Ultimo aggiornamento: 5 Febbraio 2025

Era diventato una sorta di icona dopo aver trascorso una vita tra aerei e piloti, si è spento martedì 23 luglio mattina nell’ospedale civile di Udine

da Messaggero Veneto, 24 luglio 2024, p. 24

UDINE. È morto a 95 anni l’ex comandante delle Frecce tricolori – nel 1968 e 1969 – Vittorio Cumin, generale in pensione dell’Aeronautica militare italiana. Si è spento martedì 23 luglio mattina, assistito dalla figlia Antonella, nell’ospedale civile di Udine, città in cui risiedeva.

Era diventato una sorta di icona nel mondo dell’aeronautica militare, dopo aver trascorso una vita tra aerei e piloti. Era entrato nella Pan nel 1962 e poi dal 1975 al 1981 era stato comandante dell’aeroporto di Campoformido.

Dopo aver frequentato le elementari a Romans d’Isonzo, le medie a Gradisca e il liceo classico a Gorizia, pareva destinato a fare il calciatore passando dalla Pro Romans alla Pro Gorizia, a fianco di Enzo Bearzot (allenatore campione del mondo nel 1982).

Lasciò presto il calcio per frequentare, nel 1952, il corso allievi ufficiali di complemento a Gioia del Colle per poi spostarsi fra Lecce, Brindisi, Amendola, Grottaglie.

Infine giunse a Ghedi (Brescia), schierato nella pattuglia acrobatica dei Diavoli Rossi capeggiati dal padovano Mario Squarcina, che Cumin aveva conosciuto a Romans dopo l’8 settembre 1943. E quando all’inizio degli anni Sessanta quest’ultimo ricevette dallo Stato Maggiore dell’Arma azzurra il compito di creare – con base a Rivolto – un’unica Pattuglia acrobatica nazionale, chiamò anche Cumin.

Il 95enne era una persona disponibile che non aveva mai dimenticato gli amici di Romans e per questo era particolarmente amato dai suoi concittadini.

Morto a 95 anni Vittorio Cumin, asso di Romans tra i fondatori delle Frecce Tricolori

di Timothy Dissegna
da goriziano.it, 23 luglio 2024 [ fonte ]

Un nome che resterà nella storia dell’aeronautica militare, partito dalla piccola Versa e finendo in mezzo alle nuvole. Quello di Vittorio Cumin è oggi impresso nel racconto degli assi italiani del volo, essendo tra i piloti che diedero vita alle Frecce Tricolori nell’ormai lontano marzo del 1962 [la PAN nasce nel 1961, ndr]. Ci arrivò grazie al suo mentore Mario Squarcina, capoformazione di quei Diavoli Rossi che già dalla fine degli anni Cinquanta incantavano il pubblico non solo nazionale, ma anche nel resto d’Europa e oltreoceano.

In quella formazione c’era già Cumin, spentosi questa mattina a 95 anni a Udine dove viveva da tempo. Il suo legame con la natia Romans d’Isonzo, però, non l’aveva mai abbandonato e proprio a Versa saranno celebrati i funerali, venerdì 26 luglio alle 16. La comunità renderà l’ultimo saluto a uno dei suoi più illustri compaesani, che ha solcato i cieli dopo aver scelto tra la passione di volare e il pallone. Da ragazzo, infatti, giocava nella Pro Gorizia che all’epoca militava in Serie C. «Credo che fece la scelta giusta» ricorda sorridendo l’amico e compagno nell’Aeronautica, Beppe Liva.

Diplomatosi al liceo classico di Gorizia, si era poi laureato in Ingegneria a Trieste e all’inizio degli anni Cinquanta ecco arrivare la possibilità di entrare in Aviazione. Dopo l’inizio con i mezzi antisommergibile giunsero i jet, venendo quindi inserito nella sesta aerobrigata di stanza a Brescia, allo scalo di Ghedi. Entrato nella squadra di Squarcina, diventò un elemento prezioso della formazione che si esibì anche negli Stati Uniti, tanto da essere chiamato dallo stesso ufficiale quando nacquero le Frecce. Dentro vi rimarrà fino al 1969, passando tutti i gradi: componente, capoformazione e comandante.

