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Un incontro con i componenti delle Frecce Tricolori, la Pattuglia Acrobatica Nazionale, dell'Aeronautica Militare

di Massimo Rossi – foto di Guido Alberto Rossi (che ringrazio per l’invio degli scatti originali)
da Topolino, 15 settembre 1974, n. 981, p. 42 e segg.

Già, dei puledri, a Mach I. Che corrono, sgroppano, saltano, si impennano, con energia da vendere.
I componenti, i piloti della PAN, la Pattuglia Acrobatica Nazionale.
Topolino è andato a Rivolto del Friuli per conoscerli da vicino.
Una strette di mano del Colonnello Vittorio Zardo, il comandante del Gruppo, e del Maggiore Renato Rocchi. Mi accolgono chiamandomi « quarto potere », nome che viene dato alla stampa. Questo appellativo mi rimarrà fino alla mia partenza da Rivolto. Prima di tutto. una precisazione: i piloti della Pattuglia sono tutti accaniti lettori di Topolino.
Questo facilita il colloquio. E Zardo entra in tema. Mi spiega che la funzione della PAN è quella di rappresentare l’Aeronautica Militare Italiana alle manifestazioni aeree che si svolgono un po’ dappertutto. Durante l’estate sono più di
trenta. D’inverno, l’attività acrobatica si riduce, per dar posto a quel-la operativa, come qualunque altro reparto dell’Aeronautica. Oltre che acrobati, sono anche dei « guerrieri », corno amano definirsi.
Gli aerei, i Fìat G-91 PAN, sono particolarmente adatti al volo acrobatico o raggiungono quasi la velocità del suono. Mach I, appunto.
La mattina seguente, ci troviamo, tutti al circolo ufficiali. I piloti sono già tutti in tuta di volo. Tra poco decolleranno. Sul petto hanno il grado, il nome e il gruppo sanguigno. Mentre bevo il caffè, sento alcuni di loro ordinare uno « champagnino ». La cosa mi lascia un attimo perplesso. Ma il Tenente Montanari, vicino a me, quasi Intuendo il mio pensiero, mi dice: « Noi tutti diciamo champagnino, ma è solo un bicchierino di gassosa ». E infatti l’aviere dietro al banco, detto « professore», perché diplomato al conservatorio, versa gassosa.
L’atmosfera si è fatta piacevol-mente calda. Alle 9, c’è il briefing. È un incontro, prima del volo, che i piloti hanno col comandante e col capo formazione. Qui decidono cosa si farà quella mattina: quali figure acrobatiche, quali esercizi, in relazione alle condizioni meteorologiche. Il colloquio tra comandante e piloti è fatto di uno strano linguaggio: « Partiamo a 50 gradi… looping di spalle… formazione a bastone… a cigno… a rombo… doppio cuneo… piramidone… incrocio laterali fronte-fronte… ». Un codice da Iniziati, mentre le acrobazie vengono disegnate sulla lavagna. Usciamo. I piloti indossano la tuta anti G. Si avviano alla linea di volo, lo schieramento di tutti i velivoli. ll Capitano Bonollo mi spiega che la tuta antIgrevità è una specie di copri pantaloni, che ha la funzione di ridurre l’effetto dell’aumento della gravità nelle picchiate. Gonfiandosi automaticamente, stringe addome e gambe, impedendo al sangue di defluire tutto verso i piedi.
Mentre I piloti si awiano per il decollo, con Zardo e Rocchi vado in biga, la postazione radio sulla pista di decollo, tenuta in contatto con gli aerei, per un controllo a vista, nelle varie fasi. Ogni pilota ha un numero, a seconda del posto che occupa nella formazione. Colui che è alla biga dice, per esempio, al 6 o all’8: « Stai più a destra… sali di un gradino… sei troppo in-dietro… stringi di più ».
Nel frattempo si sentono le voci dei piloti, gli ordini secchi del capo formazione. I piloti delle Frecce Tricolori solcano di arabeschi il cielo sereno del Friull con le loro scie. Quasi una lunghissima coda.
La fase più spettacolare si ha con l’esecuzione finale deila bomba. La formazione si dischlude a fiore e ogni aereo si allontana a raggiere. come seguendo un enorme petalo e scompare alla vista. Poi. all’improvviso, giungono come fulmini, in volo orizzontale. SI incrociano da tutte le direzioni. Due metri dal suolo. Un metro e mezzo tra uno e l’altro. Una scena da mozzafato. Un carosello esaltante.
Parlo con Nunzio. un ragazzo giovane arrivato poco alla Pattuglia. MI dice: « Paura In genere no. Se capita qualcosa, sl è talmente presi che non si ha tempo per aver paura. Si reagisce rapidamente. Dopo si pensa e si tiene conto per la prossima volta. Certo, le situazioni pericolose che possono capitare sono tante. Quando sl passa da una formazione all’altra. è un momento delicato. Il contatto radio che si interrompe. Un uccello che entra nella presa d’aria. Se è grosso può rompere le lamelle del compressore e l’aereo precipita. Un portello di chiusura del carrello che si blocca può staccarsi e finire sui velivolo imrnediatamente sotto ».
E di queste cose parla con tutta tranquillità, senza impressione. Quasi come non si rendesse conto dei rischi.
Nel frattempo il solista, il Capitano Purpura. staccato dalla formazione, fa del passaggi bassi, con avvitamenti detti tonneau.
È ora di colazione. I piloti sono più distesi. MI dicono che tutti sono sposati con figli. Montanari ha l’hobby delle cinematografia aerea e Purpura del volo a vela, tanto per rimanere tema. A tavola ridono e scherzano. Il grado non conta.
Uno del piloti, il Capitano Senesi, il capo calotta. cioè colui che rappresenta gli ufficiali subalterni nei confronti dei superiori, dIstribuisce parole e discorsi da pronunziare. Anche a me tocca parlare. lo non sono fatto per i discorsi. Nonostante questo, penso di essere riuscito a esprimere II piacere di essere lì con loro.
E mi vengono In mente le parole di Rocchi quando mi diceva che i piloti della PAN sono come Puledri che sanno di essere Puledri.
E come definizione mi piace.
Una carica dl forza. Una potenza da spendere tutta.

Grazie a Marco Farè

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