Ultimo aggiornamento: 20 Maggio 2020

Morti un sottotenente e un maresciallo - Erano in volo di esercitazione - La nebbia causa della sciagura

da Corriere della sera, 17 settembre 1968, p. 19

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
Parma 16 settembre, notte. Due reattori F 84 F dell’ottavo stormo. di stanza all’aeroporto di San Giorgio di Cervia, si sono schiantati, disintegrandosi, questa mattina alle ore nove e venti, sul monte Sterparo, nell’alto Appennino parmense. Nella sciagura sono morti i piloti, sottotenente Domenico De Toma, di ventitrè anni, di Imperia, e maresciallo Giovanni Liverani, di trentasette anni. di Forlì.

L’incidente è avvenuto diciassette minuti dopo il decollo dei due aerei, dall’aeroporto di Cervia, mentre sulla provincia parmense c’erano densi banchi dl nebbia e cadeva la pioggia. I due piloti, partiti per un volo di addestramento a bassa quota, avrebbero dovuto tornare in breve tempo alla base. I banchi di nebbia, però, li hanno portati immediatamente fuori rotta e il loro volo si è concluso con uno schianto, contro la parete del monte Sterparo, alto 1300 metri.

L’impatto dei due velivoli ha aperto voragini di circa cinquanta metri di diametro, a nemmeno cento metri dalla cima del monte, ad una distanza l’uno dall’altro, di duecento metri circa. Alla torre di controllo di Cervia, l’interruzione del collegamento radio è stata avvertita verso le nove e venti, ora in cui anche alcuni abitanti della sperduta zona dell’Appennino parmense (la località dove è avvenuta la sciagura dista settanta chilometri da Parma, è coperta da una foltissima vegetazione ed è raggiungibile solo attraverso ripidi sentieri) hanno avvertito un boato che nessuno, mentre già a Cervia si temeva una disgrazia, ha pernsato di collegare a un disastro aereo.

Solo verso mezzogiorno, quando alcune guardie forestali, in giro di perlustrazione, hanno trovato un frammento di motore, si è pensato alla sciagura. Sono stati allora avvertiti i carabinieri della locale stazione e quindi il comando di Parma. La certezza della disgrazia si è avuta qualche ora più tardi, nel primo pomeriggio, allorché le prime pattuglie sono riuscite a raggiungere faticosamente la zona del disastro. Resti umani e dei due reattori, erano sparsi in un raggio di circa cinquecento metri e numerosi alberi erano stati sradicati. Su uno di questi alberi e stato trovato un paracadute, mentre un secondo era in uno dei due crateri scavati dallo schianto degli apparecchi.

Che si trattasse di due aerei militari, lo si è Intuito da un pezzo di ala di uno dei dite reattori, sul quale appariva la sigla di riconoscimento F.205. Sul posto sono giunti poco più tardi anche un medico, un cappellano militare e il vice-comandante dell’aeroporto di Cervia, tenente colonnello Danilo De Judicibus.

Le cause della sciagura sono state, a questo punto, definitivamente accertate. I due piloti hanno Incontrato un banco di nebbia in prossimità del monte e, quando sono usciti in zona di visibilità, la cima è apparsa loro di fronte a brevissima distanza. Il pilota del primo aereo ha tentato la cabrata, come mostra una lunga striscia sulla fiancata del monte, ma la manovra è stata inutile. Il secondo aereo si è invece schiantato in volo diretto contro la parete.

Al recupero delle salme e degli aerei, oltre al carabinieri di Parma, hanno collaborato numerosi civili della zona. (C. C.)

