aereo, proveniente da Pista è dunque deceduto nello scoppio: entrambi i superstiti infatti, erano di stanza nell’aerobase di Rivolto.

Non appena la notizia della sciagura si è appresa a Grazzanise, dove nel frattempo erano arrivati gli aerei delle «Frecce tricolori» e il «C 119» con gli ufficiali e il materiale, i piloti del gruppo acrobatica hanno deciso di ripartire immediatamente per Udine, e, di annullare la loro partecipazione alle manifestazioni di domani, nel corso delle quali avrebbero dovuta fare la loro prima «uscita» del 1970. La pattuglia acrobatica avrebbe dovuto compiere una prima esibizione, domattina, sul cielo dell’accademia aeronautica, durante la cerimonia del «Giuramento e battesimo del corso Ibis 3.o»; nel pomeriggio, poi, si sarebbe dovuta esibire sul cielo di Capua, al termine di una manifestazione indetta dal locale aeroclub. La sciagura ha prodotto vivissima emozione tra gli specialisti della pattuglia acrobatica, colleghi dei meccanici scomparsi, e tra i piloti delle «Frecce tricolori».

Anche a Pisa, la notizia della sciagura ha destato profonda impressione: tre dei sette componenti l’equipaggio del «C 119» erano sposati e le loro famiglie risiedono nella città toscana. Si tratta del maresciallo Giammona (egli lascia la moglie e due figli), che ebbe un incidente anche durante un volo nel Congo, nel periodo in cui l’aviazione italiana partecipò ai soccorsi alle popolazioni congolesi per conto dell’ONU; il secondo è il sergente maggiore Giammattei e il terzo il sergente Giuliani.

All’aeroporto clí Rivolto, nei pomeriggio, sono giunti alti ufficiali dello stato maggiore dell’aeronautica, che domani mattina apriranno l’inchiesta militare, per la quale frattanto si stanno raccogliendo tutti gli elementi utili; parallelamente si svolgerà anche l’inchiesta civile. Resta da chiarire, infatti, tutta una serie di quesiti e perplessità: quesiti e perplessità che, del resto, sono stati riassunti dalle parole amare degli allievi, dei sottufficiali e degli ufficiali di Rivolto accorsi sul luogo della sciagura: «prima o poi doveva accadere» è stata la frase che si e udita ripetere più e più volte, mentre gli avieri osservavano sgomenti e con le lacrime agli occhi i resti straziati dei commilitoni. «Doveva accadere» per il cattivo stato dei «C 119», vecchi di più di 30 anni e che già altre volte avevano fatto temere per la vita di chi vi viaggiava. Alcuni sottufficiali, che vivono «in mezzo» alla pattuglia acrobatica, non hanno mancato di ricordare come già altre volte i «vagoni volanti» fossero stati costretti ad atterraggi di emergenza, non solo su campi italiani, ma anche esteri, in occasione delle manifestazioni delle «Frecce».

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(Telefoto ANSA al «Piccolo») Udine — I vigili del fuoco aggrediscono con potenti getti d’acqua la carcassa dell’apparecchio in fiamme dopo la caduta

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(Foto Domini) Udine — L’impressionante ammasso di rottami del «C -119». Molti altri resti però sono andati disseminati su una vasta area

«Tieniti forte, stiamo andando giù»

Questo il drammatico grido del tenente medico D'Amico al sergente Gallina, unici superstiti della sciagura - Oggi pomeriggio a Udine si svolgeranno i funerali delle diciassette vittime - Già al lavoro la commissione d'inchiesta

di Enzo Passanisi
da Corriere della sera, 27 aprile 1970, p. 5

DAL NOSTRO INVIATO SPECIALE
Udine 26 aprile, notte.

Diciassette bare avvolte dal tricolore nella camera ardente dell’ ospedale militare di Udine. Davanti i tre ufficiali — i due piloti del vagone volante e il comandante degli specialisti della base di Rivolto — poi, uno accanto all’altro, gli uomini dell’equipaggio e i tecnici: insieme come ieri nel rogo dell’aereo precipitato subito dopo il decollo. Il pianto del familiari si leva dalla mesta, lunga distesa: un medico soccorre una madre che non arretra all’angoscia dopo avere accarezzato per ore il legno grezzo d’una cassa.