Fu anche a capo anche dello stesso aeroporto di Rivolto, prima di partire per Bruxelles per un ruolo nella Nato. Ritornato in Friuli, diresse anche lo scalo di Campoformido. Arrivata la pensione, accolta con i gradi di generale, per lui si sono spalancate le porte della scuola piloti dell’Aviazione libica che volava su mezzi italiani. Qui fu istruttore negli anni Ottanta, per poi ritornare in patria. «Non amava fare il pensionato» ricorda ancora Liva, anche lui ex comandante della Pan. Fu così che nel 1986 divenne gregario della pattuglia acrobatica civile Alpi Eagles.

Nel cuore, però, sono sempre rimaste le Frecce. Agli appuntamenti annuali che queste propongono, come la festa per gli auguri di fine anno o l’esibizione del Primo maggio, non era mai è mancato. Dapprima affiancato dalla moglie Angiolina Tellon e, da quando lei non c’è più, dalla figlia Antonella. Proprio per omaggiare la compianta moglie dell’ufficiale, nel 2013 i jet sfrecciarono nella volta di Romans in occasione del suo funerale. Ancora nessuno sa se tra qualche giorno quello spettacolo verrà replicato, anche se ora Cumin sicuramente vola in cieli ancora più alti.

Addio a Cumin, il "comandante" delle Frecce Tricolori

di Paolo Cautero
da Il Gazzettino, 24 luglio 2024, Udine VII

UDINE Vittorio Cumin è morto. E con lui se ne va tanta storia delle Frecce Tricolori.

Originario di Romans d’Isonzo – era nato il 23 luglio 1929 – era entrato in Aeronautica militare lasciando gli studi di ingegneria e una promettente carriera di calciatore.

All’inizio degli anni Novanta [sessanta, ndr] è approdato alla base di Rivolto dove stava costituendosi la Pattuglia acrobatica nazionale (da tutti note come Frecce Tricolori) e il maggiore Mario Squarcina – padre di questa formazione e che conosceva le sue qualità di pilota avendolo apprezzato quand’era ai Diavoli Rossi di Ghedi presso Brescia – l’aveva praticamente subito voluto accanto a sé. Cumin è così stato componente di questa squadra aviatoria di eccellenza dal 1962 al 1969, inizialmente con ll grado di capitano e ricoprendo in successione i ruoli di componente, poi capoformazione e quindi comandante.

E “Comandante” rimarrà sempre per quanti si sono succeduti nella base Rivolto perché Cumin aveva il carisma del leader, scevro da contorni militareschi, ma connotato invece da quelli di vero gentiluomo.

Molto stimato dagli alti gradi dell’Arma azzurra, ha avuto in seguito un incarico al comando Nato di Bruxelles per poi concludere la carriera militare comandando il Poligono di tiro dl Manlago e anche l’aeroporto di Campoformido.

Nel suo curriculum professionale figura, quando ormai andava considerato un “civile”, la consulenza per l’azienda aeronautica italiana Siai Marchetti che aveva fornito velivoli a Paesi africani come Libia e Burkina Faso. E Vittorio Cumin ha saputo farsi apprezzare ovunque per capacità, umanità e quale uomo dalle doti fortemente positive.

Due le donne della sua vita: la moglie bresciana Angiollna Tatò (scomparsa già qualche anno fa) e la figlia Antonella che lo ha curato in modo esemplare e fedele durante l’inesorabile declino fisico terminato ieri mattina quando, all’ospedale civile di Udine, se n’è andato per sempre con lei vicino.

