Ultimo aggiornamento: 4 Marzo 2026
Intervista di Giacomo Avanzi andata in onda a “Di buon mattino”, TV2000, 2 marzo 2026
Il 1° marzo 1961 nascevano le Frecce Tricolori e noi oggi idealmente le facciamo sfrecciare nell’azzurro del cielo di “Di Buon Mattino” grazie al maggiore Leonardo Leo, a cui diamo il benvenuto. Trecentotredicesimo gruppo addestramento acrobatico delle Frecce Tricolori. Allora maggiore, ci accompagna all’interno di questa storia variegata ma che fa ancora parte del presente dell’Italia?
Il 1° marzo 1961 nascevano le Frecce Tricolori, che quindi ieri hanno compiuto 65 anni, e che hanno praticamente ereditato la storia del volo acrobatico che nasceva ben 40 anni prima a pochi chilometri da dove ancora oggi risiede la sede ufficiale del 313° Gruppo Addestramento Acrobatico, ovvero sulla aviosuperficie di Campoformido. Lì i pionieri del volo compresero l’importanza del volo acrobatico per sviluppare quelle capacità aviatorie che fossero necessarie per un feeling ottimale con l’aeroplano e comprendere quindi come utilizzarlo al meglio.
Un po’ di anni dopo, negli anni ’50, l’Aeronautica poi comprese l’importanza del volo acrobatico anche come strumento di propaganda, tant’è che ciascuna aviobrigata dell’Aeronautica Militare si dotò di una propria pattuglia e a turnazione queste pattuglie dimostravano le capacità di piloti e mezzi dell’Aeronautica Militare in giro per l’Italia e nel mondo.
Nel 1961 l’Aeronautica decide di fondare un vero e proprio reparto con la missione di rappresentare queste capacità. Nascono quindi sotto la denominazione ufficiale di 313° Gruppo Addestramento Acrobatico, più comunemente note come “Frecce Tricolori”.
Lei è Pony tre, primo gregario destro, l’ho detto giusto? Sì, corretto. Ci dice che cosa vuol dire?
Il nostro è un vero e proprio team in cui ciascuno di noi ha un ruolo importante. Il mio è quello di primo gregario destro, ovvero sono il gregario che è alla destra del capo formazione. Il mio ruolo, nello specifico, è quello di essere il più stabile possibile perché all’interno della formazione un errore compiuto nelle prime posizioni si propaga poi verso la parte più remota della formazione, quindi in fondo: un errore quindi commesso da me si amplifica man mano un po’ come un effetto frusta. Pertanto è necessario che io mantenga ben salda la concentrazione e sia piuttosto stabile nei comandi nel seguire quelli che sono gli ordini impartiti dal capo formazione.
Posso chiedere come è nata questa passione?
È nata un bel po’ di anni fa, quando erooo ancora un bambino, grazie ai miei due nonni, che inconsapevoli di quello che facevano, hanno un po’ instillato in me, in modo latente, questa passione. Il mio nonno materno, il nonno Pasquale, mi portava sempre ad un campo volo dove giravano degli aeromodelli. Invece il mio nonno paterno, appassionato di cinema, mi fece vedere da bambino “Top Gun” e da allora è rimasto nella mia testa. Quando poi ho dovuto scegliere cosa fare nella vita durante gli anni del liceo, supportato dalla mia famiglia, ho deciso di intraprendere questa carriera e sono riuscito a entrare nel 2010 in accademia aeronautica come ufficiale dei corsi regolari per diventare poi successivamente pilota militare.
Le Frecce Tricolori ci consentono sempre di alzare lo sguardo, di guardare oltre… Tutto questo immagino richieda parecchia precisione, meticolosità. Il vostro anno di lavoro è diviso in addestramento e stagione acrobatica. Ci accompagna all’interno del lavoro che fate?
Il nostro volo è il frutto di tantissimo addestramento che generalmente svolgiamo dal periodo che va da ottobre ad aprile, mentre nel periodo invece maggio-settembre è quella che definiamo la nostra stagione acrobatica. Nel nostro periodo d’addestramento ci sono nuovi innesti, ci sono dei cambi formazione, quindi l’addestramento riguarda un po’ tutti. Invece dal periodo di maggio a settembre la nostra stagione acrobatica, che idealmente ha come il primo maggio come capodanno di questa stagione, ci vede impegnati in giro per l’Italia e per il mondo per portare quelli che sono i nostri valori e per coprire col nostro tricolore i cieli di tutto il mondo.
Si parla di Frecce Tricolori, si parla di piloti, ma non sono gli unici ruoli che ci sono presenti.
No, il nostro è un team piuttosto variegato e in realtà quello che si vede in volo è soltanto la punta dell’iceberg. Al di sotto di quella punta c’è un grande numero di persone che lavora costantemente tutti i giorni per mantenere in efficienza i nostri aeroplani. Il nostro personale manutentivo è bravissimo a tenere l’efficienza degli aeromobili sempre piuttosto elevata. C’è un team di pubbliche relazioni, c’è un team di risorse umane, insomma ognuno ha un proprio ruolo, che in piccolo rappresenta un po’ quella che è la nostra forza armata e tutto il nostro comparto difesa.