Domani pomeriggio le onoranze funebri, con la cerimonia religiosa al tempio-ossario di Udine che raccoglie i resti di ventiseimila caduti della prima guerra mondiale. Poi il corteo, fino al viale Venezia, e il passaggio del piloti delle « Frecce tricolori » che si abbasseranno a volo radente per un toccante addio ai compagni morti.

Sempre gravi le condizioni dei due unici superstiti, il te-nente medico della pattuglia acrobatica Salvatore D’Amico e il sergente Eugenio Gallina, sbalzati dalla fusoliera spaccata a metà per lo scoppio, prima che divampassero le fiamme. I medici temono soprattutto per la vita del sottufficiale, che ha il corpo atrocemente piagato. Tenente e sergente erano seduti vicino sull’aereo. « Tieniti forte, stiamo andando giù — l’uffi-ciale ricorda di aver detto allo specialista. — Dopo l’urto, sentii l’odore dell’erba sulla quale ero finito. Accanto a me c’era Gallina ».

L'ultimo messaggio

Dalla torre di controllo dl Rivolto, il tenente Antonio Palmieri aveva lanciato da pochi secondi l’ultimo messaggio al C.119 che s’era appena alzato in volo. « Tutto bene, mettetevi in contatto con la torre di Aviano »: aspettava il consueto « o.k. », di risposta, ma la risposta non è arrivata. In quegli istanti, il tenente pilota Enzo Miatello stava lottando disperatamente con la cloche e con i comandi per tenere in aria il suo vagone volante, tradito dall’improvvisa avaria del motore di sinistra, mancato nella fase critica del decollo, quando l’aereo ha bisogno di tutta la potenza disponibile.

L’altimetro è rimasto bloccato sui centoventi piedi, pari ad una quarantina di metri. Da quell’altezza, dopo che una scivolata d’ala dalla parte del motore spento aveva reso vani gli sforzi del comandante e del secondo pilota, l’urto non avrebbe avuto le conseguenze catastrofiche della sciagura se non fossero esplosi i due grandi serbatoi di kerosene, ricolmi per il lungo balzo da Rivolto a Grazzanise.

La commissione d’inchiesta disposta dalla prima regione aerea e guidata dal generale Marches s’ è già messa all’opera, oggi, con un primo esame dei resti dell’aereo disseminati per un raggio di duecento metri a breve distanza dalla strada statale Pontebbana. Non sembra possano esserci dubbi sulla causa della tragedia, l’avaria al motore sinistro. Ma bisogna stabilire come mai quest’avaria sia stata possibile. I due piloti e gli altri cinque uomini dell’ equipaggio avevano controllato il « vagone volante » prima del decollo, i motori erano stati provati a lungo, tutto sembrava in perfetto ordine. I « fair-child » C.119, bimotori da trasporto « nati » durante la guerra di Corea, hanno circa vent’anni di vita e sono in forza alla 46a aerobrigata di Pisa dal 1954. Un’età avanzata per un aereo, sia pure da trasporto e non sottoposto perciò a particolari sollecitazioni. Ma i motori sono stati più volte cambiati e sottoposti, insieme con le altre parti, alle accurate revisioni periodiche, oltre alla normale manutenzione.

L'abilità del pilota

Fuori discussione l’abilità del pilota, che, colto a tradimento dalla piantata del motore nella fase più difficile, ha tentato fino all’ultimo di mantenere il C.119 in assetto di volo. Il tenente Enzo Miatello, uscito dal corso Borca terzo dell’accademia aeronautica nel 1966, era considerato uno dei migliori giovani ufficiali della 46a aerobrigata, al pari del secondo pilota Angelo Ferretto. C’era un saldo vincolo di amicizia fra gli aviatori dei trasporti di Pisa e i piloti e gli specialisti della base di Rivolto. Sono quelli dei « vagoni volanti » che da dieci anni seguono le missioni delle « Frecce tricolori » nei cieli d’Europa, recando le squadre di specialisti, che costituiscono l’altra facciata dei successi della pattuglia acrobatica nazionale. In autunno erano volati insieme a Parigi, Londra, Tolosa: quella di oggi, Capua, sarebbe stata la prima manifestazione del nuovo ciclo dopo la parentesi invernale. Con il primo dei due C.119 giunti da Pisa erano partiti dieci specialisti per accogliere i G.91 delle « Frecce tricolori » all’aeroporto di Grazzanise, sede dello stormo caccia « Francesco Baracca ».