Aveva 95 anni: tutti spesi bene, sempre nel segno della passione per li volo e per l’azzurro della sua Arma. I funerali di Vittorio Cumin, il “Comandante” per eccellenza delle Frecce Tricolori, si svolgeranno venerdì prossimo alle 16 a Versa di Romans d’Isonzo.
Paolo Cautero O RINICCULOPIMMUUATA FRECCE TRICOLORI Ila guidato il gruppo lasciando un segno indelebile

Ricordo del Gen. D.A. MARCO LANT
dal periodico del “Circolo della PAN”, n° 48, 15 ottobre 2024, p. 1

Ogni pilota delle Frecce Tricolori, ogni pilota dell’Aeronautica Militare, ogni aviatore deve per forza avere un ricordo del Comandante VITTORIO CUMIN. Un ricordo diretto o indiretto, consapevole o non consapevole.

Ma non è possibile non sapere chi è stato Cumin. Perché Vittorio è una di quelle persone che, in silenzio, con forza, con passione e con tenacia hanno fatto la storia della nostra Forza Armata.

Caro Vittorio, se cerco nei miei ricordi è indelebile quello di una serata organizzata per i 50 anni delle Frecce Tricolori nella tua Romans. Una serata in cui il tuo racconto, il racconto che facesti della tua vita aeronautica rapì i partecipanti. Con vivida memoria, con eleganza e con disarmante naturalezza ripercorresti la tua
epopea.

A cominciare dall’incontro con Mario Squarcina, nel settembre del ’43 quando, guardando un quattordicenne Vittorio Cumin, egli chiese all’allenatore del Romans “e quello chi è?”. Chi avrebbe detto che Squarcina si sarebbe poi ritrovato davanti quel ragazzo qualche anno dopo, a Brindisi come allievo pilota. Un allievo cresciuto poi sotto gli insegnamenti di piloti del calibro di Vittorio Pezzè.

La tua passione, la tua determinazione, la tua schiettezza e, soprattutto, la tua bravura ti hanno poi portato presto da Grottaglie a Ghedi e ti hanno proiettato a indiscusso protagonista della pattuglia dei Diavoli Rossi. E non è stato che l’inizio.

Il sodalizio e l’inossidabile amicizia con Squarcina hanno consentito poi tutti noi di vivere la nostra “meravigliosa avventura”. A essere parte di quelle Frecce Tricolori che voi avete immaginato, creato e plasmato e che sono ancora intrise del vostro genio.

Caro Vittorio, da allora sei sempre stato un confronto e un conforto per tutti quelli che ti hanno seguito. Sempre vicino alle tue Frecce sorretto e contornato dalla tua cara Antonella e, prima ancora dalla tua amata Angela. E chissà cosa avrai pensato in queste ultime settimane vedendo le Frecce Tricolori in America, 65 anni dopo il
vostro primo tour nel 1959!

Mi piace pensare che ora ricongiungi e ti riunisci agli amici che ti hanno preceduto e che, probabilmente, rivedendo Squarcina vi sentirete felici e soddisfatti come in uno dei voli più belli che tu ricordasti di aver volato con lui, quello al salone di Le Bourget del ’63. E magari, come allora, prima di mollare i freni ti chiederà “sei tranquillo?” e tu risponderai ancora “tranquillissimo”.
Cieli blu, VITTORIO

Ricordo del Col. Pil. (c) Assenzio Gaddoni
dal periodico del “Circolo della PAN”, n° 48, 15 ottobre 2024, pp. 2 – 4

… quale Presidente del “Circolo della P.A.N.” mi è stato assegnato il privilegio di ricordare il Gen. B.A. VITTORIO CUMIN, solo VITTORIO per gli “amici” delle “Frecce Tricolori”.