Un banco di nebbia ha causato la sciagura dei due jet militari

I piloti non hanno potuto mantenere la rotta - Difficoltosa l'opera di recupero

da Corriere d’informazione, 17-18 settembre 1968, p. 9

Parma, 17 settembre. Sono proseguite questa mattina all’alba da parte dl ufficiali dell’aeronautica militare e dei carabinieri dl Parma, nella zona del monte Sterpara, nell’alto appen-nino parmense, al confini con la provincia di Massa Carrara, le perlustrazioni e l’opera di ricupero dei resti del due piloti, il sottotenente Domenico De Toma, di 23 anni, da Imperia, e il maresciallo Giovanni Liverani, di 37 anni, da Forll, precipitati a bordo di due reattori F.84-S Thunderstrik.

La zona, teatro della sciagura aerea, è fra le più impervie ed è ricca di una foltissima vegetazione, per cui l’opera di ricupero, interrotta nel tardo pomeriggio di ieri a causa della fitta nebbia e della pioggia che cadeva incessante, si presenta difficoltosa, specie se si tiene conto che i due aviogetti si sono schiantati quasi alla sommità del monte, a un’altezza di circa 1300 metri.

È stato definitivamente accertato che la sciagura è dovuta a un grosso banco di nebbia che ha impedito ai due piloti, appartenenti al 101° gruppo dell’ottavo stormo di stanza a Cervia, e che erano decollati dall’aeroporto di San Giorgio alle ore 9.30 di ieri mattina, di mantenere la rotta. I due aerei si erano levati per un volo in formazione « a vista » e quindi mancavano di contatto radio. Questo particolare spiega perché, una volta entrati nel banco di nebbia, i piloti abbiano perso l’orientamento e si siano trovati a circa un chilometro e mezzo dl distanza dalla rotta che avrebbero dovuto seguire.

Questo leggero spostamento è stato loro fatale. Superato il banco di nebbia, si è infatti presentata davanti a loro la parete del monte Sterpara e, nonostante un disperato tentativo di cabrata, i due aerei si sono schiantati a una distanza di duecento metri l’uno dall’altro contro il monte. Erano le 9.20. Erano trascorsi, dal decollo dell’aeroporto cervese, esattamente diciassette minuti.

I segni della sciagura sono tuttora estesi per un largo raggio, circa mezzo chilometro. Al centro sono due grossi crateri del diametro di cinquanta metri. I resti dei due aviogetti che si sono disintegrati e dei due piloti sono sparsi un po’ dappertutto. Molti gli alberi sradicati.

Sono stati rinvenuti intanto i due paracadute. Uno era adagiato sul fondo di un cratere provocato dall’insabbiamento dl uno del due aerei e l’altro era finito tra i rami di un pino.

Una volta ricuperati i resti delle due salme, verranno trasportati a Parma dove si tenterà di procedere al riconoscimento dei cadaveri alla presenza dei familiari che dovrebbero giungere nel pomeriggio di oggi.

Inchiesta nel Parmense sulla sciagura aerea

da Corriere della sera, 18 settembre 1968, p. 7

Parma 17 settembre, notte. Sulla sciagura aerea avvenuta ieri mattina nell’alto Appennino parmense, nella quale hanno perduto la vita i piloti sottotenente Antonio De Torna e maresciallo Giovanni Liverani, appartenenti al 101° gruppo dell’ottavo stormo dell’aeronautica militare di stanza a Cervia, è stata aperta un’inchiesta. La commissione, capeggiata dal maggiore Ignazio Ciccia, comandante del 50° stormo dell’aeroporto San Damiano di Piacenza, si è recata oggi sul luogo del disastro e ha ispezionato a lungo la zona del monte Sterparo dove i due reattori sono precipitati disintegrandosi. I risultati hanno confermato che la sciagura è stata causata esclusivamente dai banchi di nebbia che ieri mattina gravavano sulla zona.

Nella giornata di oggi le salme dei due piloti sono state pietosamente ricomposte e si è proceduto al loro riconoscimento.

2 commenti

  1. Quella mattina si è sentito un gran boato …era una giornata grigia .. e nel pomeriggio si sparse la voce di che cosa era successo … non esistevano telefonini … brutta esperienza che mi è rimasta nella mente per anni e tutte le volte che passo davanti al monumento mi fermo …

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