Gli altri dieci erano rimasti per il decollo dei jets, poi erano saliti sul « vagone volante » del tenenie Miatello. C’era il comandante degli specialisti di Rivolto fra loro, capitano Salvatore De Crescenzo, un esperto e simpatico salernitano conosciuto In tutti gli aeroporti d’Italia con il soprannome di « don Mimì ».

C’era il maresciallo Rosario Fichera, che prima di partire aveva offerto da bere al bar per festeggiare il suo quarantunesimo anno d’età. C’era il sergente maggiore Bruno Bot, crew-chief, capo velivolo, del capitano Franzoi, il comandante delle « Frecce tricolori ». Sei degli specialisti caduti erano delle province di Udine e di Pordenone: il Friuli ha pagato ancora una volta a caro prezzo l’amore per l’aviazione che risale al tempo in cui Baracca si alzava dall’aeroporto di Campoformido per duellare con gli austriaci.

Commosse onoranze a Udine alle vittime del «vagone volante»

Gli avieri in armi accanto alle 17 bare avvolte nel tricolore

Uno dei superstiti del «C 119» trasportato a Padova in elicottero a un centro specialistico per la cura delle ustioni - Due commissioni indagano sulle cause della spaventosa sciagura

di Giorgio Verbi
da Il Piccolo, 27 aprile 1970, p. 2

Udine, 26

Permangono vivissime in tutto il Friuli l’emozione e la commozione suscitate dalla sciagura aerea di ieri mattina, nella quale sono periti 17 tra ufficiali e sottufficiali dell’Aeronautica italiana, a seguito della caduta di un vagone volante «C 119» nei pressi di Basagliapenta.

Dei 17 aviatori periti nella sciagura, sette erano membri dell’equipaggio, che proveniva dalla 46.a Aerobrigata da trasporto, di stanza all’aeroporto San Giusto di Pisa, e dieci del 313.o Gruppo addestramento acrobatico, di stanza all’aeroporto di Rivolto e del quale fa parte la pattuglia acrobatica nazionale «Frecce tricolori». A questo gruppo appartengono anche i due superstiti del disastro aereo: il sottotenente Salvatore D’Amico, che nel primo pomeriggio di ieri è stato trasportato con un elicottero a Padova, al centro specializzato per la cura delle ustioni della clinica universitaria, e il sergente Eugenio Gallina, che è ancora ricoverato all’ospedale militare di Udine, in quanto giudicato per ora intrasportabile, poiché le sue condizioni destano ancora preoccupazioni. Per i due feriti il pericolo non sembra imminente, ma si teme la crisi che gli ustionati gravi attraversano dopo qualche giorno, e in specie il blocco renale, che può colpire questo genere di feriti.

Nella sala del cinema dell’ospedale militare di Udine, allestita a camera ardente, riposano le 17 salme, in bare di noce avvolte nel tricolore. La camera ardente, nella quale prestano servizio d’onore avieri in armi, è stata oggi meta di un ininterotto pellegrinaggio di autorità civili, militari e religiose, parenti, amici, conoscenti e di una folla anonima, che ha voluto rendere omaggio agli aviatori caduti nell’adempimento del loro dovere.

Il vescovo ausiliare mons. Pizzoni si è recato all’aerobase di Rivolto per esternare al comandante, ten. col. Tetro, e al personale tutto le espressioni del suo profondo cordoglio; è giunto anche da mons. Zaffonato, che si trova in pellegrinaggio a Lourdes, un messaggio in cui l’arcivescovo esprime il suo sgomento e il suo vivo dolore per il disastro aereo. Mons. Pizzoni si è anche recato in visita alle salme delle 17 vittime. Messaggi di cordoglio, fra cui anche quello del Presidente della Camera Pertini, sano pervenuti in gran numero, dopo quelli che ieri il Presidente della Repubblica, Saragat, e il Presidente del Consiglio Rumor, avevano inviato al ministro Tanassi e dopo quello che a sua volta il ministro della difesa aveva fatto pervenire al capo di S.M. dell’Aeronautica generale Fanali.