È un compito molto arduo riuscire a ricordare uno tra i più importanti personaggi aeronautici nella storia dell’Aeronautica Militare Italiana del dopoguerra che ha vissuto una lunga e “meravigliosa avventura” che molti già conoscono essendo stata pubblicata una sua narrazione nel 1° Notiziario del 2011 del “Circolo della P.A.N.”, dove racconta le tappe della sua “vita aeronautica” dal titolo: Vittorio CUMIN … la mia vita mai raccontata, in cui dopo il servizio in A.M.I., è riportata la sua attività aviatoria come “Istruttore di volo” prima presso l’Accademia Aeronautica Libica poi nel Burkina Faso, ed infine, ritornato in Italia, vola con diversi velivoli executive, terminando l’attività come “fanalino” nella Pattuglia Acrobatica civile Alpi Eagles.

Ma non è finita ….. nel 1998 è tra i “Soci fondatori” del “Circolo della P.A.N.”, naturale prolungamento delle Frecce Tricolori, e nel 1999 all’unanimità viene nominato Presidente dell’omonimo Circolo, che da buon “leader” sovrintende con la sua proverbiale pacatezza ed equilibrio. Poi, all’Assemblea Annuale dei Soci del 14 Aprile 2007, per problemi di carattere familiare, “con profondo dispiacere ed il cuore gonfio di tristezza rinuncia all’incarico di Presidente”.

Ma come si poteva non dare il “giusto” riconoscimento ad un “Pilota straordinario e strepitoso nell’arte del pilotaggio acrobatico” che, come SQUARCINA, rimarrà indelebile nella “Storia” dell’Aeronautica Militare, della Pattuglia Acrobatica dei “Diavoli Rossi” ed in particolare delle “Frecce Tricolori” … un “signor” Ufficiale che
ha sempre manifestato la sua “passione per il volo” con “olimpica calma” negli atteggiamenti e nei comportamenti, riconducibile ad un profondo stato di serenità interiore, arricchita altresì da una indiscussa obiettività ed oculatezza di giudizio … mai una critica denigratoria … mai una proposizione negativa verso chicchessia.

Doverosamente il “Circolo della P.A.N.” doveva identificarsi con un così grande personaggio; … pertanto, su mia proposta, l’Assemblea ha istituito all’unanimità la carica di “Presidente Onorario Decano” che è stata conferita, seduta stante, al Gen. B.A. VITTORIO CUMIN.

Partendo dal concetto che le storie degli uomini sono le cose più importanti perché le fanno restare dentro di noi, pongo alla vostra attenzione l’alta valenza del “personaggio aeronautico”, la sua attività di “eccelso Pilota” e non solo che è parimenti nota sia nell’ambiente aeronautico militare in Italia e all’estero” sia tra i civili
appassionati di “avvenimenti aeronautici”.

Mi preme solo evidenziare che il Gen. B.A. VITTORIO CUMIN occupa senza ombra di dubbio uno dei primi posti tra i maggiori protagonisti dell’Acrobazia Aerea collettiva del dopoguerra, infatti è stato “Gregario sx” dei “Diavoli Rossi” nel 1957-58 e nel 1959 in tournée negli U.S.A., poi alle “Frecce Tricolori” quale “Gregario sx” nel 1962, “Capo-formazione” dal 1963 al 1967 e “Comandante” dal 1968 al 1969.

Ma tutta la sua vita è sempre stata permeata da una fortissima e nobile “passione aeronautica” da additare quale esempio di altissimo sentimento del dovere, di perizia e di valore sia come Ufficiale sia come Pilota, sempre nella massima discrezione com’era nel suo stile.

Ci lascia una grande eredità professionale e soprattutto umana che non va dimenticata … è una eredità viva e attuale, a condizione che gli eredi vogliano fruirne.

