Ultimo aggiornamento: 27 Febbraio 2024

Il pilota era stato sollecitato ad atterrare

Il salone aeronautico di Parigi concluso con le acrobazie aeree - Positivo bilancio della partecipazione industriale italiana

di Armando Silvestri
da Corriere della sera, 21 giugno 1965, p. 5

Le Bourget: sei «170 Magister » dalla pattuglia acrobatica francese chiudono la loro spericolata esibizione tracciando uno rosa a tre colori nel cielo dell’aeroporto. (Teleloto Associated Press)

DAL NOSTRO INVIATO SPECIALE
Parigi 20 giugno, notte. Con lo spegnersi del rombo dei turbogetti della pattuglia acrobatica dell’aviazione americana ed il lento disperdersi delle ultime fumate colorate nel cielo di Lo Bourget, si è Infine chiuso il XXVI salone Internazionale dell’aeronautica e dello spazio di Parigi. Un salone denso di episodi, di dati, di confronti, e sfortunatamente segnato de due Incidenti che gli hanno dato un senso Imprevedibilmente drammatico.

I due incidenti sono noti, e si sono verificati nella stessa fase di volo, ossia al momento dell’atterraggio; protagonisti uno dei più potenti, se non II più potente, dei velivoli presentati, e uno dei pochi aviogetti italiani presentati in volo. Di questo secondo incidente, più luttuoso e soprattutto che ci tocca da vicino — e l’hanno sentito profondamente tutti gli italiani che si trovano qui a Parigi —  ancora non è possibile dire con certezza quali siano state cause. È presumibile pensare che il pilota, giovane ma di elevate capacità invitato bruscamente dalla torre a cessare la sua esibizione In quanto ne aveva superato I limiti concessi, per venire all’atterraggio nel più breve tempo possibile, abbia effettuato una virata eccessivamente stretta e troppo bassa. Se fra la sua linea dl avvicinamento e la testa della pista, troppo lontana, il terreno fosse stato sgombro forse tl dramma sarebbe stato evitato, oppure sarebbe costato solamente il danneggiamento del velivolo o poco più. Sfortunatamente un parcheggio dl macchine e dl grossi autobus militari americani ha reso inevitabile un urto che, ripetuto da rimbalzi, ha trasformato in tragedia l’episodio.

Piloti prestigiosi

Questi aspetti della manifestazione, che del resto non sono isolati e possono indurre e riflettere sui significati più profondi che l’aviazione conserva nonostante tutto, quale banco di prova delle capacita umane. non solo di tecnica. di Inventive, di realizzazione, ma soprattutto di coraggio, capacità personale e fredda padronanza dl se stessi e delle macchine, non hanno inciso sul suo svolgersi. Dobbiamo dare atto all’amico Noetinger che da anni è l’illustratore ufficiale dl queste gigantesche presentazioni In volo, dl una perfetta padronanza di nervi e dl un tatto psicologico sicuro, si deve Infatti alla sua fredda imperturbabilità se l’immensa platea che assisteva alle presentazioni In campo è stata tenuta al di fuori della tragedia che si sviluppava all’estremità sud della pista, evitando cosi ogni brivido dl emozione o, peggio. ogni sbandamento per panico o agitazione riflessa. Il programma non è stato assolutamente modificato, ed ogni cosa si è svolta regolarmente. Anche se si tratta di un’antica regola istituita sui campi di volo fin dal primi giorni dell’aviazione, troviamo che l’averla saputa applicare alla scala smisurata dl questo salone è stato un gesto di sicura decisione.

Considerando le cose da un punto di vista nazionale, dobbiamo dire che proprio nelle ultime due giornate quanto l’Italia presentava è uscito dal guscio, ossia ho avuto il modo ed il tempo dl farsi notare: non é che l’esposizione organizzata dalla associazione Industrie aerospaziali italiane non fosse in grado dl illustrare le possibilità e le attività nazionali, ma dal punto dI vista quantitativo le possibilità Italiane apparivano sommerse nell’immenso panorama che iI salone di Parigi poteva offrire al visitatore. Solo i più attenti, o direttamente interessati, potevano fissare la loro attenzione sulla rassegna italiana, incastonata nell’esercito di ditte, prodotti, mostre e attrazioni anche visive che costituivano l’aggressiva materia delle mostre merceologiche o tecniche. Nella presentazione organizzata per la festa aerea internazionale — un nome di sapore tradizionale che però ben si sposa con l’entusiasmo col quale il pubblico parigino ed il gran numero di appassionati venuti dall’estero, hanno accolto e seguito le due ultime giornate del salone — i prodotti italiani invece avevano il loro posto ben preciso. erano presentati da piloti prestigiosi e dalle note del commentatore si potevano rilevare le loro caratteristiche principali. Per questo abbiamo detto che cosi i nostri prodotti sono usciti dal guscio.