Gli specialisti, periti nella sciagura, si recavano, conte è noto, a Grazzanise, nelle vicinanze di Caserta, in occasione della manifestazione aerea, in programma a Capua e sul cielo dell’Accademia aeronautica in occasione del giuramento degli allievi, alla quale era stata chiamata la pattuglia acrobatica, che in questa occasione avrebbe sostenuto la prima uscita «ufficiale» di quest’anno. Particolarmente colpiti dalla sciagura sono apparsi proprio i piloti dei «Fiat G 91» delle «Frecce tricolori», che erano rientrati ieri pomeriggio da Grazzanise, e il capitano Rocchi e altri ufficiali e sottufficiali, che erano a bordo del primo «C 119», partito ieri mattina e rientrato anch’esso nel pomeriggio di ieri, e tutto il personale della pattuglia stessa. Al di sopra della differenza di grado e di mansioni, vi è sempre stato usi grande affiatamento fra tutti gli appartenenti alle «Frecce tricolori»: tutti hanno sempre lavorato di comune accordo per fare in modo che la nostra pattuglia acrobatica fosse sempre nelle migliori condizioni per tenere alto nei cieli italiani e stranieri il nome e il prestigio dell’Aviazione militare italiana.

I funerali delle 17 vittime si svolgeranno in forma solenne domani pomeriggio alle 15, con partenza dal Tempio Ossario di Piazza XXVI Luglio. Alle esequie, oltre a tutte le massime autorità cittadine, civili e militari, che ieri sono accorse sul posto dove è precipitato l’aereo, dovrebbe partecipare anche il capo di S.M. dell’Aeronautica, generale Fanali. Oggi intanto è giunto a Rivolto il comandante della prima Legione aerea, generale D’Agostinis.

Continua, frattanto, l’opera delle commissioni di inchiesta militare e civile, quest’ultima presieduta dal procuratore della Repubblica di Udine dott. Diez, nominate poco dopo ia sciagura, che dovranno far piena luce sulle cause che hanno determinato il disastro, uno dei più tragici in tutta la storia della nostra Aeronautica militare. I membri di questa commissione hanno lavorato anche per tutta la notte sul luogo della sciagura, che è tuttora piantonato dai carabinieri e dove vengono ricercati tutti gli elementi che potrebbero risultare utili per far piena luce sull’accaduto.

L’interrogativo si pone soprattutto sulle cause del blocco del motore sinistro del «Fairchild C 119» che, sebbene sia un modello di aereo che conta più di trent’anni di vita, viene comunemente considerato un aereo «sicuro». L’efficienza dei motori, del resto, viene sempre minuziosamente controllata, ad ogni rientro e dopo un determinato numero di ore di volo.

La fatalità non basta tuttavia a giustificare una sciagura di cosi vaste proporzioni: certo, essa avrà avuto la sua parte, ma tutti continuano a chiedersi se non si poteva prevedere che, alla lunga, qualcosa del genere avrebbe potuto verificarsi. Specie gli appartenenti alla pattuglia acrobatica, che di questi aerei si sono sempre serviti per gli spostamenti, sono praticamente concordi nel sostenere che i «vagoni volanti» di quel tipo sono delle autentiche «carrette», buone come impostazione, ma non abbastanza sicure dopo tanti anni di volo.

Delle diciassette vittime, sei sono aviatori friulani, figli di questa terra che è sempre stata generosa anche nei confronti dell’Aeronautica, alla quale ha fornito i più ben nomi di piloti e di specialisti. Tutti i sei caduti lasciano mogli e figli nel più cupo dolore: il maresciallo Luigi Cattarossi, di Reana del Roiale, due figli; il maresciallo Giovanni Battista Toso, di Codroipo, due figli; il maresciallo Emilio Tarondo, di Cavallicco di Tavagnacco, una figlia; il sergente maggiore Bruno Bot, di Bagnarola di Sesto al Reghena, tre figli, il più grande dei quali di cinque anni (proprio la signora Bot è accorsa per prima all’aeroporto di Rivolto, appena avuta notizia della sciagura, e ha avuto conferma del suo tragico presentimento); il sergente Eraldo Bertolini, di Pozzecco di Bertiolo, un figlio.