VITTORIO … una vita a pilotare aerei … il volo era la magia che gli trasmetteva un flusso continuo dal cervello al cuore … volare è sempre stato un viaggio di emozioni che l’ha sempre accompagnato in tutti i voli e che lo rendevano felice! … il suo posto era “in volo”… per lui volare nel cielo blu è stata la ragione stessa di una vita dai
tanti capitoli … ora si è ricongiunto con i suoi colleghi che l’hanno preceduto, in primis MARIO SQUARCINA il suo “mentore” con il quale spunta una suggestiva e simbolica coincidenza, una sorta di magia che suggella un rapporto intimo invisibile, aver spiccato l’ultimo volo nello stesso giorno: il 23 luglio.

Ora vengo a te ANTONELLA … il tuo rapporto con “mamma” ANGELA e “papà” VITTORIO è stato speciale … ti sei presa cura dei tuoi genitori, un tempo porti sicuri in cui rifugiarsi, quando sono diventati fragili e bisognosi d’aiuto ed è altresì difficile da accettare: non siamo più noi ad aver bisogno d’aiuto … i ruoli si sono invertiti,
seguendo quell’inevitabile e strano percorso che la vita compie. Sono tanti i sentimenti che entrano in gioco: la nostalgia, la tenerezza, la devozione, il dolore, la frustrazione, la rabbia … ebbene, tu ANTONELLA sei stata eccezionale; li hai curati con un amore ineguagliabile e sono sicuro che loro ti stanno amorevolmente
sorridendo felici di avere avuto una “figlia” speciale. Nel ricordare che fino all’anno scorso partecipavi sempre con “papà” VITTORIO al pranzo che seguiva le Riunioni del Consiglio Direttivo del “Circolo della P.A.N.”, ti esprimo a nome di tutti i Consiglieri e Soci del Circolo il loro riverente affetto quale espressione del più profondo cordoglio. Mi permetto altresì di farmi tramite delle più sincere condoglianze, in questo momento di dolore per te ANTONELLA e per le FRECCE TRICOLORI, da parte di tanti Ufficiali e Sottufficiali che hanno avuto la fortuna di conoscere e lavorare per e con “papà” VITTORIO e che mi hanno espresso la loro vicinanza al tuo dolore.

La memoria del “grande” VITTORIO non deve essere cancellata !!!

Ricordo del Col. Pil. (c) Mario Antognazza
dal periodico del “Circolo della PAN”, n° 48, 15 ottobre 2024, p. 4

VITTORIO, il mio mito.

Da piccolo, infilato nelle mie braghette corte, curioso e avido di aeroplani, divoravo qualsiasi pubbliczione, libretti, articoli e foto che riguardassero il Volo. Tutti i piloti, per me, erano uomini eccezionali, impavidi, dai nervi saldi, capaci di controllare le emozioni e risolvendo, come per magia, le situazioni più disperate. Li immaginavo a bordo dei loro aerei, bardati con i caschi e tute spaziali, capaci di dominare le tre dimensioni dello spazio e di controllare la velocità.

È stato proprio leggendo uno di questi opuscoli che ho visto, per la prima volta, il nome di Vittorio Cumin. Era Immortalato, in una foto, accanto al suo aereo con il casco
sotto braccio. Era uno di quei leggendari uomini, miti nel mio immaginario!

Certamente non ho avuto la bravura e l’onore di indossare, come giustacuore sulla tuta da volo, lo stemma delle Frecce Tricolori, ma sicuramente ho avuto la fortuna di indossare la stessa divisa Azzurra e la stessa Aquila Turrita di Vittorio.

Ho avuto la fortuna di poter essere una di quelle milioni di persone che, con il naso all’insù e i brividi da pelle d’oca, seguivano le evoluzioni dei nove velivoli Azzurri che hanno contribuito a far grande la storia della nostra Aeronautica Militare, portando lustro alla nostra Bandiera in buona parte del mondo.

Oggi Vittorio ha raggiunto la “Grande Formazione” in quel caparbio e assordante silenzio che solamente le Grandi Persone Umili sanno sostenere.

VITTORIO, tu sicuramente mi stai guardando: sono sull’attenti e ti saluto alla visiera con il magone nel cuore!

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