I «nove di Cumin»

E non erano poi tanto pochi, o di così trascurabile interesse. Nella categoria del velivoli da turismo, da lavoro aereo, leggeri, sono stati presentati il nuovissimo « Siai Marchetti Sm. 205 », l’« Aermacchl Al. 60 B 2 », il « Partenavia P. 64 ‘Oscar’ », Il « Procaer F 15 C ‘Picchio’ », il « Siai Sm. 250 », e, presentato dalla stessa casa, l’anfibio « FN. 333 ‘Riviera’ ». Nel settore del velivoli per addestramento militare l’« Aermacchi Mb. 326 » ed il « Fiat G 91 T »; nel campo degli aviogetti « Executive », oggi di grande interesse commerciale, il « Piaggio Douglas Pd. 808 ». Interessantissima la gamma di elicotteri offerti dalla ditta Agusta, con una elegantissima presentazione, all’attenzione del pubblico, costituita da sei esemplari, ossia i « 47 G. 3 B, 1 47 G. 4, 47 J. 2 A », il « 105 B » quadriposto, il « 204 E » ad undici posti ed il 205 a quindici posti, questi ultimi tutti nel tipo da trasporto civile. E dobbiamo anche ricordare un piccolo elicottero biposto « Y. 4. » presentato dalla Marchetti.

Infine una menzione speciale va ai nove velivoli « Fiat G. 91 Pan » della pattuglia acrobatica nazionale che nell’ultima giornata aveva il grave compito di riscattare l’ombra dell’incldente mortale della vigilia. I « ragazzi » della pattuglia hanno evoluito con la consueta pulitezza ed il loro stile inconfondibile, ma abbiamo creduto di avvertire nel loro « lavoro » una tensione inconsueta, perfettamente giustificata dalle circostanze nelle quali si esibivano. e che ha portato a qualche smagliatura nel loro prezioso saggio. Non intendiamo dolercene, perché noi stessi, pur non impegnati in un lavoro cosi preciso e complesso, sentivamo dentro di noi quella stessa tensione, profonda e sottile come uno spasimo. E quindi siamo grati ai « nove » del capitano Cumin per quello che hanno scritto nel cielo dl Le Borget. L’impeccabile « bomba » con lo spettacolare incrocio dei nove velivoli a bassa quota, che ha fatto trattenere il respiro a mezzo milione dl persone, il passaggio con le fumate tricolori che tagliava il cielo del campo coi colori della nostre bandiera, e gli Impeccabili atterraggi in pattuglie dl tre, frenati dai paracadute pure tricolori, hanno dissipato ogni ansia e ricordato quelle antiche frasi dal sapore leggermente retorico che ridiventano cosi vere in queste circostanze, e ci dicono che un’ala sì, può spezzarsi, ma che le ali sorrette dallo spirito del piloti non per questo abbandonano II cielo, ma tornano a farsene padrone.

Del resto il carosello su Le Bourget che abbiamo visto quest’oggl con occhi quasi esclusivamente Italiani, era quanto di più spettacolare vi sia mai stato esposto. Si erano adunati sul campo centinaia dl aerei, tutti presentati in volo. Formazioni militari di varie nazioni (sei pattuglie acrobatiche estere, oltre una francese. si sono esibite), sfilate di reparti aerei della Armée de l’Air, velivoli di ogni genere e nazionalità, hanno costituito una rassegna d’eccezione in due giornate di eccezione.

A parte le sue caratteristiche di ordine tecnico, commerciale, propagandistico. il suo aspetto di confronto e di banco prova delle possibilità aerospaziali mondiali, con la presentazione finale, il Salone parigino ha dimostrato nel modo più evidente che l’aviazione è ormai una cosa viva, parte della nostra stessa esistenza, dell’organizzazione moderna delle nostre attività. Al di sopra di ogni preoccupazione é stato chiaramente mostrato a tutti che il velivolo è divenuto un protagonista indispensabile, e che solo ad esso è necessario trovare una stabilità nel nostro ordine ed equilibrio tecnico-produttivo per evitare sovrapposizioni e dispersione dl sforzi. Ovviamente questo aspetto della situazione non è affatto tecnico, anche se incide in tutti I campi, compreso quello tecnico, ma la sua soluzione non può neppure intravedersi attraverso manifestazIoni come quella che si è appena chiusa a Parigi. La lunga strada da percorrere è irta di difficoltà e rivalità, e non sarà facile trovare i necessari elementi dl concordia per riuscire a percorrerla senza combattersi, ma al contrario concentrando tutti gli sforzi.

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Foto principale da Flickr

da Renato Rocchi, La meravigliosa avventura – La storia del volo acrobatico, vol 3°, 1990, pp. 73 – 74

■ 20 giugno – aeroporto internazionale Parigi le Bourget
• “XXVI Salone Internazionale Parigi le Bourget”
• organizzazione: Comitato “Salone Parigi le Bourget”
• note: forte dell’esperienza logistica e operativa sofferta nella precedente edizione, la P.A.N. si rischierava fin da giovedì con 11 velivoli.