L'estremo saluto del Friuli ai diciassette morti di Rivolto

Ultimo atto della spaventosa sciagura che ha colpito l'Aeronautica

Fra le centinaia di corone quella di Saragat - Le salme in viaggio per le località d'origine - Non muta il programma delle «Frecce tricolori» - Stazionarie le condizioni dei due superstiti

di Giorgio Verbi
da Il Piccolo, 28 aprile 1970, p. 2

Udine, 27

Solenni onoranze funebri sono state tributate, oggi pomeriggio, alle diciassette vittime della sciagura aerea accaduta sabato a tre chilometri dallo aeroporto di Rivolto. Come si ricorderà è precipitato un vagone volante «C 119» dell’Aeronautica militare italiana con diciannove aviatori: sette appartenevano alla 46.a aerobrigata di Pisa e undici erano specialisti della pattuglia acrobatica nazionale «Frecce tricolori» al comando del capitano della ripartizione tecnica De Crescenzo. Ancora tino volta si è visto chiaramente qual è lo affetto che circonda la pattuglia acrobatica di Rivolto, da parte dei cittadini di Udine, accorsi in numero di oltre quindicimila a tributare lo estremo saluto alle vittime della più grave sciagura aerea che si sia mai verificata nel Friuli.

Le esequie si sono svolte nel Tempio Ossario di Udine, dove, davanti all’altare maggiore, erano deposte le diciassette bare avvolte nel tricolore. Il rito funebre e la Messa solenne sono stati officiati dall’Ordinario militare mons. Luigi Maffeo, che dopo il Vangelo ha pronunciato, con voce rotta dal pianto, alcune commosse parole di cordoglio per gli affranti familiari delle vittime. Oltre cento erano le corone che facevano da cornice alla mesta cerimonia, compresa quella inviata dal Presidente della Repubblica che era portata da due corazzieri.

Le maggiori autorità presenziavano al rito funebre, e fra queste il consigliere aggiunto alla Presidente della Repubblica gen. di squadra aerea Montorsi, in rappresentanza del Presidente Saragat, i sottosegretari alla difesa on. Attilio Iozzelli e al lavoro on. Mario Toros, il Capo di stato Maggiore dell’Aeronautica, gen. di squadra Fanali, il Commissario del Governo di Trieste dott. Cappellini, il presidente della Giunta regionale on. Berzanti e alti ufficiali di tutte le armi; erano presenti anche i gonfaloni delle città di Pisa con il sindaco di Gorizia e di Udine, oltreché dei comuni di Campoformido e di Codroipo.

Dopo il rito funebre, le diciassette bare sono state caricate su nove autocarri, e quindi il corteo funebre si è snodato lungo il viale Venezia, che porta a Campoformido, preceduto dalle corone, dalla banda della divisione Mantova e dal picchetto armato dell’aeronautica militare. Da Campoformido, le salme degli aviatori friulani sono state fatte proseguire subito verso i paesi di provenienza, mentre le altre proseguiranno domani in aereo per Pisa e per le altre località.

Si è chiuso così uno dei più tragici capitoli della storia dell’aviazione militare italiana, che non trova, e forse mai troverà, una spiegazione sui motivi che hanno originato la sciagura, ma che rimane nella tragica realtà di tante vite umane così fulmineamente stroncate. La pattuglia acrobatica «Frecce tricolori» ha perso con questi specialisti una parte viva e molto importante per la sua stessa vita, ha perso il gruppo di specialisti che le consentivano da terra la sicurezza in volo. Ma le «Frecce» continueranno nel loro programma dí volo prestabilito, che prevede
una esibizione già il primo maggio, perché questo è il compito loro affidato, al di là di un tragico evento che pur rientra nel rischio che quotidianamente questi uomini affrontano.