C’è anche una presenza femminile che pian piano si è inserita nel corso del tempo?
Sì, la nostra forza armata e il nostro reparto sono sempre andati al passo con lo sviluppo tecnologico e quello che era un po’ il progresso in generale. Abbiamo da sempre avuto anche personale femminile nel nostro reparto, ad esempio nel reparto manutentivo e nelle pubbliche relazioni. Sicuramente avremo in futuro anche piloti di sesso femminile.
Che emozione è portare in qualche modo il tricolore nel cielo?
È un qualcosa che ci riempie d’orgoglio, ma soprattutto di grande senso di responsabilità. Portare i valori che incarna la nostra forza armata e il nostro comparto difesa, è molto importante per noi che richiede un grande sforzo di concentrazione e fisico anche dal punto di vista del volo che viene ripagato al meglio poi quando torniamo coi nostri aeroplani per terra e guardiamo l’emozione negli occhi delle persone che erano lì a guardarci.
Quali saranno, Maggiore, gli appuntamenti che contraddistingueranno la vostra stagione acrobatica?
La nostra stagione cambia regolarmente in modo da diversificare quella che è la nostra presenza sul territorio nazionale ed europeo. Tuttavia ci sono appuntamenti imperdibili come quelli istituzionali del 2 giugno e del 4 novembre. In realtà il primo appuntamento della stagione, che è anche per me uno di quelli più emozionanti, è il sorvolo sul giuramento degli allievi ufficiali dell’Accademia Aeronautica che avverrà a fine marzo.
Come mai è più emozionante?
Mi riporta ovviamente al momento in cui io ho urlato “Lo giuro” e ho visto sopra la mia testa il tricolore steso dalle Frecce Tricolori di quel tempo: ritornare nei panni di pilota sopra quelle braccia alzate è un motivo di grande emozione.
Noi poco fa abbiamo parlato di tennis, parlando dei grandi del tennis si diceva che occorre a un certo livello una disciplina mentale molto spiccata e molto precisa. Immagino che anche per quanto riguarda il volo ci sia naturalmente un addestramento che riguarda tutta una serie di cose tecniche ma anche mentali.
Il nostro volo è pura concentrazione. Siamo costantemente concentrati a mantenere una posizione e a essere il più stabili possibile per evitare poi di generare errori che possono subire gli altri. Quindi c’è una componente anche di fiducia reciproca, di voglia di eccellere ogni giorno, perché è difficile compiere un volo perfetto, anzi per me è quasi impossibile. Ogni giorno c’è da lavorare su qualcosa di diverso. È proprio quella voglia di perfezionarsi giorno dopo giorno che rende la nostra esibizione quella che poi riusciamo a vedere tutti i giorni.
Quali sono le variabili che noi che guardiamo da terra e guardiamo in su le Frecce Tricolori non riusciamo a capire? Cioè immagino che ci sia vento, condizioni atmosferiche…
Sì, il nostro volo, nonostante possa sembrare ripetitivo, in realtà per me è sempre diverso. E ciò che lo rende diverso è innanzitutto il luogo in cui viene eseguito, perché i nostri capi formazione, ovvero Pony 1 e Pony 6 utilizzano i riferimenti a terra per disegnare le traiettorie che noi gregari siamo chiamati a seguire. Questa è la prima più grande variabile. La seconda è quella meteorologica: il vento fa sì che questi capi formazione debbano variare le loro traiettorie in modo che siano sempre visibili allo stesso modo dal pubblico a terra e in particolare dal punto centrale dell’air show dove risiede il nostro comandante che da terra, in base alle condizioni, a come sta avvenendo il volo, ci dà delle correzioni da effettuare.
La cosa bella è che il vostro non è un volo singolo, è un volo in gruppo, quindi io mi immagino che anche il lavoro come team sia un qualche cosa di importante che fate.
Il nostro, al di là di essere un team che ha dei ruoli tecnici e istituzionali, è un vero e proprio gruppo, dove le persone condividono gran parte della loro vita, anche al di fuori del lavoro. Probabilmente questo è anche un po’ il nostro segreto, cioè l’essere affiatati al di là dei nostri impegni istituzionali e lavorativi, per creare quel feeling necessario in un volo in cui ci si comprenda e ci si aiuta a vicenda.
Un’ultima cosa: ci ha detto che ogni volo è diverso… possiamo immaginarlo a nostro modo… ma l’emozione del primo volo ancora la ricorda?
La ricordo ancora molto bene, sì, è indimenticabile. Ricordo i primi voli con ogni aeroplano con cui ho volato in modo particolare. Per me è stato come ricevere su ogni aeroplano un battesimo diverso e per me resteranno dei momenti indimenticabili.