Un Salone sempre più importante a livello mondiale nel settore commerciale, con il solo difetto da parte dell’organizzazione: di pretendere il rispetto del secondo da parte del pilota presentatore; pena: l’atterraggio sull’alternato, cioè a Creil, con la cancellazione delle presentazioni “schedulate” per i giorni successivi.

Un danno incalcolabile per una Casa di Costruzioni Aeronautiche presente al Salone per ben figurare, ma ancor più per vendere il suo prodotto.

Per la prima volta era presente l’U.R.S.S..

Il 19 e il 20 giugno le giornate conclusive, il gran finale, con ben 150 presentazioni in volo e I’inserimento nei progrnmmi di 7 pattuglie acrobatiche che dovevano dare spettacolo nello spettacolo.

Nel primo pomeriggio di sabato, la FIAT presentava il suo “addestralore”: il G.91T.
Pilota: Cap. Italo Tonati. Tempo a disposizione: 6 minuti primi.

Il pilota mollava i freni allo scandire, da parte dell’operatore in torre, dell’ultimo secondo, ed entrava subito in presentazione con un “tonneau”… un “looping”… un “passaggio rovescio”… un “passaggio alla minima”… quando l’operatore in torre lo informava che aveva ancora 30 secondi per liberare la pista. Tonati in quel momento – si suppone – si doveva esser sentito in ritardo, e, per recuperare, si portava “sottovento”… stringeva per il “corto finale” con il carrello fuori e flaps… mentre l’operatore gli batteva i secondi: “… meno dieci.. meno nove… ” a cento metri dalla testata pista il G.91T andava “in stallo” e precipitava su un parcheggio macchine.

Italo Tonati neanche cercò di lanciarsi con il Martin Baker. Aveva sperato fino all’ultimo istante di tirarlo fuori, di farcela. Poi la fine.

Il Cap. Riccardo Peracchi in quel momento si trovava alla “posizione attesa”, pronto ad entrare in pista dopo l’atterraggio del G.91T.

Peracchi seguì momento per momento la manovra, con i secondi che gli scandivano in cuffia… poi quel “botto” infernale prima dell’inizio pista… Dopo pochi secondi ebbe dalla torre di controllo l’autorizzazione all”‘allineamento”… Peracchi entrò in pista… diede motore… e al via, decollò.

Fece la sua presentazione, sempre perfetto in ogni manovra, sempre superbo in ogni figura, fino all’atterraggio.

Al parcheggio “tagliò” il motore e, senza aprire il tettuccio. rimase lì dentro, nell’abitacolo, con il capo chino sul cruscotto, a piangere l’amico, il fratello Italo Tonati.

• programma: l’indomani il carosello delle sette pattuglie acrobatiche in rappresentanza:
– Inghilterra con le “Red Arrows” 7 GNAT – con i “Firbirds” 9 Lightning
– Svezia con l ‘”Haglind Aerobatic Team” 4 SAAB 105
– Italia con le “Frecce Tricolori” 9 G.91 PAN
– Stati Uniti d’America con i “Thunderbirds” dell’USAF 4+2 F 100 Ds – con i “Blue Angels” dell’US Navy 4+2 Tiger F 11 A
– Francia con la ‘Patrouille de France” 6 Fouga Magister

Alla P.A.N. gli organizzatori riducevano il tempo di presentazione da 22 minuti primi a 15 minuti primi, e niente è valso puntare i piedi. O prendere o lasciare! – questa la risposta degli organizzatori.

E Di Lollo ha dovuto ridurre il programma, spostando nel finale, in successione: l’ingresso “in linea di fronte”… “doppio tonneau”… sù per la sommità a “piramide”… 6000 piedi… apertura in nove direzioni… incrocio a quattro quote diverse… ricongiungimento a “rombo” di “9”… passaggio alla minima con i fumogeni tricolori e atterraggio in formazione di 5+4.
A tempo scaduto: pista libera.

Un meritato successo. La P.A.N. aveva saputo entusiasmare pubblico – oltre 150.000 persone – ed esperti, con perfette figure geometriche tracciate nel cielo di le Bourget, anche se, nel “doppio tonneau”, c’è stata quell’incertezza… un ritardo… un soffio che lasciò l’amaro in bocca a quei bravi ragazzi.

Nel dopo-show, la visita immancabile del Gen. Aldo Remondino e la stretta di mano ai protagonisti, con il grazie dell’anima del “Capo” e del “fratello maggiore” per una “performance” che aveva saputo esaltare e… una pulce nell’orecchio a Di Lollo: perché non inserire un solista per coprire i tempi morti dei ricongiungimenti e dei rientri?

Da quel momento Di Lollo era “comandato” a pensare ed a risolvere il problema… se voleva togliersi la pulce dall’orecchio…

La disposizione dei piloti nella formazione:

Cumin
Giardini – Linguini
Ferrazzutti – Schievano
Liverani
Meacci – Barbini
Anticoli

I piloti della PAN in attesa dell’intervento – Il passaggio in formazione dei “Thunderbirds”

Foto da airhistory.net di David Miller

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