Le due commissioni d’inchiesta, quella civile e quella militare, hanno proseguito anche oggi il loro lavoro, che comunque probabilmente non approderà a nulla di concreto: un blocco del motore è stato la causa della tragedia, perché fatalità ha voluto che si verificasse proprio in fase di decollo. Se si fosse verificato a una certa quota, l’ottimo rapporto peso-potenza dei motori, migliorato ancora di più dal carico non eccessivo, del «C 119» (che può trasportare quasi cinquanta passeggeri oltre l’equipaggio) avrebbe permesso al vagone volante di atterrare in maniera quasi regolare.

Stazionarie, frattanto, permangono le condizioni dei due superstiti del disastro, il sottotenente medico Salvatore D’Amico, che da ieri si trova ricoverato al reparto specializzato per la cura delle ustioni della clinica universitaria di Padova, e il sergente Eugenio Gallina, che invece è ancora ricoverato all’ospedale militare di Udine in quanto intrasportabile.

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(Foto Domini) Udine — Una panoramica del sagrato del Tempio Ossario durante l’ufficio funebre celebrato in onore delle diciassette vittime della sciagura di Rivolto. Almeno quindicimila persone hanno reso l’estremo saluto ai militari morti nell’incidente

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(Foto Domini) Udine — Dal Tempio Ossario esce una delle bare portata a spalla dagli aviatori. Seguono in lacrime gli affranti parenti. Le salme sono state poi caricate su nove camion militari

da Renato Rocchi, La meravigliosa avventura – Storia del volo acrobatico, vol. 3, Aviani editore, pp. 130 – 131

Il 25 aprile iniziava per le “Frecce Tricolori” la “stagione ’70” con il trasferimento a Grazzanise. La P.A.N. doveva intervenire al mattino con un passaggio sull’Accademia Aeronautica per il giuramento degli Allievi del Corso “Ibis 3°”, nel pomeriggio era impegnata sull’aeroporto di Capua per la manifestazione aerea organizzata dell’Aero Club.

Riferisco in prima persona.

Quel mattino c’era nell’aria l’allegria del primo giorno di missione.
I due “C 119” erano già arrivati; il carico già a bordo.
L’Ufficiale Tecnico mi dava gli elenchi del personale che doveva imbarcarsi sul primo e sul secondo “Fairchild”, secondo una piantficazione di assistenza tecnica.
Sapevo che per il mio incarico dovevo decollare con il primo “trasporto”, mentre il Cap. De Crescenzo seguiva con l’altro “C-119”, dopo il decollo della seconda sezione di 5 G.91, “portata” dal Comandante di Gruppo.

Andando all’imbarco, incrociavo Gallus con sulle spalle il paracadute dell’AT 6. Sapevo che aveva “ceduto” il suo velivolo a Sburlati per non disponibilità di G.91 in linea, e chiesi le sue intenzioni: andava a imbarcarsi sul secondo “C-119”, in quanto “doveva parlare con il dottore”; al che gli diedi le istruzioni volute dalla prassi: doveva spostarsi sul mio “Fairchild”, perché arrivava per primo a Grazzanise – in concomitanza dei jets – e poteva, quindi, essere del “team” per un eventuale allenamento.
Per un Il primo “C 119” decollava alle 09.20 ora locale.

Al parcheggio, a Grazzanise, con sorpresa. mi trovai, attorniato da tutti I piloti – cosa insolita – per chiedermi se avevo gli elenchi degli specialisti imbarcati sul primo e sul secondo “Fairchild”.

Sì, li avevo. Poi la verità sull’incredibile sciagura: al secondo “C 119”, in decollo, – al momento dello stacco – piantava il motore di sinistra, pochi secondi, l’eternità per i piloti per tenerlo in linea e toccava con l’estremità alare di sinistra un filare di pioppi, si schiantava al suolo e si incendiava, invadendo anche la strada statale Pontebbana.
Sette membri dell’equipaggio del “C 119” e dieci specialisti della P.A.N. perdevano la vita.
Due superstiti: il Sottotenente medico Salvatore D’Amico – ricoverato alla clinica di Codroipo (Udine) con ustioni di 1 ° – 2° e 3° grado e il Sergente Eugenio Gallina, trasportato all”ospedale di Udine in condizioni disperate.

Al telefono comunicavo al Maresciallo Pilota Luciano Camero i nomi dei dieci specialisti, rimasti nell’ignoto per oltre due ore, nella inimmaginabile apprensione dei familiari che volevano sapere.
Per me ogni nome era un volto conosciuto,  un caro amico, un dolore che stordiva.

I Caduti:

313° Gruppo A.A.
• Cap. Salvatore De Crescenzo
• M.llo Giambattista Toso
• M.llo Erminio Tarondo
• M.llo Luigi Cattarossi
• M.llo Rosario Fichera
• Serg.M. Giuseppe Valentino
• Serg.M. Bruno Bot
• Serg. Eraldo Bertolini
• Serg. Pietro Grassi
• Serg. Gerardo Cavaliere

46a Aerobrigata
• Ten. Pil. Enzo Miotello
• S. Ten. Pil. Angelo Ferretto
• M.llo Salvatore Giammone
• Serg. M. Ottaviano Giammatei
• Serg. Luigi Giuliani
• Serg. Roberto Bonanomi
• Serg. Antonio La Cavalla

Imprevedibile il “day-after”, in una confusione tra idee, proposte, proponimenti e promesse, con il rischio di portare un Reparto Speciale. quale il 313° Gruppo A.A., in fase di “stallo”.
Il primo provvedimento – umanamente comprensibile (non operativamente!) – i due “Fairchild” di supporto dovevano essere impiegati: il primo per il trasporto del personale, il secondo destinato al materiale e alle valigie del personale.
Ma prima ancora serpeggiò la proposta di trasferire il personale via “bus” o per strada ferrata; e c’è stato anche chi suggerì di “chiudere bottega” per una ripresa in tempi migliori.
L’effetto “choc” stava portando la P.A.N. alla deriva.
Venne chiesto il parere, sentita la reazione degli specialisti ancora in forza, nell’intento di venir loro incontro nell’umano possibile, più nel timore di perdere l’uomo che la faccia.
Il sottoscritto con oltre trecento missioni con il “C 119”, non è stato mai neanche avvicinato per un parere, un pensiero, in quel disarmante momento.
Addirittura i piloti – in un “briefing” riservato soltanto ai piloti – si schierarono con gli specialisti, condividendo il loro comportamento e la loro apprensione. E, per dimostrare che erano pronti a dividere con loro (e con me) il rischio annunciato, decidevano che ad ogni trasferimento doveva essere presente sul “trasporto” un pilota “titolato” P.A.N..
Con tutto ciò, per convincere una buona parte degli specialisti a salire sul “C 119”. ci volle la pazienza e il “savoir faire” del Cap. Renato Mulatti – il successore del compianto Cap. Salvatore De Crescenzo – e del sottoscritto.
E Dio solo sa la fatica e la sofferenza.

Soltanto il tempo riportò gli specialisti e i piloti sulla strada del buon senso.

E non soltanto specialisti e piloti…

Dopo una settimana, lacerati da discussioni e pensieri controversi, andavamo a rischierarci a Cameri. 11 G.91 e 2 “Fairchild” con la formula nuova: un “C-119” per il personale, l’altro per il materiale.
Il ghiaccio però era per niente rotto.

Ho voluto riportare in prima persona questi momenti che ho vissuto con tanta sofferenza, perché nessuno possa contestarmi il risentimento per una situazione resa ancora più drammatica dalle emozioni del momento.

Il pensiero, il giudizio espresso rimane tutto e soltanto mio.
Un neo in me incancellabile.

Il 25 aprile 1970 precipitò un C119 della 46ma - Una cerimonia in ricordo della tragedia di Rivolto

da gelocal.it/iltirreno/, 19 aprile 2000 [ fonte ]

PISA. Il 25 aprile del 1970 un anziano C-119 della 46a Aerobrigata, impegnato insieme ad un altro velivolo dello stesso tipo nel supporto alla Pattuglia Acrobatica Nazionale in trasferimento a Caserta, precipitava durante il decollo dall’aeroporto di Rivolto del Friuli a causa dell’arresto di uno dei motori. Nell’impatto perdevano la vita i sette membri dell’equipaggio, l’ufficiale tecnico e nove specialisti delle Frecce Tricolori; due soli i superstiti, trasportati nei vicini ospedali in condizioni disperate.

Si trattò dell’incidente più grave per numero di vittime nella carriera operativa del celebre «Vagone Volante», ma anche di una sciagura che accomunò tragicamente due reparti di punta dell’Aeronautica Militare.

A distanza di trent’anni gli «Amici del C-119», sodalizio formato da piloti, specialisti, paracadutisti ed affezionati allo storico velivolo «pisano», hanno voluto ricordare quei caduti organizzando il loro 4 Raduno sull’aeroporto di Rivolto in provincia di Urbino, dove ha tuttora sede la Pattuglia Acrobatica. La celebrazione è stata preceduta da una visita a Treviso presso l’azienda Petrin Group, tra le principali nel settore del «military surplus», che conserva ancoraun vecchio C-119 e svariati particolari del velivolo. Lì gli aviatori pisani sono stati salutati dal sindaco di Treviso, Giancarlo Gentilini, che nel corso di una simpatica cerimonia ha consegnato nelle mani del presidente Paolo Farina una pala d’elica del C-119 «Lupo 86» precipitato a Rivolto affinché possa essere conservata nella sede sociale degli «Amici del C-119».

Sulla base friulana l’anniversario è stato invece celebrato con una brillante esibizione in volo delle Frecce Tricolori e del 2 Stormo, quest’ultimo con i suoi caccia tattici AMX, dopo di ché haavuto luogo l’inaugurazione del cippo collocato presso la linea di volo del 313 Gruppo in ricordo dei caduti di quel tragico incidente.

Per l’occasione la Scuola di Volo «Carta Blu» di Roma ha effettuato un raid commemorativo con tre velivoli ultraleggeri Sky Arrow fino a Rivolto, trasportando la corrispondenza filatelica del Raduno. Presente anche la 46a Brigata Aerea con un equipaggio di G.222 al comando del ten.col. Luca Tonello.

Commemorazione caduti C-119 "LUPO 86"

da circolodellapan.org, 23 aprile 2010 [ fonte ]

Venerdì 23 aprile si è svolta a Rivolto una breve ma intensa cerimonia per ricordare, a quarant’anni di distanza, le 17 vittime dell’incidente aereo avvenuto il 25 aprile 1970. Un Fairchild C-119 della 46° Aerobrigata (nominativo”Lupo 86″), che doveva trasportare personale e materiale della PAN da Rivolto a Grazzanise, si schiantò subito dopo il decollo incendiandosi al suolo appena fuori dal perimetro aeroportuale. Dal rogo si salvarono soltanto in due: il Sottotenente medico Salvatore D’amico e il Sergente Eugenio Gallina. Per tutti gli altri militari a bordo del velivolo da trasporto non ci fu nulla da fare: persero la vita dieci specialisti della PAN e sette membri dell’equipaggio.

CADUTI DEL 313° GRUPPO A.A.:
Sergente Eraldo Bertolini
Sergente Maggiore Bruno Bot
Maresciallo Luigi Cattarossi
Sergente Gerardo Cavaliere
Capitano Salvatore De Crescenzo
Maresciallo Rosario Fichera
Sergente Pietro Grassi
Maresciallo Erminio Tarondo
Maresciallo Giambattista Toso
Sergente Maggiore Giuseppe Valentino
CADUTI DELLA 46a AEROBRIGATA:
Tenente Enzo Miotello
Sottotenente Angelo Ferretto
Maresciallo Salvatore Giammone
Sergente Maggiore Ottaviano Giammattei
Sergente Luigi Giuliani
Sergente Roberto Bonanomi
Sergente Antonio La Cavalla

Una rappresentanza di Ufficiali e Sottufficiali del 313° Gruppo ha reso omaggio ai caduti deponendo un mazzo di fiori sul cippo posto nei pressi della linea volo.

2 commenti

  1. Potreste correggere il nome di mio padre? Era lui sull’aereo seduto accanto ad Eugenio quel giorno del triste incidente. Il nome di mio padre è Calogero D’Amico e non Salvatore.

    • Gent.mo sig. Giuseppe, purtroppo errore dei giornalisti… Farò correzione in qualche modo senza togliere quello che gli autori degli articoli avevano scritto in origine.
      La ringrazio per la segnalazione
      Claudio

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